“Emanuela Orlandi è stata rapita dagli uomini dell’Entità, il movente è nel segreto di Fatima. Non tornerà mai a casa, ma sta benissimo”: il nuovo videomessaggio di Alì Agca
- Postato il 2 aprile 2025
- Crime
- Di Il Fatto Quotidiano
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“Chi ha rapito Emanuela Orlandi?” esordisce così, Ali Agca nel suo ultimo video pubblicato dal giornalista Fabrizio Peronaci nel gruppo Facebook “Giornalismo investigativo”.
Il videomessaggio di Agca
Ecco quanto ha dichiarato l’ex lupo grigio nel suo ultimo videomessaggio: “Per capire, occorre vedere meglio chi ha rapito il quarto uomo del Kgb nell’estate 1985, fra luglio e agosto, colonnello Vitaly Yurchenko. Fu rapito da uomini dell’Entità, servizio segreto vaticano, insieme a uomini della Cia e dei servizi segreti italiani, stordito e rapito nei Musei Vaticani” (Fonte: Fanpage). L’ex terrorista turco che attentò alla vita di Papa Giovanni Paolo II il 13 maggio del 1981, inserisce il mistero della cittadina vaticana scomparsa il 22 giugno del 1983 in un contesto internazionale, negli anni della Guerra Fredda, precisamente nell’ultima fase delle tensioni geopolitiche tra il blocco comunista e i Paesi del Patto Atlantico. E aggiunge: “Poi (il quarto uomo del Kgb) è stato portato via con aereo segreto della Cia a Langley, quartiere generale della Cia, con approvazione del presidente Reagan e con benedizione del papa polacco (papa Wojtyla, ndr). Il capo della Cia William Casey ha incontrato diverse volte il quarto uomo, colonnello Yurchenko, e ha offerto diversi milioni di dollari soltanto perché (quest’ultimo, ndr) venisse al mio processo per accusare il Cremlino come il mandante dell’attentato al Papa e accusare il governo bulgaro di esecutore dell’attentato: un evento immenso”. Ma l’ex lupo grigio aggiunge poi che a quello che lui definisce un evento immenso questo quarto uomo dei servizi segreti sovietici sarebbe riuscito a sottrarsi, quando in questo stesso video dichiara: “Il colonnello del Kgb ha respinto categoricamente; poi ha trovato qualche modo per liberarsi dalle mani della Cia e rifugiarsi nell’ambasciata sovietica a Washington. Il presidente Gorbaciov per non danneggiare quel tempo di rapporti migliori con Occidente non ha ingrandito il caso, ha fatto dimenticare”.
Il legame con il caso Orlandi
Cosa è accaduto, dopo, secondo Alì Agca? E come questa vicenda di tensioni internazionali coinvolgerebbe la scomparsa di Emanuela Orlandi? “La stessa manovalanza – ha aggiunto il turco – su ordine del vertice vaticano, cioè servizi segreti Entità, Cia e una parte dei servizi italiani, ha rapito Emanuela Orlandi e gestito la fase successiva. Quindi Emanuela, anzi, suor Emanuela di Fatima, possiamo chiamarla così, sta in un convento di clausura. Probabilmente non tornerà mai a casa, ma sta benissimo… Spero che papa Francesco possa rivelare la verità”, ha aggiunto prima di concludere con un suo ricordo di Giovanni Paolo II: “Ricordo anche il papa polacco, onesto, dignitoso, che non c’entra niente con nessuna infamia sessuale…”. L’ultimo riferimento è a quanto dichiarato da Marcello Neroni (ex socio di Enrico de Pedis) nell’audio “Vatican Shock” pubblicato sul blog “Notte Criminale”.
Le dichiarazioni precedenti
Da anni, ormai, Agca irrompe con i suoi video in cui diffonde le sue suggestive versioni di questa oscura vicenda. Già lo scorso giugno, aveva fatto un riferimento alla cosiddetta “entità” che cita anche in quest’ultimo video. “Emanuela Orlandi fu rapita da entità. Entità è il nome di un servizio segreto. È anche il nome di satana”, aveva detto. E poi perché si rivolge alla cittadina vaticana scomparsa citando Fatima? Agca ha già collegato in passato il mistero della scomparsa di Emanuela Orlandi al segreto di Fatima, sostenendo che: “Il mistero di Emanuela Orlandi non è mai comprensibile se non all’interno del segreto di Fatima che è l’unico movente del rapimento. La scomparsa è avvenuta proprio nell’anno 1983, Anno Santo. È stato il Vaticano a rapire Emanuela. È una cosa allucinante, ma è l’unica verità questa”, aveva dichiarato in passato. L’uomo è inoltre convinto che la “Vatican Girl” sia segregata da 42 anni in un convento dell’Austria (o almeno questa una delle sue ultime versioni) “con la protezione di un governo cattolico”.
Agca e l’attentato al Papa
Ancora oggi, a distanza di 44 anni ci si chiede chi ci fosse dietro Memhet Alì Agca, chi abbia armato il turco per tentare di eliminare il Papa Polacco nel maggio del 1981 in Piazza San Pietro. Ci si chiede altresì, se Agca abbia agito da solo o se l’uomo facesse parte di un disegno internazionale in quegli anni, quelli della già citata Guerra Fredda. Secondo il giudice che indagò all’epoca su questi eventi, Ilario Martella, le responsabilità erano da rintracciare nella cosiddetta “pista bulgara” che poi cadde per insufficienza di prove. Intanto, proprio su quest’argomento, verrà presentato domani alla Camera dei Deputati il libro del ricercatore e scrittore milanese Ezio Gavazzeni dal titolo “Il Papa deve morire”, pubblicato da Paper First. Il testo racchiude quasi 500 documenti desecretati su quei tre colpi di pistola con cui Agca provò ad eliminare Karol Wojtyla. Nel suo libro, Gavazzeni collegherebbe l’attentato al Papa all’esercito segreto di liberazione dell’Armenia, il cosiddetto “Asala”.
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