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“Difendiamo la libertà di stampa, il rischio è l’autocensura”: a Roma il presidio per Nunziati, licenziato dopo una domanda su Israele

  • Postato il 9 giugno 2026
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  • Di Il Fatto Quotidiano
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“Difendiamo la libertà di stampa, il rischio è l’autocensura”: a Roma il presidio per Nunziati, licenziato dopo una domanda su Israele

“Ho deciso di fare causa alla mia ex azienda, l’Agenzia Nova, non soltanto per tutelare i miei diritti, ma anche per difendere la libertà di stampa e i diritti di tutti i cronisti. Il rischio è l’autocensura”. A rivendicarlo, nel corso di un presidio a Roma in occasione della prima udienza del processo, è il giornalista Gabriele Nunziati, licenziato l’autunno scorso, dopo che aveva chiesto alla portavoce della Commissione europea Paula Pinho se Israele dovesse pagare la ricostruzione della Striscia di Gaza.

Di fronte al Tribunale del Lavoro, è stato così organizzato un sit-in di solidarietà per Nunziati, al quale hanno partecipato Amnesty, Articolo21, Fnsi, Associazione Stampa Romana, UsigRai e la rete #NoBavaglio, secondo cui l’episodio non rappresenta un fatto isolato, ma il simbolo di una criticità più ampia che riguarda tutto il sistema dell’informazione nel nostro Paese. A partire dal precariato. “So bene quanti miei colleghi, specialmente i più giovani, vivano in condizioni difficili questa professione, quanto le paghe siano basse, non esistano più contratti, quanto il precariato ti renda anche schiavo, perché se vieni pagato 10 euro lorde per un pezzo non hai libertà. Questo inficia la qualità dell’informazione. Perché si è meno disposti a prendersi dei rischi, perché poi il pericolo è che ti succeda quanto accaduto a me. Non hai tutele, non hai garanzie e ti possono mandare via alla prima domanda”, ha sottolineato Nunziati nel corso del presidio.

E ancora: “Diversi colleghi mi hanno detto esplicitamente di sapere quanto la questione Israele e Palestina sia un terreno scivoloso e quindi di non voler fare domande, perché magari sanno che al proprio direttore non piacerebbero e con un affitto da pagare non vogliono problemi”. Presente al presidio anche Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International Italia: “Quella di Nunziati era una domanda che pone sotto critica i doppi standard della politica, in questo caso europea, quindi è più che legittima. Aver reagito a quella domanda con un licenziamento è un attacco alla libertà di stampa. Non esistono domande sbagliate”.

Per il presidente di Amnesty “il giornalismo italiano ha seguito in gran parte la narrazione della politica, indulgente e politicamente complice, verso Israele. La parola genocidio è rimasta per lungo tempo un tabù. L’Ue avrebbe dovuto, con i suoi Stati membri, prendere le difese della libertà di stampa, condannare in maniera molto netta gli assassini mirati di centinaia di giornalisti e giornaliste”.

E ancora: “C’è una politica del governo israeliano, che è responsabile da decenni di crimini di diritto internazionale. Il ministro della Sicurezza nazionale Ben-Gvir rappresenta la politica del governo Netanyahu, i coloni sono un’arma del governo israeliano, lo Stato israeliano sostiene i coloni, quindi non si può prendere un pezzetto del problema e dire ‘abbiamo risolto’. L’accordo di associazione Unione Europea-Israele è proprio la cartina di tornasole, dato che l’articolo 2 dell’accordo contiene una clausola sui diritti umani. Quando lo vogliono far rispettare questa clausola?”, ha rivendicato Noury.

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Il Fatto Quotidiano

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