“Disarmare le fabbriche della paura”: a Genova L’Arci apre il confronto sul modello ICE e sulle nuove politiche di accoglienza
- Postato il 10 febbraio 2026
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- Di Genova24
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Genova. Un momento di confronto pubblico per discutere politiche migratorie, accoglienza e diritti, in un contesto segnato da norme sempre più restrittive e da una narrazione che tende a criminalizzare la solidarietà. È questo l’obiettivo dell’incontro “Disarmare le fabbriche della paura”, promosso da ARCI Genova e ARCI Solidarietà, in programma giovedì 12 febbraio alle 17.30 al Circolo U.S. San Bernardo, in via delle Grazie 40r.
Al centro dell’iniziativa la critica al cosiddetto “modello ICE”, un approccio fondato su detenzione amministrativa e controlli rafforzati, e l’analisi della crescente criminalizzazione delle pratiche di accoglienza e supporto ai migranti. Un processo che, secondo gli organizzatori, non colpisce solo chi migra, ma anche chi opera quotidianamente per garantire dignità e diritti sul territorio.
Il dibattito affronterà in particolare le ricadute del nuovo pacchetto sicurezza (DDL 1660) e delle riforme legislative in discussione nel 2026. Norme che, introducendo nuovi reati come quello di “rivolta nei CPR” e limitando ulteriormente il diritto d’asilo, rischiano – viene sottolineato – di creare un sistema di “diritto speciale” riservato agli stranieri, con effetti negativi sulla convivenza civile.
Uno sguardo sarà dedicato anche al contesto locale. Genova si trova infatti ad affrontare nodi cruciali, dalla gestione dei minori stranieri non accompagnati alla saturazione dei centri di accoglienza, in un quadro in cui il welfare cittadino è spesso chiamato a compensare l’assenza di una strategia nazionale strutturata, oscillante tra emergenzialità, spinte repressive e suggestioni xenofobe come la cosiddetta “remigrazione”.
All’incontro interverranno Filippo Miraglia, responsabile nazionale immigrazione di ARCI, Cristina Lodi, assessora al Welfare del Comune di Genova, Fabio Allegretti della CGIL Genova e Andrea Torre del Centro Studi MEDI.
“Disarmare le fabbriche della paura – spiegano gli organizzatori – significa smontare il fossato ideologico creato ad arte tra “cittadini” e “migranti”. Dagli Stati Uniti all’Italia stanno prendendo piede politiche di esclusione e segregazione sociale. Noi lavoriamo invece per un nuovo modello di accoglienza che rimetta al centro la persona e i diritti, a partire da lavoro, casa e formazione». L’obiettivo dichiarato è sottrarre il tema migratorio alla propaganda e contrastare un modello di competizione al ribasso che finisce per colpire i più fragili, sottraendo diritti e dignità a tutta la società.