Erion, l’azienda italiana che raccoglie più di 200.00 tonnellate di rifiuti elettronici all’anno

  • Postato il 10 febbraio 2026
  • Di Panorama
  • 2 Visualizzazioni

L’economia circolare, almeno in Italia, continua a essere una promessa differita. Lo certificano i numeri di Erion WEEE, il Consorzio del Sistema Erion che gestisce i Rifiuti di Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche domestici: nel 2025 sono state raccolte 244.000 tonnellate di RAEE, un peso equivalente a 678 Airbus A380, con una crescita del tre per cento rispetto all’anno precedente. Un risultato che potrebbe sembrare incoraggiante, se non fosse che il traguardo fissato dall’Unione Europea resta un miraggio lontano.

Con Erion grande passo in avanti, ma serve fare di più

I numeri di Erion WEEE raccontano l’eccellenza di un sistema che funziona, ma anche i limiti di un Paese che fatica a colmare il divario con l’Europa. Il maggiore incremento si è registrato nel Raggruppamento R4 (piccoli elettrodomestici, dispositivi elettronici, giocattoli elettrici) con un balzo del 19 per cento. Seguono il Raggruppamento R2 (lavatrici, forni, lavastoviglie) con 117.000 tonnellate e un aumento del 3,5 per cento, e il Raggruppamento R1 (freddo e clima) con 78.700 tonnellate raccolte, in crescita del 2,3 per cento. In controtendenza il Raggruppamento R3 (televisori e monitor), in calo del 7,5 per cento con 26.000 tonnellate, e il Raggruppamento R5 (sorgenti luminose), che si ferma a 237 tonnellate con un calo del 4,5 per cento.

Dal trattamento di questi rifiuti, Erion WEEE ha ricavato oltre 215.000 tonnellate di materie prime seconde, tra cui 130.000 tonnellate di ferro (il peso di 18 Torri Eiffel), 5.600 tonnellate di alluminio (350 milioni di lattine), 6.000 tonnellate di rame e quasi 31.000 tonnellate di plastica. Un tasso di riciclo dell’88 per cento che si traduce anche in benefici ambientali concreti: evitate 815.000 tonnellate di emissioni di anidride carbonica e risparmiati oltre 333 milioni di kWh, pari ai consumi domestici annui di una provincia come Viterbo.

Cosa serve per invertire la rotta

«Con questi livelli di raccolta è impossibile ipotizzare investimenti industriali significativi per il riciclo delle Materie Prime Critiche», denuncia Giorgio Arienti, Direttore Generale di Erion WEEE. «Così facendo condanniamo il Paese a una dipendenza strutturale dai Paesi terzi, rinunciando di fatto a qualsiasi ambizione di autonomia strategica». Oggi gli impianti italiani si limitano a separare i componenti ricchi di materiali preziosi come le schede elettroniche, che vengono poi esportati verso Paesi dotati di tecnologie avanzate per il loro trattamento, in particolare la Cina. Un modello che non genera valore industriale sul territorio nazionale e perpetua una subalternità difficile da giustificare in un’epoca di tensioni geopolitiche crescenti. Per invertire la rotta serve un intervento normativo deciso, capace di rendere il conferimento dei RAEE più semplice e accessibile per i cittadini. Solo così l’Italia potrà trasformare un segnale positivo in una vera svolta.

Autore
Panorama

Potrebbero anche piacerti