Energia, le lezioni che la guerra ci insegna
- Postato il 4 marzo 2026
- Esteri
- Di Libero Quotidiano
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Energia, le lezioni che la guerra ci insegna
L’attacco di Stati Uniti ed Israele contro l’Iran viene dal cielo ma piomba dritto sui mercati e quindi in bolletta. Il prezzo del gas alla borsa di Amsterdam ci tocca da vicino. Ieri giornata di passione. Il prezzo ha registrato aumenti di oltre il 25%. In America invece solo del 5%. Provando a volare un po’ più in alto, quali lezioni trarne? Filiere lunghe problemi larghi. Ricordate il mito deljust in time inventato dai giapponesi? Negli anni 90 erano loro i cinesi. Non c’era una business school che una che non studiasse il Giappone. Perché immobilizzare capitali preziosi in costosi magazzini quando puoi comprare ciò che ti serve quando ti serve.? Eravamo tutti in pace. Oggi non è più così.
Lo chiamano reshoring. Vincono le filiere corte. Soprattutto quando i Paesi nel mondo litigano fra loro, come appunto oggi Autosufficienza energetica? Un valore! Nel 2008 mentre tutti parlavamo di mutui subprime, non ci siamo accorti della rivoluzione copernicana in atto negli Stati Uniti. Producevano il 60% del petrolio estratto in Arabia Saudita ed oggi ne producono il 60%. Ma in più. Gli Stati Uniti sono il primo produttore al mondo di petrolio. Altro che finanza, Apple ed intelligenza artificiale. L’energia in quanto tale è il nuovo oro. Ci serve quasi come il pane. Anche perché senza energia il pane non lo fai. Vince chi produce tanta energia e a basso costo. Più che chiedersi come, serve domandarsi come fare ad averne. In finale se vuoi avere una bolletta ragionevole, serve aumentare l’offerta a parità di domanda.
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Densità energetica. Ovvero la maggiore quantità possibile di energia nel più piccolo spazio possibile. Tradotto? L’impianto nucleare di Hanbit, in Corea del Sud produce in un anno 43 Twh di energia. Otto centrali di queste darebbero all’Italia l’energia che le serve. Per avere la stessa energia con un parco di pannelli solari dovremmo piastrellare 842 km quadrati. Hanbit non arriva a due. Anche il carbone ha un suo perché. Si proprio lui. Quello brutto e nero tipo Calimero. Lui in realtà era piccolo non brutto. Il tanto bistrattato carbone è ancora oggi la prima fonte utilizzata per produrre energia elettrica al mondo. Un terzo della corrente viene dal carbone. Ora che il gas scarseggia potremmo tranquillamente farne lavorare cinque di impianti in Italia. Se marciassero al 95% del potenziale- anziché al 5% come oggi - produrrebbero oltre 50 Twh di energia. Il 16% del fabbisogno. Chi lo fa guadagna.
Buco nell’acqua. Di acqua ce n’è tanta peccato sia salata. L’Italia produce e installa impianti di desalinizzazione in tutto il mondo. C’è il timore che l’Iran ne possa colpire diversi fra quelli installati nei paesi del Golfo. Mica abbiamo sete solo di petrolio. Il capitalismo di Stato. Nessuna nostalgia dell’Iri, o forse si. Intanto il governo degli Usa ha abbandonato il ruolo di semplice regolatore per diventare investitore diretto. Mette sul piatto trenta miliardi per estrarre e lavorare i minerali critici. Lo fa prestando soldi, acquisendo partecipazioni dirette (come fosse un fondo di private equity) ed assicurando commesse ad un prezzo superiore a quello di mercato. Obiettivo: colmare il divario con Pechino. Si ritorna lì... filiere corte e zero problemi Sotto terra c’è l’oro e non solo!
Anche solo inseguendo la follia del Green New Deal avremmo dovuto capirlo. Volete l’auto elettrica? Preparatevi a scavare. Si torna in miniera. Lo scrive Giovanni Brussato nel suo Cina la nuova egemonia. La guerra dei metalli rari. Chi scava vince e fa bei soldi Materie che vanno sapute lavorare. Non sarà il business del futuro. Non sarà sexy ma sempre business è. Il vero collo di bottiglia, come spiega l’analista Gianclaudio Torlizzi di T Commodity, non è tanto trovarli questi minerali (che poi detto fra noi sono rari perché nessuno li ha mai cercati sul serio), quanto raffinarli e lavorarli. Serve acqua e standard ottimali anti inquinamento. Sicuro di voler far fare questo lavoro agli indiani? Anche i rifiuti. Sotto terra tutto ha senso. Oro, minerali critici ma anche rifiuti gettati in discarica. Ricordate le polemiche sul termovalorizzatore di Acerra? Brucia 730mila tonnellate di rifiuti in un anno. Il 60% di ciò che va in discarica.
Produce energia elettrica che basta a 200mila famiglie ed intorno le api ci fanno il miele. Perché non fare i soldi così? Tante guerre regionali con l’illusione di morti zero. I droni utilizzati come proiettili. Altro che caccia guidati da piloti. I più economici costano 20mila euro. Ma devi spendere l’ira di Dio per fermarli. I droni rendono la guerra più “democratica”. Anche chi ha pochi mezzi con i droni se la gioca. L’Ucraina in quattro anni di guerra ci ha costruito una filiera. Noi come siamo messi? Quel che viene dall’America. No, non vogliamo fare gli amerikani. Di cazzate ne hanno fatte tante. La cultura woke è roba loro. Ogni due anni votano e quasi mai chiedono un documento di identità per votare. Hanno le macchine per il conteggio dei voti e conoscono i risultati dopo mesi. Non tutto ciò che viene dall’America ha senso. Ma tutto ciò che ha senso viene da là. Bussola da tenere d’occhio. Quel che viene dalla Cina? I cinesi copiano e quando lo fanno superano chiunque. Se qualcosa arriva da lì è già troppo tardi. Hanno vinto loro. Vale il detto di sempre: l’America inventa, la Cina copia e l’Europa regolamenta.
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