“Dopo i dazi di Trump, che sarà dell’Italia? Fra guerra commerciale e guerre guerreggiate, una speranza (forse) c’è”

  • Postato il 3 aprile 2025
  • Politica
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Dopo i dazi di Trump, oggil’interrogativo è uno e uno soltanto: che sarà di noi, cioè dell’Italia?

Che tipo di reazione avrà l’Europa di fronte alla stangata del presidente degli Stati Uniti che spazza via in un batter d’ali la globalizzazione?

Quindi, da oggi in poi ognuno per la sua strada in un futuro incerto, pieno di incognite?

Sergio Mattarella non si fa attendere: “Mai come in questo momento abbiamo bisogno di unità”, sostiene a ragione. Quale ragione se nel nostro Paese le forze politiche si scannano fra di loro e non trovano un accordo pure se appartengono ad uno stesso partito?

Lo spettacolo di Strasburgo

Dazi e riarmo grillini a Strasburgo
Dopo i dazi di Trump, che sarà dell’Italia? fra commerciale e guerre guerreggiate, una speranza (forse) c’è – Blitzquotidiano.it (foto Ansa)

È quel che è avvenuto ieri a Strasburgo a proposito del riarmo. Per il governo ha votato si soltanto Forza Italia, la Lega ha continuato a dire no, mentre i Fratelli di Giorgia Meloni si sono astenuti. La sinistra ha concesso il solito spettacolo: con un Pd frantumato in mille correnti, i 5Stelle insieme con Fratoianni e Bonelli ad essere contrari, la Schlein ondivaga e prudente perché come si muove la fulminano.

Trump nel “giorno della liberazione” è raggiante: “Ci hanno derubato per anni, adesso è finita”.

È proprio certo che l’avvenire sarà tutto rose e fiori? Per molti commentatori, il futuro sarà incerto perché i dazi hanno fatto sempre male a chi li propone e a chi li riceve.

Meloni e i dazi di Trump

È in questo scacchiere che si muoverà il nostro Paese. Giorgia Meloni ripete che la decisione di Donald è sbagliata, “ma dobbiamo evitare a tutti i costi una guerra commerciale”.

Non si sbilancia la premier perché è convinta che se l’Italia, come l’Europa, dovesse fare a meno degli Stati Uniti, avremo solo un colore davanti a noi: il nero.

Ecco perché sarà necessario trovare una strada che non divida Washington da Bruxelles. Il compito (magari difficile) sarà quello di non spaccarsi perché vorrebbe dire la fine dell’occidente.

Come comportarsi allora? Raffreddare il momento attuale, rimandare decisioni che potrebbero essere irreversibili e nel contempo andare alla ricerca di nuovi mercati in grado di non far morire la nostra economia.

Certamente, alcuni settori, da oggi in poi, dovranno barcamenarsi. Su tutti, quello automobilistico penalizzato con una “tassa” pari al 25 per cento. Così come il made in Italy, l’acciaio, la filiera dell’agricoltura.

Nascondere che si dovranno superare difficili problemi sarebbe mentire alla gente già molto perplessa dinanzi al terremoto voluto dalla Casa Bianca.

In ugual modo il vecchio continente sarà costretto a svegliarsi dopo anni e anni di torpore e di sonnolenza continua. Dovrà pensare ad una difesa comune: questo non vuol dire prepararsi alla guerra, ma essere pronti per affrontare qualsiasi circostanza.

Combattere la burocrazia senza più tentennamenti. Siamo prigionieri di una “tela di ostacoli” che non ammette riformismi.

Questo significa, quindi, che i meccanismi decisionali dovranno essere più veloci. Non si possono attendere mesi e mesi per risolvere questioni che potrebbero essere chiarite in un amen.

Non dobbiamo dimenticare che ci sono due guerre in atto, tenendo conto solo di quelle nelle nostre vicinanze, che il mondo si divide in pacifisti e guerrafondai, che nei nostri Palazzi del potere si litiga e si continua ad essere gli uni contro gli altri, mentre tutti si dovrebbe andare verso un’unica soluzione.

Al contrario, la Lega si considera il partito della pace affermando che Matteo Salvini è l’unico erede di Berlusconi; i 5Stelle scendono sabato in piazza contro il riarmo sognando una riunione oceanica nella speranza che anche Elly Schlein si decida a non mancare. Il tutto condito da una informazione che non vuole essere da meno: da una parte o dall’altra. “In media stat virtus”, ammonivano i nostri padri latini, ma nessuno lo ricorda più.

 

 

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Autore
Blitz

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