Epstein Files, Downing Street nel caos: si dimette il capo comunicazione di Starmer, William rompe il silenzio

  • Postato il 9 febbraio 2026
  • Di Panorama
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La pubblicazione dei nuovi Epstein Files continua a produrre onde d’urto che attraversano governi, diplomazie e famiglie reali. Nel Regno Unito l’epicentro è Downing Street, dove il premier laburista Keir Starmer si ritrova a fronteggiare una crisi politica che non nasce da un atto diretto, ma da una catena di relazioni e nomine che oggi appaiono politicamente esplosive.

A rassegnare le dimissioni è stato Tim Allan, direttore della comunicazione del primo ministro, veterano della strategia mediatica già vicino a Tony Blair negli anni Novanta. “Ho deciso di farmi da parte per permettere la costruzione di un nuovo team a Downing Street”, ha dichiarato, in una formula che nel lessico politico britannico suona come un passo indietro necessario per alleggerire la pressione sul vertice. È il quarto direttore della comunicazione a lasciare dall’insediamento di Starmer, un dato che racconta più di qualsiasi analisi la fragilità dell’equilibrio interno.

Le dimissioni arrivano a poche ore da quelle di Morgan McSweeney, capo dello staff del premier, travolto dallo scandalo legato a Peter Mandelson, figura storica del New Labour ed ex ambasciatore britannico negli Stati Uniti, finito sotto accusa in un’indagine di Scotland Yard per i suoi rapporti con Jeffrey Epstein. La questione non riguarda soltanto il passato di Mandelson, ma la scelta politica di averlo ricollocato in un ruolo diplomatico di primo piano nonostante legami già noti e discussi.

Downing Street, tuttavia, ha fatto sapere che Starmer non intende dimettersi e resta “concentrato sul suo lavoro”. Una linea di resistenza che verrà messa alla prova questa sera, quando il premier parlerà ai deputati laburisti nel tentativo di ricompattare il gruppo parlamentare e ricostruire la fiducia interna. L’opposizione conservatrice, guidata da Kemi Badenoch, chiede apertamente che il primo ministro “si assuma la responsabilità” e lasci l’incarico.

La famiglia reale rompe il silenzio

Se la crisi politica si muove sul terreno delle responsabilità istituzionali, quella simbolica tocca direttamente la monarchia. Per la prima volta dall’ultima ondata di rivelazioni negli Stati Uniti, il principe di Galles Prince William e Catherine Middleton hanno diffuso una nota ufficiale in cui esprimono “profonda preoccupazione” per le continue rivelazioni emerse dagli Epstein Files e sottolineano come il loro pensiero sia “rivolto alle vittime”.

È una presa di posizione misurata ma significativa, perché rompe il silenzio che finora aveva caratterizzato i membri più in vista dei Windsor su una vicenda che coinvolge direttamente l’ex duca di York, il principe Andrea, già escluso dalla vita pubblica dopo lo scandalo legato ai suoi rapporti con Epstein. Nei giorni scorsi anche King Charles III era stato contestato durante una visita pubblica, segno che la pressione dell’opinione pubblica non si limita alla politica ma investe l’intero establishment britannico.

Maxwell, il Congresso e l’eco americana

Sul versante americano, Ghislaine Maxwell, ex compagna e collaboratrice di Epstein, è attesa per un’audizione a porte chiuse davanti alla Commissione di vigilanza della Camera, anche se il suo legale ha già confermato che si avvarrà del diritto di non rispondere. Intanto, negli Stati Uniti continuano a circolare nuove ipotesi sul ruolo internazionale del finanziere, rilanciate da parte della stampa e da commentatori conservatori, mentre il Washington Post riferisce che i legali di Epstein, già nel 2011, avevano chiesto alla Cia documenti per chiarire un’eventuale affiliazione con l’agenzia, ricevendo una risposta che non confermava né smentiva.

La vicenda, che da anni attraversa tribunali e prime pagine, si trasforma così in un prisma che riflette fragilità politiche, imbarazzi diplomatici e interrogativi mai del tutto sopiti sui rapporti tra potere, finanza e relazioni internazionali.

Un governo sotto pressione

Per Starmer, la sfida non è soltanto mediatica ma strutturale: dimostrare che il Labour al governo può garantire trasparenza e responsabilità senza essere risucchiato dall’ombra lunga del passato. Il rischio, in caso contrario, è che lo scandalo Epstein diventi il detonatore di una crisi più ampia, capace di erodere la credibilità costruita in mesi di lavoro.

La serata a Westminster dirà se il premier riuscirà a contenere la frattura o se le dimissioni già arrivate rappresentano soltanto il primo capitolo di una fase politica più turbolenta. Nel frattempo, il messaggio più netto, almeno simbolicamente, arriva da Kensington Palace: al centro devono restare le vittime. Tutto il resto – governi, incarichi, carriere – viene dopo.

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Panorama

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