Educatori al posto delle maestre negli asili comunali, Genova inclusiva: “Non soluzione tampone ma una resa”
- Postato il 13 gennaio 2026
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- Di Genova24
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Genova. “Le affermazioni dei sindacati e la soluzione improvvisata di “tappare i buchi” usando gli educatori sono un insulto alle famiglie e una discriminazione palese nei confronti dei minori con disabilità”.
A scriverlo in una nota stampa Marco Macrì, portavoce di Genova Inclusiva, l’associazione che da anni si batte per i diritti delle persone con disabilità, che commenta l’esito della riunione tra sindacati e civica amministrazione incentrata sull’intervento per provare a compensare l’emergenza maestre per le scuole dell’infanzia.: “Non siamo di fronte a una fatalità – continua Macrì – ma a una scelta politica precisa che ha portato anche a manifestazioni con la scorsa giunta. Esistono — ed esistevano già con la normativa precedente — figure pienamente abilitate a ricoprire il ruolo di insegnante nei nidi e nelle scuole dell’infanzia, come chi possiede il diploma di dirigente di comunità. A Genova ce ne sono molte: professioniste che per anni sono state tenute nel limbo del precariato, mai stabilizzate, poi costrette a cambiare lavoro. Ora si fa finta che non esistano.”.
“Nel frattempo si pensa di spostare educatrici ed educatori — spesso già sottopagati e forniti tramite cooperative esterne — per coprire ruoli che non sono i loro. Il risultato? Un gioco delle tre carte che penalizza tutti, ma soprattutto chi non ha voce: i bambini e le bambine più fragili che già in estate senza questa brillante idea vengono discriminati. Le educatrici sono già poche e dovrebbero seguire minori con bisogni complessi e disabilità diverse. Se le si usa come tappabuchi, a pagare il prezzo più alto saranno proprio quei bambini che avrebbero bisogno di più tempo, più competenze e più continuità, non di meno. C’è perfino un disegno di legge fermo al Senato che potrebbe rimettere ordine in questo caos, ma viene ignorato. Più comodo fare finta che l’unica soluzione sia abbassare gli standard. Questa del comune di genova non è una soluzione tampone ma è una resa. E chi la chiama “soluzione” dovrebbe avere almeno il pudore di non parlare di inclusione. Perché togliere risorse ai più deboli non è inclusione: è una vergogna”.