Energia, crescono le rinnovabili ma le emissioni restano elevate

  • Postato il 9 gennaio 2026
  • Di Panorama
  • 2 Visualizzazioni

Presentata lo scorso novembre nel corso dell’evento “Ecomondo” tenutosi a Rimini, la “Relazione sullo Stato della Green Economy 2025” offre un quadro in chiaroscuro dello stato della green economy in Italia. Come si legge in una nota stampa pubblicata sul sito ufficiale degli Stati Generali della Green Economy, “nel 2024 le emissioni di gas serra diminuiscono troppo poco; aumentano i consumi finali di energia per edifici e trasporti e si importa troppa energia dall’estero”. 

Di contro, “la produzione di energia elettrica da rinnovabili è arrivata al 49% di tutta la generazione nazionale di elettricità”. In aggiunta, l’Italia conferma i progressi relativi all’economia circolare; cresce l’agricoltura biologica (+24% nel 2024) e, in generale, “le città italiane mostrano vivacità nella transizione ecologica”.

Il ruolo centrale della transizione energetica

Nel corso della kermesse è intervenuto Edo Ronchi, presidente della Fondazione Sviluppo Sostenibile (promotore dell’evento insieme al Consiglio Nazionale della Green Economy). “Alla luce dell’impatto positivo dei progetti finanziati dal PNRR” – ha dichiarato – “riteniamo che all’Italia non convenga arretrare sulla transizione ecologica. Senza il PNRR, il PIL nazionale sarebbe in fase di stagnazione o, addirittura, in recessione. Per l’Italia, che è al centro dell’hot-spot mediterraneo dove le temperature aumentano al doppio del ritmo mondiale, la transizione energetica è di vitale importanza”.

L’Italia” – ha commentato il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica Pichetto Fratin – “ha le carte in regola per porsi tra le nazioni che guidano la transizione energetica europea in maniera realistica e pragmatica. L’Europa deve investire in innovazione, crescita sostenibile e sicurezza energetica”.

Transizione energetica e sostenibilità (economica e ambientale)

Come si può notare dalle parole sia di Ronchi che di Pichetto Fratin, la transizione green è strettamente correlata alla sicurezza energetica e, più in generale, alla sostenibilità. Quest’ultima non riguarda solo l’impatto sull’ambiente delle attività umane (imprese, servizi e utenti privati residenziali) ma anche i costi a carico degli utenti finali.

Tale transizione, secondo la relazione stilata dagli Stati Generali, “sta attraversando una fase difficile, con spinte verso una retromarcia”, in un contesto internazionale che vede, da un lato, “una radicale iniziativa contro le misure climatiche ed ecologiche della nuova Presidenza Trump” e, dall’altro, la Cina che “sta accelerando la sua massiccia espansione di produzioni green”. Tanto basta per apprezzare la complessità di una sfida globale coinvolge numerosi attori; tra questi, si legge nella relazione, l’Europa èparticolarmente esposta e vulnerabile agli impatti della crisi climatica” che, assieme al precario equilibrio geopolitico dovuto al perdurante conflitto in corso in Ucraina, influisce negativamente anche sulle dinamiche dei mercati energetici.

L’Italia, da questo punto di vista, rappresenta un ‘caso’ esemplare; nel nostro paese, i prezzi dell’energia elettrica, oltre ad essere particolarmente volatili, sono tra i più alti del continente. I fattori che contribuiscono a questo stato di cose sono diversi ma, su tutti, spicca la marcata dipendenza dal gas (il vettore energetico più utilizzato per produrre elettricità). A riguardo, è ancora presto per valutare gli effetti del passaggio da quello russo – le cui importazioni sono diminuite drasticamente dall’inizio della guerra – a quello importato dagli USA.

Di riflesso, diventa fondamentale alimentare la transizione energetica per implementare una maggiore differenziazione del mix energetico nazionale e, contestualmente, ridurre le importazioni. Tali iniziative hanno anche lo scopo di ridurre i costi dell’energia, soprattutto per i consumatori privati, spesso alle prese con bollette altalenanti e imprevedibili.

Non stupisce, al contempo, come la recente evoluzione del mercato (con la fine del regime tutelato), intersecandosi con una crescente consapevolezza verso la sostenibilità ambientale da parte dei consumatori, abbia contribuito ad una maggiore diversificazione delle offerte commerciali. Un valido esempio, in tal senso, è offerto dal modello innovativo implementato da Reset Energia, che si è inserita nel mercato italiano con una proposta piuttosto distante da quelle tradizionali. L’azienda, fondata da Anass Tai e Tommaso Calemme, offre un servizio di fornitura a canone mensile fisso, ovvero a fronte del pagamento di un importo ‘tutto compreso’ che include non solo la quota consumi ma anche le imposte, l’IVA e gli oneri generali e di sistema. L’ammontare del canone varia in base a tre diverse fasce di consumo; l’utente, pertanto, può scegliere in anticipo quanto pagare ogni mese e quanta energia elettrica avere a disposizione per sé e il proprio nucleo familiare. L’approccio di Reset, in linea con le direttrici di sviluppo che guidano l’evoluzione del mercato energetico, non perde d’occhio la sostenibilità: il fornitore distribuisce energia pulita al 100%, prodotta da fonti rinnovabili certificate mediante Garanzie d’Origine.

I dati sulla Green Economy in Italia

Come già accennato, il mercato energetico non vive di vita propria ma risente, in positivo o in negativo, dell’influsso di numerosi fattori. L’avanzamento della cosiddetta “Green Economy” e della transizione energetica sono certamente tra i più rilevanti. Ma qual è lo stato dell’arte dell’economia verde nel nostro paese? Dal rapporto pubblicato dagli Stati Generali emergono luci e ombre; dal 1990, si legge, “le emissioni di gas serra si sono ridotte complessivamente del 28%”. Un risultato degno di nota ma che, al contempo, come osservano gli autori del rapporto, “rende l’idea di quanto sia ardua la sfida di tagliare almeno un altro 15%, target minimo europeo per l’Italia, nei sei anni che rimangono da qui al 2030” anche se, dal 2005 in poi, “l’intensità carbonica ha iniziato a ridursi più velocemente”.

Inoltre, dopo il dato record del 2023 (in cui si era registrato un taglio delle emissioni di ben 28 tonnellate di gas serra rispetto all’anno precedente), il 2024 “non ha confermato questo trend e si è chiuso con un taglio di poco più di 7 milioni di tonnellate, meno di un -2% su base annua”. Per rispettare gli obiettivi nazionali relativi al burden sharing europeo – spiega il rapporto – l’Italia dovrebbe ogni anno raddoppiare la performance dello scorso anno. Purtroppo, anche i primi mesi del 2025 sembrano confermare la tendenza al rallentamento sul taglio delle emissioni; secondo le stime dell’ENEA citate nel rapporto, “il primo semestre del nuovo anno vede addirittura una inversione di tendenza e, dopo due anni e mezzo di progressiva riduzione, un aumento delle emissioni di anidride carbonica del +1,5%”.

Anche sul versante della produzione energetica e lo sviluppo delle rinnovabili, i dati sono in chiaroscuro: l’ENEA stima che il (lieve) calo dei consumi sia trainato dalla crescita delle rinnovabili (+10% rispetto al 2023), in particolare l’idroelettrico (+30%) e il fotovoltaico (+19%), in grado di compensare il leggero calo dell’eolico (-5%). L’Italia, però, “rimane fra i Paesi europei con la più alta dipendenza energetica dall’estero”, malgrado tale dipendenza, tra il 2023 e il 2024, si sia ridotta del 7%. L’aggiornamento normativo sulle rinnovabili potrebbe arrestare tale tendenza, tant’è che già nel 2024 la Russia è tornata nella top 10 dei paesi da cui l’Italia importa combustibili fossili; i primi restano l’Algeria (16%) e l’Azerbaigian (14%).

Infine, il rapporto evidenzia una frenata nella crescita delle rinnovabili; nell’ultimo decennio, si legge, “i consumi finali soddisfatti dalle fonti rinnovabili in valore assoluto sono cresciuti in Italia di circa il 9%, a fronte di una media europea di oltre il 38%”. In generale, è soprattutto nell’ultimo triennio che si registra una decisa accelerazione, foraggiata anche dai rincari dei prezzi dell’energia; “il settore si è finalmente sbloccato e nel 2024 sono stati installati 7,5 GW di nuovi impianti eolici e fotovoltaici”. Il dato colloca l’Italia al terzo posto in valore assoluto, davanti a Polonia e Francia e subito dietro la Spagna e fotografa un andamento “incoraggiante” che, purtroppo, sembra non proseguire nel 2025: i dati Terna, infatti, dimostrano un rallentamento (-17%) delle installazioni di eolico e fotovoltaico rispetto al primo semestre dell’anno precedente.

Autore
Panorama

Potrebbero anche piacerti