“Ero nel bar tre giorni prima, il soffitto stava già cedendo e la schiuma era uscita dai pannelli”, il racconto di un testimone sul rogo di Crans Montana

  • Postato il 14 gennaio 2026
  • Cronaca
  • Di Il Fatto Quotidiano
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Il soffitto del bar “Le Constellation” stava cedendo già prima di prendere fuoco. Queste le rivelazioni di Samir, un testimone ascoltato dalla procura di Sion. L’uomo non era presente nel locale dove si è sviluppato il devastante incendio a Crans-Montana la notte di Capodanno ma tre giorni prima, la sera del 27 dicembre 2025, per motivi di lavoro. Dopo aver saputo della tragedia, si è presentato alla polizia. Dalle parole di Samir, presenti negli atti delle indagini, giovedì 27 era nel bar con “un amico proprietario di un’impresa di demolizioni, che mi fece notare che il soffitto stava cedendo“. L’uomo dice che “c’era una specie di schiuma sul soffitto. Notai subito che formava una sorta di onda, non ben aderente. Stava cedendo ed era visibilmente più bassa rispetto al resto”. A quanto sembra, la schiuma ricorderebbe “il materiale usato negli studi di registrazione, sono rimasto sorpreso di trovare schiuma acustica sul soffitto”.

Durante il suo interrogatorio, il proprietario del bar Jacques Moretti ha dichiarato di aver sostituito personalmente il fonoassorbente dal quale è scaturito il rogo. La schiuma sarebbe stata sostituita con una acquistata presso un negozio di bricolage di Hornbach. Diversi lavoratori del locale, però, hanno affermato di essere ben a conoscenza dei rischi associati all’utilizzo delle candele scintillanti a contatto con la schiuma. Sulla sicurezza del locale sono emersi diversi punti interrogativi, e alcune indiscrezioni circolate nei giorni successivi alla tragedia sono state confermate dalle indagini e dall’interrogatorio di Moretti. Nel locale era stata ridotta parte della scala che collegava il seminterrato al piano terra, mentre l’uscita di sicurezza era bloccata da un tavolino.

Altre testimonianze sono arrivate direttamente da persona presenti nel bar la sera dell’accaduto. Ferdinand ha raccontato: “Hanno avvicinato le bottiglie con i bengala al soffitto e tutto ha preso fuoco velocemente, sembrava un foglio di carta”. Il ragazzo, scampato alla tragedia, ha rivissuto i duri momenti di quella notte, in cui era presente nel locale insieme alla sua ragazza. Afferma di non essere riuscito – avendo solo una bottiglietta d’acqua – a spegnere l’incendio, che si propagava velocemente. Una volta visto il fumo si è rannicchiato. “Ho sentito un’ondata di calore passarmi sopra la testa, mi sono ustionato la nuca. Il calore era accompagnato da un rumore, come un grande sibilo, un rombo. Non riuscivo a respirare, non c’era più ossigeno. Mi sono aggrappato alla gamba di un tavolo. La porta era aperta e, passando sotto, sono riuscito a uscire”. Dopo essere uscito, ha fatto ritorno nel locale per cercare i suoi amici, ma – dopo aver portato fuori un ragazzo completamente ustionato – non è potuto rimanere nel locale per via delle fiamme e del fumo che ormai imperversavano.

Matilde, sedici anni, ha raccontato di essere riuscita a entrare avesse detto ai buttafuori la sua età: “Il mio amico Jérémie aveva le mani ustionate e la pelle a pezzi”, ha detto. Il pompiere Steven ha raccontato le informazioni avute dopo il suo intervento: “Un uomo mi ha detto che hanno voluto fare uno show con le bottiglie e tutto il bar è esploso. Un uomo ferito si è avvicinato a me, chiedendomi di curarlo. Aveva gravi ustioni al viso. Era il caos. Il fumo si riversava ovunque. Al piano interrato l’uscita di emergenza era tenuta ferma da uno sgabello”.

Non solo operatori e presenti, ma anche residenti che sono intervenuti dopo aver saputo dell’incendio. Una di loro racconta: “Il traffico era bloccato, ho lasciato la macchina sul marciapiede e sono corsa con l’estintore verso l’ingresso. Non c’era fuoco, né fiamme. Solo un denso fumo nero. Ho fatto quello che pensavo fosse giusto”. Dopo essere entrata, la donna afferma di non aver visto nulla ma non era la sola, perché dalle sue parole “con l’aiuto di un uomo ho iniziato a trascinare le vittime fuori. L’abbiamo fatto per quattro volte. Fino al momento in cui non siamo più riusciti a vedere nessuno a causa del fumo. Stavamo iniziando a inalarlo anche noi”.

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