Estorsioni a Cosenza, gli arrestati: «È Natale anche per i carcerati»

  • Postato il 9 gennaio 2026
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Estorsioni a Cosenza, gli arrestati: «È Natale anche per i carcerati»

Compagnia carabinieri Rende

Arrestati in due a Cosenza con l’accusa di aver messo a segno estorsioni aggravate con il metodo mafioso, disarmante la giustificazione: «È Natale anche per i carcerati»


COSENZA – La criminalità cosentina torna a colpire sul fronte delle estorsioni sul territorio della provincia di Cosenza. Due persone arrestate dalla Dda di Catanzaro. Nel mirino dei malviventi una ditta edile di Bisignano.
Le indagini oltre a fare luce sulla vicenda legata alla richiesta di denaro e alle intimidazioni subite dall’imprenditore ha anche delineato la nuova organizzazione della criminalità e in particolare del clan degli italiani di Cosenza che adesso è guidato da Rinaldo Gentile.

LE PERSONE ARRESTATE DEL CLAN DEGLI “ITALIANI”

A finire in carcere Emanuele Apuzzo e Davide Naccarato. I due, si evince dall’ordinanza, si sono recati più volte sul cantiere della ditta di Bisignano per chiedere denaro proprio per conto di Rinaldo Gentile del clan degli “Italiani”. Apuzzo e Naccarato hanno minacciato di danneggiare il cantiere dell’imprenditore di Bisignano se non avesse corrisposto il pizzo, “quantificato in 3.000 euro in contanti”. L’imprenditore in un primo momento aveva cercato anche di contrattare la somma di denaro chiedendo di poter pagare meno, non avendo ancora ricevuto i pagamenti per i lavori legati ad appalti comunali relativi alla realizzazione di opere di fognatura, del nuovo cimitero e di alcune rotonde stradali di Bisignano.

Apuzzo in tutta risposta lo aveva esortato al pagamento necessario prima delle festività perché «qua le mogli dei carcerati stanno venendo e giustamente è Natale anche per loro».

LA DENUNCIA DELL’IMPREDITORE DI BISIGNANO VITTIMA DELLE ESTORSIONI

L’uomo poi esasperato e preoccupato per la proprio incolumità e per quella della famiglia denunciava l’accaduto e si rivolgeva alle forze dell’ordine e alla magistratura. Da quel momento le indagini dei carabinieri del Nor di Rende guidati dal capitano Andrea Aiello con l’aiuto dello stesso imprenditore che riusciva anche ad effettuare le registrazioni degli incontri con gli estorsori.
Il blitz per l’arresto è scattato dopo l’incontro dell’imprenditore con Apuzzo, per la consegna del denaro (in questo caso delle banconote segnate e fotografate dai carabinieri).

Dopo aver intascato i soldi Apuzzo veniva fermato e arrestato dai carabinieri di Rende. Le forze dell’ordine riuscivano a incastrarlo proprio perché durante le perquisizione rinvenivano le banconote segnate. Anche Naccarato arrestato grazie al ritrovamento del denaro.
Il ruolo di Naccarato, hanno appurato le indagini, è stato quello di mettere in contatto Apuzzo con la vittima, per questa “attività” anzi per il “disturbo” aveva beneficiato di 500 euro.
Come detto secondo la ricostruzione delle Dda Apuzzo avrebbe agito per conto dei clan dominanti cosentini che avrebbero al momento come punto di riferimento Rinaldo Gentile, personaggio storico della ‘ndrangheta bruzia.

Questo si evince proprio dal fatto che Apuzzo si era presentato all’imprenditore proprio “a nome di Rinaldo di Cosenza” quasi come se fosse il suo braccio destro.

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