Ecco perché Abu Dhabi è la nuova frontiera delle smart city
- Postato il 26 gennaio 2026
- Attualità
- Di Artribune
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Pensare ad Abu Dhabi evoca subito ricchezza, lusso e un landmark urbano scandito dai grattacieli e dal circuito di Formula 1, ma oggi la capitale degli Emirati Arabi Uniti pare decisamente virare verso un orizzonte culturale ed eco-sostenibile per quanto riguarda i suoi traguardi dell’immediato futuro. Contrariamente alla rivale Dubai, metropoli di quattro milioni di abitanti ancora legata ad un’economia alimentata dai primati e dal turismo internazionale di lusso, la città del Golfo Persico si presenta, per le sue più modeste dimensioni di estensione e popolazione, come la nuova smart city del mondo arabo.

Abu Dhabi è sempre più green e cosmopolita
Ingenti sono gli investimenti governativi sull’elettrico e le infrastrutture green: ne è un esempio Masdar City, un ambizioso progetto di distretto sostenibile e a emissioni zero firmato da Foster and Partners, che seppur incompleto è già all’avanguardia in termini di una mobilità collettiva fatta da veicoli elettrici e privi di conducente realizzati in partnership con industrie del Giappone. Altro fulcro del nuovo approccio green è il sole che qui è una vera risorsa in termini di fonti di energia rinnovabili, tanto da dare il nome all’intero quartiere di Asshams, sorto sull’unione di più isole artificiali affacciate sul mare e collegate tra loro da ponti, il cui orizzonte firmato dagli edifici residenziali dello studio olandese MVRDV punta su pannelli fotovoltaici e l’eolico in nome di un’architettura bioclimatica. A tutto ciò si unisce la gestione dei data centers e lo sviluppo della rete 5G che, con le app istituzionali del Ministero dell’Istruzione e della Cultura permette direttamente da cellulare la gestione in totale autonomia delle iscrizioni scolastiche o universitarie di ogni residente, locale e straniero. Ad Abu Dhabi, infatti, si respira un’aria cosmopolita: molti i cittadini occidentali, tanto da esserci la sede della CNN Academy, ma forte è pure la presenza della comunità bengalese e pakistana, pacificamente integrata grazie al collante religioso ma, soprattutto, di quella filippina che qui gode di particolari vantaggi e vanta addirittura specifiche catene di markets, ristoranti ed ospedali, il tutto in un melting pot che rende la vita quotidiana serena e sicura.
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L’arte e il nuovo Cultural District di Abu Dhabi
Oltre alla contaminazione sociale e tra natura e tecnologia, un altro perno della dinamica locale è sicuramente la cultura. Nella cornice intima del rinnovato spazio dell’Abu Dhabi Cultural Foundation trovano spazio le opere dell’artista Mohamed Ahmed Ibrahim con il progetto curatoriale Two Clouds in The Night Sky, che s’interroga sul ruolo dell’atto espositivo e gesto interpretativo alla ricerca di nuove relazioni, e un calendario fitto di eventi che vedrà in scena il balletto Romeo e Giulietta di Prokof’ev, la fiera del libro a febbraio e il Festival di Hal Hosn in primavera. Costruire il futuro partendo dal passato, dalla sua conservazione e valorizzazione, è il fil rouge che è alla base del restauro del forte di Al Alqsa, antico caravanserraglio che tornerà a breve a splendere in mezzo ai grattacieli del centro in un dialogo dove archeologia e modernità convivono raccontando la città attraverso i suoi strati. Ma tutta l’attenzione è concentrata sulla zona di Saadiyat Island il suo cultural district, con la recentissima apertura dello Zayed National Museum, monumentale opera architettonica passata dalla progettazione di Zaha Hadid a quella di Norman Foster. Negli spaziosi ambienti del primo piano troviamo documenti che aderiscono alla storia e alla cultura locale, la cui salvaguardia è ribadita nell’UNESCO Intangible Cultural Heritage e un particolare focus sul ruolo femminile sia in ambito familiare che domestico e letterario. Ne sono prova i reperti tessili di crine di cammello e palma intrecciata per le tende beduine, che il primo volume di racconti scritto nel 1600 da una donna, la poetessa Selma Biut Al Majidi ibn Daher, il tutto supportato in modo fondamentale da un allestimento che immerge lo spettatore in una “soglia del visibile” nella quale il confine tra opera e spazio diventa vago, e quasi impalpabile, immerso nel bianco della location.
Il meglio dell’architettura locale e internazionale ad Abu Dhabi
Il museo promette di essere il cuore pulsante della zona, che vede già la presenza del celebre Louvre Abu Dhabi di Jean Nouvel e del Team Lab Phenomena, un centro immersivo di storia naturale che con le sue forme ondulate ricorda la sinuosità delle dune del deserto. A coronamento di quella che pare già essere una mèta del turismo intellettuale internazionale ci sarà poi nel 2026 l’inaugurazione del Guggenheim, ultima opera a firma dello scomparso Frank Gehry, con le sue forme destrutturate degradanti verso la spiaggia e il waterfront circondato dal parco tra piante rare e gazzelle. Nell’ambito di spazio e società e riflettendo sul ruolo dell’architettura come dispositivo di relazione, Abu Dhabi non è però solo una città di nuovi edifici, come testimoniano alcune costruzioni in cemento armato di chiaro richiamo brutalista realizzate da architetti locali come nel caso del Saeed Al Kalili building di Farouk El Gahary o l’Obeid Al Mazrouei che ricorda la Nakagin Capsule Tower, la celebre costruzione metabolista di Tokyo progettata da Kishō Kurokawa e definitivamente smantellata nel 2023.
Abu Dhabi. Oltre i clichés e gli stereotipi
Abu Dhabi, città sociale, conviviale, ricca di spazi verdi dove si radunano e incontrano generazioni e culture diverse, dove le persone si muovono a piedi o in monopattino nell’anello di percorsi ciclabili che circondano tutta la capitale. Qui anche le donne si stanno velocemente emancipando dall’idea di famiglia gerarchizzata e sempre più spesso si vedono alla guida di taxi o dietro a un desk manageriale, fiere della loro libertà di uscire da sole fino a tarda sera, con vestiti all’occidentale e dove non sono rare le coppie dello stesso sesso che, seppur senza ostentazione, passeggiano a due passi da una moschea o facendo shopping nei mall aperti fino a tarda notte. Abu Dhabi, città dei profumi che, secondo la tradizione beduina sono segno di rispetto e benvenuto per il prossimo, capitale che ospita nel suo tiepido inverno il torneo internazionale di tiro con l’arco e il campionato panarabo di volo del falcone, il cui addestramento si tramanda di generazione in generazione e di cui era un appassionato anche Federico II di Svevia, lui che parlava arabo e che con la Pace di Giaffa fu precursore di un dialogo pacifico tra religioni e genti.
Abu Dhabi città della poesia, dove la tradizione familiare s’impone e si comunica oltre che nei versi e nel passaggio dall’oralità alla scrittura anche nell’innovazione pratica, come nel caso della famiglia Zayed, considerata padre della patria per potere ed ingegno, a cui il popolo è grato per l’attività d’innovazione idraulica che ha trasformato un’arida oasi del deserto in una ricca capitale che, sebbene non priva di contraddizioni, non vive di solo petrolio e raffinerie. Abu Dhabi, città capace di muoversi oggi tra passato e futuro mettendo in relazione memoria storica e nuovo materiale espressivo ed architettonico in favore di un approccio cooperativo che mette al centro sostenibilità, estetica e business. In questo modo ridefinisce un nuovo orizzonte sociale, che non celebra solo la ricchezza ma fa tesoro dei rapporti tra individuo e collettività, raccontando come si possa rispondere ai bisogni contemporanei in termini di accessibilità e integrazione aldilà di ogni retorica e stereotipo, insistendo sulla responsabilità politica e sociale che la tecnologia e l’architettura possono e devono assumere nel tempo presente.
Francesca Pompei
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L’articolo "Ecco perché Abu Dhabi è la nuova frontiera delle smart city " è apparso per la prima volta su Artribune®.