Euro digitale, l’appello di 68 economisti e accademici sulla sovranità monetaria europea
- Postato il 12 gennaio 2026
- Business
- Di Forbes Italia
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La nuova sfida europea in campo economico passa dalla sovranità monetaria. In una lettera indirizzata al Parlamento europeo, 68 economisti e accademici – tra cui il francese Thomas Piketty – hanno lanciato un appello affinché l’UE sostenga con decisione il progetto dell’euro digitale promosso dalla BCE. In caso contrario, avvertono, l’Eurozona rischia di “perdere il controllo” della propria moneta e di diventare sempre più dipendente dai grandi circuiti di pagamento statunitensi.
“Un euro digitale forte non è un optional, ma una salvaguardia essenziale della sovranità, della stabilità e della resilienza europee”, scrivono i firmatari nella lettera aperta, visionata dal Financial Times, diffusa alla vigilia di un’audizione chiave al Parlamento europeo. Senza citare esplicitamente il presidente statunitense Donald Trump, il testo fa riferimento a “recenti sviluppi” geopolitici che hanno reso questi rischi “più che ipotetici”.
La posizione del Consiglio europeo
Il Consiglio europeo ha già espresso il proprio sostegno al piano della BCE di lanciare un equivalente digitale del contante entro il 2029. Resta però incerto l’esito del voto cruciale dell’Europarlamento, atteso entro la fine dell’anno. Secondo gli economisti, la posta in gioco va ben oltre un dibattito tecnico: tredici Paesi dell’Eurozona non dispongono oggi di alcun sistema nazionale di pagamenti digitali e dipendono interamente da operatori come Visa, Mastercard e PayPal. Una dipendenza che espone l’Europa a influenze geopolitiche, interessi commerciali stranieri e rischi sistemici fuori dal suo controllo.
“L’Europa rischia di cedere l’elemento più fondamentale della propria economia: il denaro”, si legge nella missiva. “Un euro digitale pubblico solido è la nostra unica difesa”. Un messaggio che negli ultimi mesi è stato ribadito anche dalla BCE, sempre più esplicita nel collegare il progetto alla tutela della sovranità europea.
Le resistenze delle banche
Le pressioni maggiori contro l’iniziativa arrivano dal settore bancario. A novembre, 14 grandi istituti – tra cui Deutsche Bank, BNP Paribas e ING – hanno messo in guardia dal rischio che l’euro digitale finisca per indebolire gli sforzi del settore privato europeo nella competizione con i colossi statunitensi dei pagamenti. Il Comitato dell’industria bancaria tedesca ha definito il progetto “troppo complesso” e “troppo costoso”, sostenendo che offrirebbe “pochi benefici tangibili per i consumatori”.
Dietro queste critiche, secondo Hans Stegeman, capo economista della banca olandese Triodos Bank e tra i promotori dell’appello, si cela però un timore più concreto: la perdita dei depositi. In base ai piani attuali, ogni cittadino potrebbe detenere fino a 3.000 euro in un portafoglio digitale presso la Bce, risorse che non confluiranno più nei bilanci delle banche commerciali. Ciò ridurrebbe una fonte di finanziamento stabile e a basso costo, con possibili effetti a cascata sulla capacità di erogare credito, oltre a mancati ricavi e nuovi costi di implementazione e gestione. “Vogliamo un sistema finanziario al servizio della società e non il contrario”, afferma Stegeman, sottolineando come un’infrastruttura pubblica di pagamenti elettronici sia una componente chiave di questo obiettivo.
Un dossier politico aperto
Le riserve non provengono solo dal mondo bancario. Anche il relatore dell’Europarlamento sull’euro digitale, lo spagnolo Fernando Navarrete (PPE), spinge per una versione ridimensionata del progetto e per una coesistenza più ampia con le iniziative private, alcune delle quali già in fase di lancio.
A difendere la linea dell’Eurotower sarà il vicepresidente della BCE Luis de Guindos, atteso in audizione giovedì 15 davanti alla commissione economica del Parlamento europeo. Il messaggio di Francoforte resta invariato: accelerare sull’euro digitale serve a ridurre la dipendenza dai fornitori statunitensi. L’euro digitale, ribadisce la BCE, “affiancherà il contante, non lo sostituirà”, e sarà soggetto a limiti alle giacenze definiti entro un tetto politico condiviso e periodicamente rivisto per tutelare la stabilità finanziaria.
Il dossier si intreccia inoltre con una fase di transizione ai vertici della BCE. Giunto a fine mandato, De Guindos lascerà il suo incarico a maggio. Sei i candidati in corsa per la successione – Mario Centeno, Martins Kazaks, Madis Müller, Olli Rehn, Rimantas Šadžius e Boris Vujčić – chiamati a presidiare una partita destinata a protrarsi nel tempo. Anche se tutto dovesse procedere senza intoppi, la prima emissione dell’euro digitale arriverebbe due anni dopo, quando alla guida dell’Eurotower non ci sarà più nemmeno Christine Lagarde, il cui mandato scade nell’ottobre 2027.
Che cos’è l’euro digitale
L’euro digitale è una nuova forma di moneta che l’Unione Europea sta progettando per affiancare il denaro che già utilizziamo ogni giorno. Sarebbe l’euro in versione elettronica ufficiale, emesso direttamente dalla Bce, proprio come oggi vengono emesse banconote e monete. Non sostituirebbe il contante, ma lo completerebbe, offrendo un modo moderno e sicuro di pagare in un mondo sempre più digitale. A differenza dei soldi sul conto corrente, che sono depositi presso una banca privata, l’euro digitale sarebbe denaro pubblico, garantito dalla BCE. Questo significa che avrebbe sempre lo stesso valore dell’euro tradizionale e non sarebbe soggetto a rischi legati alla solidità delle singole banche. L’euro digitale non è uno strumento di investimento, non è volatile e non serve per speculare, ma per pagare.
Dal punto di vista pratico, l’euro digitale potrebbe essere utilizzato per fare acquisti nei negozi, online o per trasferire denaro tra persone, usando uno smartphone, una carta o altri dispositivi digitali. Un aspetto importante del progetto è l’attenzione alla privacy: l’obiettivo è garantire un livello di riservatezza simile a quello dei contanti, soprattutto per i pagamenti di piccolo importo. È prevista anche la possibilità di usarlo offline, senza connessione a internet, proprio per renderlo accessibile a tutti. L’idea di introdurre l’euro digitale nasce anche da esigenze più ampie. Da un lato, risponde al cambiamento delle abitudini dei cittadini, che usano sempre meno il contante e sempre più i pagamenti elettronici. Dall’altro, serve a rafforzare l’autonomia europea nei sistemi di pagamento, evitando una dipendenza eccessiva da grandi piattaforme private o da operatori extraeuropei.
L’articolo Euro digitale, l’appello di 68 economisti e accademici sulla sovranità monetaria europea è tratto da Forbes Italia.