Discipline occidentali
- Postato il 14 gennaio 2026
- Di Il Foglio
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Discipline occidentali
“Tutto comincia con un’incisione. Sembra non si possa essere uomini in altro modo. Forse nemmeno viventi”: se è vero che è dalle crepe che si vede la luce, Francesco Baucia parte dallo spiraglio che proprio questo punto di osservazione sa rivelare nel suo ultimo libro Discipline occidentali. Leonard Schrader, Kengiro Azuma e un anno di Kendo, edito da Castelvecchi. Tra romanzo, saggio e autobiografia, nel libro vengono raccontate le vite di Leonard Schrader, sceneggiatore americano, Kengiro Azuma, scultore giapponese, e del narratore stesso, che attraverso l’arte marziale del kendo, utilizza la spada per indagare le proprie fragilità e aprirsi a nuove consapevolezze. Le loro storie diventano itinerari di una trasformazione personale a partire da un momento di crisi: voci ed episodi si alternano e si richiamano a vicenda seguendo il ritmo di montaggio quasi cinematografico, accanto alle idee e alle esperienze di compagni di viaggio come Yukio Mishima, Marguerite Yourcenar, William Butler Yeats, Pier Vittorio Tondelli e Goffredo Parise. Così distanti, eppure così vicini: Baucia esplora una geografia della narrazione che abbraccia gli Stati Uniti, il Giappone, l’Italia e si estende infine verso un oriente immaginato attraverso sguardi e le illusioni dell’occidente. Diviso in tre parti – la penna, la spada, la trasformazione – attraverso le vite dei protagonisti l’autore apre a riflessioni sulla prospettiva occidentale e sulla cultura nipponica, sul gesto creativo della scrittura e della scultura, e sull’arte del kendo, esplorandola nella dimensione più intima e personale. “Risuonava nelle mie orecchie una frase di Mishima che mi aveva colpito dalla prima volta in cui, da adolescente, avevo letto Sole e acciaio: ‘Detestavo l’immaginazione. Per me il kendo doveva escludere ogni intervento dell’immaginazione’”, scrive l’autore, che riflette sui limiti e le possibilità che si possono abitare e svelare attraverso il corpo e la disciplina. Infine: l’epilogo, la stasi, come momento di equilibrio sospeso o come ripartenza. Baucia disegna così una mappa esistenziale di vite diverse che si richiamano tra loro, testimoniando, ognuna a modo suo, il prezzo di essere, e soprattutto diventare, sé stessi, anche in assenza di punti cardinali: “Ma in qualche modo pensavo all’utilità che le forme esteriori possiedono nell’avviare sulla strada di una vera conversione. Amore per il rituale che diventa amore reale; dal bello al bene, il vecchio adagio platonico”.
Discipline occidentali
Francesco Baucia,
Castelvecchi, 160 pp., 18 euro