Eugenio Giani e Movimento 5 stelle ai ferri corti in Toscana: al centro i costi di assessori e consiglieri

  • Postato il 10 febbraio 2026
  • Politica
  • Di Il Fatto Quotidiano
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Sull’accordo in 23 punti tra il centrosinistra di Eugenio Giani e il Movimento 5 stelle , siglato nell’agosto scorso, alita il vento della tensione politica. Motivo? L’ipotesi che il cambiamento dello statuto regionale (già approvato in prima lettura, ne servirà un’altra nelle prossime settimane per la conferma definitiva) introduca un nono assessore. Ad oggi non è possibile superare la soglia degli otto assessori, ma Giani ne vuole nove, e non è una richiesta di poco conto perché essa comporta l’aumento del costo di segretari e collaboratori. “Regione, staff da 5 milioni. Maxi contratto a Manzione. Ottanta persone a supporto degli organi politici della giunta Giani. L’ex comandante dei vigili di Firenze sarà segretaria generale del Consiglio”, titolava nei giorni scorsi La Nazione. Antonella Manzione è stata uno dei personaggi di punta del renzismo trionfante. Da responsabile dei vigili urbani di Firenze l’ex premier Renzi se la portò ai piani alti di palazzo Chigi ed ora rieccola a Firenze, segretaria generale del Consiglio regionale, in quota della presidente renziana Stefania Saccardi.

Al M5s non può che suscitare perplessità, diffidenza e mal di pancia l’odore di Casta che aleggia nei palazzi regionali. A rischio l’alleanza tra i 5stelle e il centrosinistra di Giani? Per ora nei palazzi della Regione prevale il silenzio. Ad un anno dalle elezioni politiche il Campo largo non potrebbe sopportare una crisi toscana. Da qui la richiesta da parte del gruppo M5s di una commissione ad hoc per rivedere lo statuto regionale nel suo complesso. E il capogruppo Luca Rossi Romanelli chiede di “aprire un confronto per evitare che all’aumento degli assessori corrisponda un aumento della dei costi della politica”. Come dire, vada pure per il nono assessore, ma senza aumentare i costi per le casse della Regione. Ma da questo orecchio Giani e il Pd non ci sentono, nel senso che non intendono tornare indietro: lo statuto va bene così e sarà confermato anche in seconda lettura.

“La temperatura politica è alta, ma nessuno ha interesse a rompere. Lo scontro è su un tema, i costi della politica, molto sensibile per noi”, spiegano in casa M5S. E pensare che una strada per contenere i costi della politica ci sarebbe, fanno osservare negli uffici regionali, ed è la modifica della legge regionale numero 3 del 2009. La quale indica che l’indennità di consiglieri e assessori è il 65% di quella dei deputati. Basterebbe ridurre questa percentuale per diminuire i soldi presi non solo dagli assessori ma anche dai consiglieri. Un bel risparmio per le casse regionali. Nel 2013 alcuni militanti del M5s si fecero promotori di una proposta di legge di iniziativa popolare, “Zero privilegi”, che prevedeva, tra l’altro, l’eliminazione delle diarie e dei rimborsi spese forfettari, a favore del rimborso delle spese documentate per lo svolgimento di missioni. E sopratutto l’indennità mensile di carica non doveva essere più parametrata su quella dei deputati, ma in misura fissa di 5mila e 700 euro mensili lordi. Risultato? Non se ne è fatto di nulla. E, chissà, il gruppo regionale del M5s, che ora fa parte del governo regionale, potrebbe riproporla.

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Il Fatto Quotidiano

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