Esce La Grazia di Paolo Sorrentino: sei cose da leggere prima di andare al cinema

  • Postato il 15 gennaio 2026
  • Cinema
  • Di Il Fatto Quotidiano
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Tutti sull’attenti: passa il presidente Paolo Sorrentino. Se Checco Zalone è il premier guascone eletto a furor di popolo, ecco pronto il più classico richiamo all’ordine dal Colle. La grazia, undicesimo film del 55enne regista napoletano, esce nelle sale in queste ore con tutta la sua rassicurante mattarelliana estetica presidenziale (mentre per il premierato il cuore di Paolo batte per Draghi). Protagonista del film è Mariano De Santis (Toni Servillo, meritata coppa Volpi a Venezia 2025), ex giurista cattolico, ora presidente della repubblica indeciso (o forse già troppo deciso in partenza) nel non concedere la grazia a due assassini e nel non firmare la legge sull’eutanasia. Non preoccupatevi. Nessun cinema imbalsamato modello corazzieri del Quirinale (qui la nostra recensione da Venezia). Di sorrentinismo – sfiancante simbolismo, aforismi, formalismi – ce n’è per tutti i gusti: il papa nero in motoretta che si fa le canne, Guè Pequeno medaglia della presidenza della repubblica che canticchia tra gli stucchi, il coro degli alpini che canta e il videoclip ultramoderno. Ma è come se tutto venisse risucchiato dall’intimità fragile e nascosta del suo protagonista.

Sorrentino è un fragilissimo disilluso sentimentale

Inutile girarci attorno. In La grazia c’è quella cosa vibrante, profonda, personalissima, che oltre ai carrelli verso il vuoto, Sorrentino si porta dietro da L’uomo in più, facendola riemergere ogni tanto oltre la superficie dello stile. Nostalgia, dolore, fallimento, fatica di vivere. E il contenitore che la conserva si chiama poetica. Sorrentino però non la spiattella mai realmente sul naso facendo male allo spettatore (quando l’ha fatto con È stata la mano di Dio abbiamo urlato al capolavoro). Tutta l’enfasi espressiva del made in Paolo è come una cortina fumogena (molti la amano, altri la detestano) per covare continuamente sotto la cenere quell’anima inquieta, triste, depressa che ad esempio in La Grazia riaffiora. De Santis/Servillo, e ve lo dovrete mettere in testa subito, più che il robotico amato Draghi vive la lacerante incertezza di Lino Banfi in Spaghetti a mezzanotte: la sua amata moglie gli ha fatto le corna? E proprio per questo, in maniera ben poco “tecnica”, le scelte del presidente De Santis sono tutt’altro che ponderate, ma molto di pancia, anzi di cuore: il suo. Una grazia, del resto, non verrà concessa proprio perché quell’assassino che la chiede, secondo il Mariano che di problemini sentimentali in famiglia sembra averne avuti, non ha mai amato la donna che ha comunque ucciso.

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Il Fatto Quotidiano

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