Energia nucleare, pregiudizi in bilico
- Postato il 31 marzo 2025
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Il Quotidiano del Sud
Energia nucleare, pregiudizi in bilico
Lo scenario: sul nucleare ancora pregiudizi. In Italia rinnovabili punto fermo, ma le sfide restano costi e indipendenza. Le indagini di Project Tempo, Ipsos per Legambiente e SWG per iWeek
«Se potessi scegliere, metterei i pannelli solari ovunque. Non è solo questione di risparmio: così facendo, mi sentirei parte di qualcosa di utile, di un cambiamento tangibile a vantaggio di tutti», racconta Marco, 34 anni, ingegnere di Bologna. Da mesi segue con interesse tutto ciò che riguarda l’efficienza energetica e valuta l’installazione di un impianto fotovoltaico.
Laura, 56 anni, insegnante in provincia di Milano, confessa di aver cambiato idea sul nucleare: «Penso ancora che il futuro debba essere solare ed eolico, è lì che dobbiamo puntare. Però dopo l’ultimo inverno, tra bollette impazzite e timori di carenze energetiche, ho iniziato a informarmi anche sul nucleare. Non è che adesso mi convinca del tutto, ma credo che serva almeno aprire un dibattito serio, senza pregiudizi. Restare fermi per principio, oggi, forse non ce lo possiamo più permettere».
Giorgia, 24 anni, studentessa a Napoli, è invece netta: «Il futuro deve essere pulito, il clima è già abbastanza fuori controllo. Non possiamo continuare a usare sistemi del passato per problemi di oggi. Le rinnovabili devono essere la priorità».
Le loro voci trovano eco nello studio condotto da Project Tempo, organizzazione indipendente che tra agosto e settembre 2024 ha analizzato il rapporto degli italiani con le principali fonti energetiche, rivelando un dato interessante: l’88% degli italiani è favorevole a nuovi investimenti nelle rinnovabili, superando persino la media europea.
Ancor più sorprendente è l’atteggiamento verso il nucleare: il 62% degli elettori dei partiti di governo si dice favorevole alla costruzione di nuove centrali. Anche tra gli elettori indecisi, il 51% è favorevole, e il dato sale al 71% tra chi si colloca sia nell’area del centro-destra che del centro-sinistra. Il Movimento 5 Stelle resta l’unica forza politica con una posizione nettamente contraria, mentre il Partito Democratico mostra aperture, pur senza una linea definita.
Il commento di Maximo Miccinilli, consulente di Project Tempo, sintetizza bene la sfida politica: «Tra le diverse energie rinnovabili e le nuove tecnologie disponibili per affrontare il cambiamento climatico, i dati di Project Tempo mostrano che la maggioranza degli elettori indecisi in Italia sta diventando più aperta all’energia nucleare. I dati evidenziano progressi chiari verso una maggiore accettazione del nucleare in Italia».
«È interessante notare che il Partito Democratico, tradizionalmente contrario al nucleare, mostra una crescente apertura verso questa tecnologia pur mantenendo una certa ambivalenza. L’unico partito opposto resta il M5S, che potrebbe non avere il potere di bloccare una decisione nazionale di reinvestire nel nucleare. Tuttavia, non può essere solo un ‘piano Meloni’ per salvare l’Italia dai blackout, ma deve diventare un programma nazionale per i prossimi 30-50 anni. Se i dati mostrano una crescente apertura nell’elettorato italiano, un eventuale dibattito sui costi del nucleare potrebbe, però, influire significativamente sulla sua adozione, in particolare se sarà percepito come troppo oneroso. Questo potrebbe indebolire il dibattito e influenzare chi ancora non è convinto».
In parallelo, altri studi restituiscono un’immagine più complessa. Secondo l’indagine Ipsos per Legambiente (novembre 2024), l’81% degli italiani è contrario al ritorno del nucleare, in aumento rispetto al 75% di giugno. Il 41% non accetterebbe una centrale vicino casa, e solo il 14% degli intervistati si considera informato sul tema. A fare la differenza sembra essere il livello di informazione: tra chi conosce bene le rinnovabili, cresce anche l’interesse per le Comunità Energetiche Rinnovabili, con una percentuale che sale al 37%.
Tra i due poli si collocano i risultati del sondaggio SWG per iWeek, che registra una spaccatura: il 50% degli italiani è favorevole al nucleare, con picchi tra gli uomini (57%), nel Nord-Ovest (57%) e nei piccoli centri urbani (55%). Un’Italia divisa, che però condivide una certezza: le rinnovabili non sono più un’opzione, ma una direzione.
Lo conferma anche il dato, registrato dall’indagine Ipsos già citata, secondo cui il 52% degli italiani ritiene che la transizione energetica serva a ridurre la dipendenza dall’estero, mentre per il 35% rappresenta l’opportunità di autoprodurre energia e diventare più indipendenti. Il 26%, infine, la collega direttamente alla riduzione del costo in bolletta: la sostenibilità, quindi, è anche una questione economica.
Sul piano geografico, una maggiore apertura al mix energetico si registra nel Nord Italia, dove la cultura industriale e le esigenze di continuità energetica sono più pressanti. Le regioni del Sud e le Isole sono, invece, orientate con più decisione verso eolico e solare, anche per le opportunità occupazionali e infrastrutturali che offrono.
In questo scenario, lo studio di Project Tempo ha il merito di aver rimesso al centro una questione essenziale: non si tratta solo di scegliere una fonte o l’altra, ma di capire come si costruisce oggi il consenso attorno a un futuro energetico sostenibile. Perché se le rinnovabili sono ormai patrimonio condiviso, il vero punto è decidere con quali strumenti e con quali priorità affrontare le prossime sfide.
Nel nostro Paese le rinnovabili sono ormai una certezza collettiva, mentre il nucleare – pur divisivo – inizia a essere valutato con meno pregiudizi.
La sfida, ora, è trasformare questa consapevolezza in politiche sostenibili e lungimiranti. Ed è proprio su questa che si giocherà la credibilità energetica del Paese.
Il Quotidiano del Sud.
Energia nucleare, pregiudizi in bilico