Dopo il referendum Sal Da Vinci si è dimesso. Raf o Fulminacci all’Anm, all’Eurovision va Gratteri

  • Postato il 25 marzo 2026
  • Di Il Foglio
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Dopo il referendum Sal Da Vinci si è dimesso. Raf o Fulminacci all’Anm, all’Eurovision va Gratteri

Visti i risultati del referendum del 22 e 23 marzo, Sal Da Vinci si è dimesso. La sua “Per sempre sì” è durata meno di un mese: dopo solo qualche settimana dalla vittoria al Festival di Sanremo, l’Italia è già stanca del tormentone neomelodico e della sua stucchevole coreografia e ha decretato No al 53,7 per cento. Un duro colpo per il cantante, che si è assunto la responsabilità politica della sconfitta e ha rimesso l’incarico e la sua fede al dito nelle mani del capo dello stato. Nelle prossime ore Stefano De Martino, nuovo conduttore e direttore artistico del Festival, salirà al Quirinale per discutere con il presidente del nuovo scenario interno alla canzone italiana. Saif, secondo classificato dietro Sal Da Vinci, chiede che si faccia un nuovo Festival per decretare il vincitore; ma Sergio Mattarella non vuole sciogliere la classifica e far affrontare al paese un secondo Festival di Sanremo in così poco tempo, per giunta nel difficile quadro internazionale in cui ci troviamo, con la guerra e la crisi energetica in corso. Si va dunque verso un incarico esplorativo a Ditonellapiaga; se la cantante dovesse fallire, non si esclude un incarico tecnico ai Jalisse.

Per la presidenza dell’Anm si parla invece di Fulminacci o Raf. Mentre all’Eurovision l’Italia verrà rappresentata da Gratteri. Sul fronte politico invece si registrano le parole della premier Giorgia Meloni, che pur escludendo le dimissioni ha preso atto della contrarietà degli italiani alla riforma della giustizia da lei proposta e sostenuta; quindi non ci sarà nessuna separazione della carriere fra giudici e magistrati, ma ora la premier invita alla coerenza e quindi che giudici e magistrati non si separino mai, neanche per andare in bagno, e restino sempre assieme, appiccicati, mano nella mano, giorno e notte. Meloni non lo dice, ma ora, vista anche la sua vicinanza con Fedez, teme di fare la fine di Chiara Ferragni: la riforma Nordio si è rivelata il suo pandoro-gate, e dai figli di Berlusconi in giù c’è chi si sente truffato dalla premier e potrebbe chiederle un risarcimento. Intanto, per festeggiare la vittoria al referendum, la procura di Garlasco, euforica, ha iscritto nel registro degli indagati altre centoquindici persone; mentre i figli della “famiglia nel bosco” verranno dati in affido a un’altra famiglia scelta con il sorteggio. Sono ore di speranza anche per gli stupratori in carcere: secondo Meloni con la vittoria del No i giudici li avrebbero rimessi in libertà, e i diretti interessati attendono fiduciosi. Imbarazzo invece da parte di alcuni componenti dell’Anm per alcune forme di festeggiamento successive alla vittoria del No, come i cori di giubilo contro Meloni e i caroselli di errori giudiziari per le strade, anche in piena notte. Ma soprattutto, nel paese si registra questo rinnovato amore per la Costituzione; tanto che chi ha votato per difenderla promette anche di leggerla, finalmente. Intanto è corsa fra i produttori per accaparrarsi i diritti cinematografici della Carta costituzionale: Elio Germano vorrebbe portarla al cinema, la Rai invece pensa di farne una fiction con Alessandro Gassmann. Ma ora l’attenzione si sposta sul campo largo: come capitalizzare questa vittoria al referendum in vista delle prossime elezioni politiche? Secondo gli analisti non è detto che tutti quei No siano automaticamente voti per il centrosinistra, anche perché gli indecisi hanno già fatto sapere di voler tornare ad astenersi per non dissipare l’effetto sorpresa quando poi invece si ripresenteranno ai seggi, come è successo stavolta, in pieno stile Carràmba!

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Il Foglio

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