“È stata la cosa più bella che potesse capitarci”: l’emozione dei genitori di Sammy Basso per l’inaugurazione della scuola intitolata a suo nome
- Postato il 1 aprile 2025
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- Di Il Fatto Quotidiano
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Lunedì 31 marzo, a mezzogiorno, nel cuore di Montenero di Bisaccia, in Molise, è stata svelata la targa in pietra che ufficializza l’intitolazione dell’Istituto Omnicomprensivo a Sammy Basso. Per la prima volta in Italia, adesso una scuola porta il nome del giovane scienziato e biologo molecolare affetto da progeria e scomparso lo scorso 6 ottobre a soli 29 anni. Sammy aveva trasformato la sua condizione in una missione, dedicando ogni istante alla ricerca e alla sensibilizzazione su questa rara malattia genetica.
La targa è stata scoperta ieri dalla madre di Sammy, Laura Lucchin, che ha partecipato alla cerimonia insieme ai familiari arrivati appositamente dal Veneto. L’emozionante momento si è svolto davanti alla sede centrale dell’Istituto Omnicomprensivo, in piazza Giovanni XXIII, nel cuore di Montenero di Bisaccia, un piccolo comune molisano. Collegato in videoconferenza c’era anche il ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara: “Questo istituto, che da oggi si chiamerà Sammy Basso, ha saputo cogliere la sfida che avevo lanciato alle scuole italiane: Sammy è stato un protagonista meraviglioso, una testimonianza straordinaria. Dobbiamo – proprio in una scuola, proprio nelle scuole – ricordare questa sua testimonianza. Tutti noi abbiamo imparato molto dal dottor Basso, da Sammy Basso”.
“Siamo sempre stati felicissimi di avere Sammy come figlio, anche se non è stato semplice mai. Ma era la cosa migliore che ci fosse per noi. Aver avuto Sammy con noi per quasi 29 anni è stata la cosa più bella che potesse capitarci”. Hanno raccontato Amerigo Basso e Laura Lucchin, i genitori di Sammy Basso. Poi hanno concluso così: “Sammy aveva una malattia rara, con un’aspettativa di vita oggettivamente bassa – spiegano – eppure ha scelto di dedicarsi alla conoscenza, alla scienza. Una strada che richiede tempo, studio, sacrificio. Ma lo abbiamo sempre spronato a fare ciò che sentiva essere giusto. Lo accompagnavamo agli esami, ai laboratori. Lo facevamo con gioia, perché sapevamo quanto ci mettesse il cuore”.
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