Djokovic in Australia per stupire: "Se sto bene me la gioco con tutti". La verità sul ritiro e la PTPA
- Postato il 17 gennaio 2026
- Di Virgilio.it
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Stavolta l’Australia l’ha accolto a braccia aperte, come si conviene a una leggenda vivente. Strana storia, quella tra Novak Djokovic e il paese dei canguri: 4 anni fa dovette starsene in attesa per giorni in una camera d’albergo, prima di sentirsi dire che il suo visto non era regolare per le regole Covid del Paese. Adesso però è tutto cambiato: Djokovic è una delle poche ragioni capace di rendere il primo slam dell’anno un po’ meno “monotono” rispetto al dualismo Alcaraz-Sinner. Anche perché Nole insegue il titolo numero 25 (l’11esimo a Melbourne), come nessun’altro nella storia ha fatto prima. Uno stimolo sufficiente per spingersi oltre i propri limiti.
- Il ritiro può attendere: "Finché sono motivato vado avanti"
- La voglia di un altro slam, la "droga" dettata dalla passione
- Sull'addio alla PTPA: "Avrei voluto una visione più chiara"
Il ritiro può attendere: “Finché sono motivato vado avanti”
Di limiti invero il bionico serbo sembra averne veramente pochi. Anche se non manca occasione in cui qualcuno non si ripresenti con la solita domanda: “Mi chiedete sempre di questo ritiro dalle competizioni”, ha risposto in conferenza stampa a Melbourne. “Per ora posso solo dire che la competizione è più che sufficiente a spingermi ad andare avanti. Se non avessi la fiducia che ho nelle mie possibilità di competere, allora sarebbe tutto diverso.
Mi sento molto motivato, anche se capisco che oggi un Alcaraz o un Sinner hanno qualcosa in più, e credo che li abbiamo incensati anche troppo per questo… però non significa che il resto dei 128 partecipanti al primo turno non abbia chance di vittoria. Personalmente so di aver battuto ogni record che c’era da battere e sto ancora vivendo il mio sogno. Quando vorrò ritirarmi, sappiate che sarete i primi a saperlo, quindi state pure tranquilli”.
Un momento che a sentire Nole è ancora lontano, anche se la vita sta cambiando rapidamente, così come le normali abitudini di preparazione ai tornei. “Non gioco da più di due mesi, ma il mio corpo mi chiedeva di riposare e di riprogrammare con attenzione i nuovi appuntamenti. Poi purtroppo arrivato ad Adelaide ho accusato un piccolo fastidio e ho dovuto rinunciare a giocare, ma adesso mi sento bene e pronto a godermi questo prima slam”.
La voglia di un altro slam, la “droga” dettata dalla passione
Tolti quei detestabili giorni trascorsi in hotel nel 2022, il rapporto tra Djokovic e l’Australia è stato sempre bello e splendente. “Non a caso lo chiamano l’Happy Slam, perché siamo tutti motivati a cominciare bene quando arriviamo qui a Melbourne”, sottolinea il serbo.
“So che in tanti hanno parlato anche della possibilità di vedermi alzare il 25esimo slam, ma a me quel 24 non dispiace poi tanto. Cerco di concentrarmi su ciò che ho davanti e sono grato per tutto quello che viene. Negli slam lo scorso anno ho fatto 4 semifinali, e tre volte ho perso da Alcaraz e Sinner. E contro Carlos un anno fa qui in Australia vinsi un gran bel quarto di finale (poi si infortunò contro Zverev, ndr).
Certo, i traguardi raggiunti sono una delle motivazioni più forti che si possano avere, una sorta di stella polare, ma non sono l’unica motivazione. Ci sono la passione e l’amore per il gioco, l’interazione con le persone, l’energia che senti quando entri in campo. Quella scarica di adrenalina è quasi come una droga, a essere onesti”.
Sull’addio alla PTPA: “Avrei voluto una visione più chiara”
A margine delle domande sul futuro, Djokovic ha risposto anche al tema molto dibattuto della sua uscita dalla PTPA. “Una scelta difficile, perché assieme a Pospisil ci siamo spesi tanto per costruire l’associazione. Volevamo dare più voce ai giocatori e ampliare la platea di chi poteva vivere con questo sport.
All’epoca, quando tutto è iniziato, la mia voce è servita per darci visibilità. A un certo punto però ho capito che il mio nome veniva abusato, perché la gente pensava che la PTPA fosse solo una cosa mia personale… continuo a sostenere il sindacato, ma non ne potevo fare più parte, anche perché la leadership nel frattempo ha cominciato a prendere una direzione che a me non piaceva.
In parte sono anche uscito dalla causa legale intentata contro il Masters 1000 di Miami, perché non ne condividevo in tutto e per tutto i termini proposti. Spero che la PTPA possa proseguire il suo percorso, ma con una visione possibilmente più chiara di quella attuale”.