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Dove sta andando l’economia lucana? L’analisi di Somma, presidente di Confindustria

  • Postato il 7 aprile 2026
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Dove sta andando l’economia lucana? L’analisi di Somma, presidente di Confindustria

Il Quotidiano del Sud
Dove sta andando l’economia lucana? L’analisi di Somma, presidente di Confindustria

In che direzione va l’economia lucana; l’intervista al presidente di Confindustria Basilicata, Francesco Somma: “Va migliorata la qualità della vita dei lucani”


Francesco Somma, presidente di Confindustria Basilicata è a fine mandato: a giugno l’assemblea degli imprenditori dovrebbe eleggere come suo successore Francesco D’Alema, designato all’unanimità. Somma in questi anni è stato anche un osservatore lucido e lungimirante della realtà lucana, alle prese con tematiche forti e impegnative: dalla crisi economica al Covid, dal processo di transizione energetica alle guerra che stanno cambiando la geopolitica del mondo. L’abbiamo sentito per fare un punto su come stanno le cose oggi, in questo terribile mese di aprile.

La guerra ha finito di complicare le cose per la Basilicata. Com’è la situazione?

“La preoccupazione è massima. Dopo lo Yom Kippur del ’73, siamo di fronte alla più grave perturbazione petrolifera della storia, con un possibile ritorno alla stagflazione che è lo scenario più pericoloso in economia. Il nostro Centro Studi stima che dieci mesi di conflitto si tradurrebbero in un aumento del 133 per cento dei prezzi di petrolio e gas. La speranza è, ovviamente, che la guerra duri molto meno. Ma le ricadute sui prezzi sono state già notevoli. E poi ci sono gli effetti indiretti della crisi energetica che gonfiano i prezzi delle materie prime. Le imprese hanno programmato investimenti sulla base di previsioni di costi ben diversi da quelli attuali. Ma è soprattutto il fattore instabilità che genera maggiore preoccupazione. In questo quadro, la Basilicata, provata dalla crisi dell’automotive, dalla contrazione delle attività estrattive e dalla frenata di comparti particolarmente esposti alle tensioni nei rapporti commerciali quali il Mobile Imbottito, attraversa tempi particolarmente complessi. Rischiamo di pagare un prezzo molto alto”.

La crisi energetica ripropone il nervo scoperto del nostro Paese in termini di forniture. E per la Basilicata si tratta di una doppia beffa.

“Siamo di fronte alla terza pandemia energetica in soli sei anni. L’Italia, che paga l’energia elettrica quasi a un prezzo doppio rispetto a Paesi come Spagna e Francia, ne esce fiaccata sotto il profilo della competitività. Serve uno scatto di reni, in primis in Europa. E’ urgente il mercato unico dell’energia. Il sistema degli ETS va sospeso. Il principio del “più inquini più paghi” è giusto. Ma il meccanismo, che non ha omologhi in nessun’altra parte del mondo, negli anni, è diventato un cappio opprimente con costi insostenibili. E’ giusto decarbonizzare ma non deindustrializzare. Anche perché l’impatto europeo sull’inquinamento mondiale è minimo rispetto a India e Cina.

La vulnerabilità italiana in termini di approvvigionamenti va sanata. Bisogna spingere sulle rinnovabili, rimuovendo i lacci che ancora vincolano i territori. Il mix energetico va rafforzato, aprendo a tutte le fonti di produzione, nucleare di nuova generazione compreso. La Basilicata dovrà essere protagonista: vanno superati i vincoli per potenziare le rinnovabili. E’ positiva l’accelerazione impressa dal dipartimento Ambiente. E poi è fondamentale portare a produzione ottimale i giacimenti Oil&Gas”.

La crisi dell’auto rischia di compromettere centinaia di posti di lavoro nell’indotto, cosa si può fare per la zona industriale di Melfi?

“Occorrono realismo e visione: la risalita prosegue a rilento e il rilancio atteso con i nuovi modelli non potrà restituirci i fasti del passato. Dobbiamo continuare a supportare imprese e lavoratori in questa delicata fase di transizione ma al contempo è necessario spingere la riconversione delle produzioni. Solo così potremo provare a compensare quello che andrà perso in termini di produzioni e posti di lavoro. Ma bisogna deciderlo oggi. Puntando su settori ad alto potenziale di crescita e con profili a elevata qualificazione, in grado di trasferire innovazione e valore aggiunto su tutta la filiera. Sono particolarmente interessanti le prospettive che possono aprirsi dalla spesa nella Difesa.

Per la Basilicata esiste una reale possibilità di puntare sulla riconversione dell’automotive in chiave dual use, potendo contare anche sulla specializzazione nel settore Aerospazio che la regione già vanta e con ottime ulteriori prospettive. Non si scandalizzi nessuno. Abbiamo fatto fin troppi errori a causa di fuorvianti convincimenti ideologici. L’aumento della spesa per la Difesa è una scelta che il nostro Paese ha già fatto. Per una volta non restiamo a guardare ma proviamo a coglierne i vantaggi”.

Passano i mesi e non migliorano i numeri sullo spopolamento, la Basilicata è condannata al declino?

“Vogliamo credere che ci sia ancora spazio per un’inversione di rotta. Istat stima che al 2050 la Basilicata, di questo passo, perderà il 25 per cento della sua popolazione. La rassegnazione va combattuta, questo destino va cambiato. Ma è ora di tirare la testa fuori dalla sabbia. Anche perché gli effetti sociali delle crisi industriali in atto saranno ancora più evidenti nei prossimi anni. Serve una risposta corale, di tutto il sistema. Bisogna investire in formazione realmente professionalizzante ma al tempo stesso anche in infrastrutture fisiche e sociali.

Oggi la qualità della vita è un fattore cruciale nelle scelte di chi si appresta a entrare nel mercato del lavoro. E poi c’è un enorme potenziale di competenze femminili che va completamente sprecato a causa di una rete di servizi carente. Il numero delle giovani donne che ogni anno lasciano la Basilicata ha superato quello dei giovani uomini. E’ una dinamica pesantissima se si considerano le ricadute demografiche, sociali ma anche economiche. Quanto più si riducono gli svantaggi di genere, tanto più torna a crescere la natalità”.

Otto studenti su dieci scelgono di andare a frequentare l’università lontano dalla Basilicata, che rapporto esiste tra mondo imprenditoriale e Unibas? Perché questa fuga?

“Ritengo che il problema non sia solo degli otto lucani che vanno a studiare altrove, quanto anche degli studenti di altre regioni che non scelgono la Basilicata, con alcune eccezioni positive come la Facoltà di Medicina. E questo non riguarda solo l’attrattività dell’Università, ma in generale della regione nel suo complesso. Al netto di ciò, il nostro ateneo va ripensato. Vanno fatte scelte chiare per puntare su un’offerta formativa coerente con la programmazione regionale nei settori strategici (aerospazio, energia, meccatronica e agroalimentare). Va soprattutto rinsaldata la connessione con il territorio. Occorrerebbe una rete stabile di collaborazione reale tra università, ITS e aziende per allineare formazione e fabbisogni reali di competenze, sviluppare laboratori congiunti tra università, imprese e centri di ricerca, promuovere hub tecnologici e poli innovativi collegati all’ateneo”.

La zona economica speciale (Zes) ha creato tante aspettative, a che punto siamo: resta una opportunità o è l’ennesima occasione perduta?

Il mix tra semplificazione amministrativa e incentivi è vincente. La Zes è una leva strategica per lo stimolo agli investimenti e all’occupazione, anche in Basilicata. E gli imprenditori lucani mostrano una fiducia crescente: in proporzione siamo la regione con il maggior incremento di domande relative al credito di imposta Zes. Inoltre, ogni autorizzazione unica rilasciata in Basilicata produce la migliore ricaduta occupazionale media, a fronte di investimenti medi più contenuti. Sicuramente i numeri assoluti rimangono ben lontani rispetto a quelle rilasciate in regioni come Puglia e Campania. Questo conferma quanto ribadiamo da tempo: l’eccessiva concentrazione territoriale di risorse e autorizzazioni uniche va superata con meccanismi compensativi degli squilibri di partenza a beneficio delle regioni svantaggiate, come la Basilicata.

Per la nostra regione è indispensabile e urgente superare la doppia penalizzazione che deriva sia dal deficit infrastrutturale, che dalla ridotta percentuale di agevolazione di cui possono godere le sue imprese rispetto a quelle insediate nelle regioni vicine. Su questo, sosteniamo l’iniziativa del Presidente Bardi che ha portato all’attenzione del Governo la necessità di un pressing in Europa per una revisione del meccanismo della Carta degli Aiuti di Stato a finalità regionale. Chiediamo alla Regione di prendere in considerazione la proposta di coprire il differenziale di contribuzione Zes con risorse del Fondo Sviluppo e Coesione.

Siamo quasi a fine legislatura, che giudizio dà al governo Meloni, cosa altro avrebbe potuto fare per le imprese?

“Complessivamente è giusto dire che il Governo, fino a questo momento, ha dato segnali di attenzione al mondo delle imprese. La recente vicenda del credito d’imposta Transizione 5.0, con i tagli alle risorse previsti dal DL Fisco, ci aveva profondamente amareggiato, scatenando una massiccia mobilitazione. Con esito positivo. I correttivi annunciati dal Ministro Urso riannodano il filo della fiducia con le imprese che hanno bisogno non solo di sostegno agli investimenti ma anche e soprattutto di regole chiare e certe.

Tra le cose positive, c’è sicuramente la centralità assicurata al Mezzogiorno, con l’istituzione del dipartimento per il Sud, il finanziamento triennale della Zes Unica e con la visione e l’inizio dell’implementazione del piano Mattei di cui la Basilicata dovrà essere protagonista. E’ cresciuta la consapevolezza sul cosiddetto fattore Mezzogiorno, in grado di alimentare il motore dello sviluppo non solo per il Mezzogiorno stesso ma per l’intero Paese. Per effetto del PNRR e di altre politiche pubbliche efficaci. Penso soprattutto alla Zes Unica che ha incrociato una capacità imprenditoriale che al Sud esiste e che ora andrebbe ulteriormente rafforzata con una sorta di “Decontribuzione Sud” strutturale, a beneficio di tutte le imprese, senza limiti dimensionali. Anche l’introduzione dell’energy release, meccanismo da noi ampiamente auspicato per ridurre il sovraccosto energetico e al contempo favorire la transizione energetica, è stato un grande risultato raggiunto.

Il Governo, inoltre, ha fatto proprie le battaglie in Europa su temi per noi fondamentali come la revisione del bando totale alle auto a combustione interna previsto dall’UE per il 2035, l’apertura al biofuel. Apprezziamo molto il sostegno alle nostre richieste di sospensione del meccanismo ETS e, temporaneamente, del patto di stabilità. Seppure nell’ambito di una manovra di dimensioni contenute, siamo riusciti a ottenere risultati significativi anche nell’ultima legge di Bilancio. Ma ora le imprese stanno aspettando da troppo tempo l’iperammortamento. Bisogna fare in fretta”.

E’ immaginabile una Basilicata senza auto e petrolio?

“No, non credo proprio che oggi ci siano le condizioni per uno scenario di tipo B. Difficilmente l’automotive raggiungerà i livelli del passato. Mentre il petrolio non potrà durare per sempre. Ed è per questo che la ricchezza generata dall’Oil&Gas va massimizzata e indirizzata su investimenti produttivi. Dobbiamo riuscire a far atterrare sul territorio nuovi investimenti importanti e di qualità da parte di capofiliera.
A parte le filiere già menzionate, anche i data center possono rappresentare un’opportunità per la Basilicata se si garantiscono energia stabile , e fibra/peering a bassa latenza, e scegliendo siti a basso rischio sismico/idrogeologico, con iter autorizzativi rapidi, incentivi, costi, sicurezza e gestione idrica sostenibile.

Il che presuppone scommettere sulla competitività del territorio, concentrando le risorse su pochi ma importanti investimenti mirati, in grado di generare ricadute concrete. E’ quello che abbiamo chiesto di fare con il recente avviso pubblico della Struttura Commissariale Zes per interventi infrastrutturali nelle aree industriali. Risorse che a nostro avviso vanno utilizzate prioritariamente per superare il grave problema della sottodotazione idrica dell’ area industriale della Valbasento, ancora non collegata ad uno schema idrico. Limite che non solo scoraggia i nuovi investimenti, come nel caso della nuova cartiera, ma mette a rischio anche l’eccellente industria chimica e farmaceutica esistente. La Basilicata deve ripartire da qui, da nuova industria in tutti i siti produttivi. A tal fine, è urgente e non più rinviabile potenziare le tecnostrutture dei Consorzi industriali per renderli più efficienti ed efficaci nelle risposte alle istanze delle imprese”.

Che giudizio dà della giunta Bardi?

“Uno dei punti di forza di questa piccola, grande regione sta proprio nella solidità delle relazioni tra istituzioni, forze economiche e sociali. Ed è questo l’elemento qualificante anche nei rapporti con la Regione. In viale Verrastro abbiamo sempre trovato interlocutori attenti e disponibili. Sulla base di questo costante confronto, il dipartimento dello Sviluppo Economico ha messo a terra misure particolarmente apprezzate dalle imprese. Lo hanno dimostrato i numeri: contratti di sviluppo a valenza regionale, bando per l’autoproduzione di energia da fonti rinnovabili, avviso pubblico per il turismo, Mini Pia, hanno incrociato le attese della base produttiva. E in presenza di un numero di domande che ha superato la disponibilità finanziaria, la Regione ha garantito le risorse necessarie per rimpinguare i fondi destinati alle misure.

Non sempre, però, l’efficacia delle misure ha trovato pari efficienza della macchina amministrativa. Soprattutto rispetto al fattore tempo che per un imprenditore è la moneta più preziosa. Seppure non con i ritmi auspicati dall’impresa, una velocizzazione c’è stata, ma c’è ancora da fare. Soprattutto, è necessario accelerare con decisione sul ciclo programmatorio 2021–2027, partito in ritardo. Ci sono segnali di avanzamento ma è fondamentale che nei prossimi mesi arrivino nuovi bandi, soprattutto per contrastare gli effetti di questa fase di grande incertezza. E’ importante alimentare il confronto partenariale con l’Autorità di Gestione e dotarsi di adeguate risorse tecnico-amministrative per procedere speditamente, senza incidenti di percorso, e gestire al meglio i diversi framework programmatici. Sollecitiamo tutti gli uffici coinvolti ad adottare prontamente tutte le misure correttive richieste dalla Commissione UE”.

Cosa pensa della legge sui mini-vitalizi?

“ll tema dei cosiddetti mini vitalizi tocca un punto molto sensibile: il rapporto di fiducia tra cittadini e istituzioni. In una fase complessa come quella che stiamo vivendo, ogni scelta pubblica deve essere valutata anche per il suo impatto sulla percezione di trasparenza, anche per evitare facili e demagogiche strumentalizzazioni. Non voglio entrare nel merito tecnico dell’intervento ma credo sia fondamentale che le istituzioni diano sempre un segnale di sobrietà, responsabilità e attenzione verso il contesto reale in cui operano imprese e famiglie, interpretando lo spirito del tempo”.

Quali sono i tre problemi più urgenti da affrontare e risolvere oggi in Basilicata?

“Tre le urgenze evidenti – demografia, infrastrutture e sviluppo – che rappresentano un unico problema e, pertanto, richiedono una strategia unica. Il capitale umano è e resterà sempre la prima infrastruttura. Senza persone, senza competenze, senza innovazione, senza giovani che restano, tornano o arrivano, non esiste sviluppo possibile. Ma è vero anche il contrario: senza lavoro qualificato e prospettive concrete, le persone continueranno ad andare via. È un circolo che oggi è vizioso e che dobbiamo rendere virtuoso. Lo stesso vale per le infrastrutture. Non solo strade, ma connessioni, servizi, digitale. Senza queste condizioni non arrivano investimenti. Ma senza imprese e senza crescita, anche le infrastrutture perdono senso. Tutto si tiene. Serve visione.

Riconosciamo che un cambio di marcia al dipartimento Infrastrutture c’è stato. E’ un buon inizio per una direzione nuova da imboccare con determinazione. Dobbiamo legare in modo esplicito attrazione di investimenti, rientro dei talenti e qualità della vita. Penso a pacchetti integrati per chi investe e assume giovani sul territorio, a un piano serio per trasformare la Basilicata in una piattaforma di lavoro da remoto ad alto valore, a ecosistemi locali in cui imprese, università e istituzioni costruiscono insieme competenze e innovazione. Innovare in Basilicata deve significare elevarsi a laboratorio nazionale rispetto ad alcune sfide come modelli di vita, lavoro sostenibili e sperimentazioni amministrative più snelle. Non seguire ma guidare”.

Cosa pensa del ritorno all’ipotesi di una macroregione per il Sud?

“ll tema della macroregione del Sud torna ciclicamente nel dibattito. Credo vada affrontato senza pregiudizi ma anche senza illusioni. Non è la dimensione istituzionale, di per sé, a determinare lo sviluppo. Il rischio è pensare che una riorganizzazione formale possa risolvere problemi che in realtà richiedono visione, capacità amministrativa e politiche efficaci. Diverso è il ragionamento se parliamo di integrazione strategica. Il Sud ha bisogno di fare sistema su grandi partite: infrastrutture, energia, logistica, attrazione di investimenti. Su questi temi, una massa critica più ampia può essere un vantaggio competitivo reale”.

Un giudizio sulla qualità dei servizi oggi in Basilicata: sanità, scuola, trasporti, assistenza, efficacia delle leggi regionali.

“Esistono esperienze positive e competenze di valore, ma nel complesso persistono forti criticità che incidono concretamente sulla vita dei cittadini e sulla competitività del territorio. Una condizione che è anche insita nella natura orografica e distribuzione demografica della nostra regione. Il punto, però, non è fare un elenco di criticità, ma capire che la qualità dei servizi è una leva decisiva di sviluppo: dove i servizi funzionano, le persone restano, le imprese investono, i territori crescono. Per questo serve un salto di qualità: più integrazione tra i servizi, più capacità di misurare i risultati, più attenzione all’impatto reale dei provvedimenti, meno burocrazia. Una sfida che può trovare un grande alleato nella digitalizzazione.

Serve anche il coraggio di innovare, puntando ad esempio su nuove tecnologie, modelli organizzativi più flessibili e una maggiore collaborazione tra pubblico e privato. La vera sfida è trasformare i servizi da costo a leva di sviluppo. Siamo a un bivio. Mai come in questo momento sentiamo l’urgenza di uno spirito nuovo per una programmazione strategica di medio-lungo respiro che affronti le sfide aperte con una visione coerente e con scelte coraggiose, che sappia indicare una direzione e perseguirla senza esitazioni. Serve uno sforzo condiviso, una regia corale che chiami a responsabilità e concretezza tutte le classi dirigenti. Serve un patto per lo sviluppo”.

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