Dc, continua la narrazione macchiettistica. La versione di Giorgio Merlo
- Postato il 22 marzo 2026
- Politica
- Di Formiche
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La recente scomparsa di Paolo Cirino Pomicino ha nuovamente riproposto, e per l’ennesima volta, il ruolo politico e storico che ha avuto la Democrazia Cristiana nella vicenda democratica del nostro Paese.
E Cirino Pomicino ha contribuito, con il suo concreto apporto politico e culturale, a definirne l’identità e, soprattutto, la sua attività di governo.
Un ruolo, però, quello della Dc, che gli storici detrattori del partito dei cattolici, come emerge anche dalle pagine di questi giorni, continuano a fornirne una narrazione sostanzialmente macchiettistica se non addirittura carnevalesca.
Della sua classe dirigente e del ruolo di governo che ha declinato per quasi 50 anni nella vita pubblica del nostro Paese.
Una narrazione che viene sostenuta soprattutto dalla sinistra nelle sue diverse e multiformi espressioni che era e resta sostanzialmente falsa, fuori luogo e profondamente distorta.
Se durante la sua presenza reale la Dc era vissuta come una sorta di “inciampo della storia” o un’associazione a delinquere o, peggio ancora, come un partito profondamente immorale e legato solo ed esclusivamente al potere, oggi quel giudizio dovrebbe essere oggettivamente rivisto.
Questi, del resto, erano i giudizi concreti della sinistra comunista, degli organi di informazione e della cosiddetta società civile che, ieri, come oggi, fiancheggiavano la sinistra nel nostro paese.
Ora, e senza indulgere in tentazioni nostalgiche o in letture puramente agiografiche, forse è arrivato il momento per invitare gli storici detrattori e gli incalliti liquidatori dell’esperienza democratico cristiana sottolineare che la Dc dal 1945 al 1994 ha svolto un altro ruolo.
È stata, cioè, protagonista di un’altra storia e, soprattutto, ha declinato un progetto politico e di governo che non sono neanche lontanamente paragonabili alla lettura strumentale e blasfema che descrivono i suoi nemici storici.
Al riguardo, non si capisce perché debba persistere, malgrado la realtà evidenzi in modo oggettivo e persin plateale l’esatto contrario, una lettura storica, politica e culturale del tutto parziale, faziosa, settaria e strutturalmente falsa e tendenziosa.
E cioè, la lettura secondo la quale la Dc non può essere letta ed interpretata come un partito che ha conservato, consolidato ed inverato i principali pregi di un soggetto politico democratico, popolare, plurale, riformista e profondamente di governo.
Nessuno può, realisticamente e ragionevolmente, sostenere che la Dc è stata solo un banale agglomerato di potere.
Non si governa un paese come l’Italia per quasi 50 anni se non si è in grado di dispiegare un vero e proprio ruolo politico, nonché un credibile progetto di governo.
E la Dc ha potuto farlo anche e soprattutto grazie al suo profilo e alla sua organizzazione, cioè il sistema delle correnti.
Correnti che, al di là degli alti e bassi com’è naturale che sia, erano lo specchio della capacità di rappresentare le varie istanze riformiste, culturali e sociali del nostro paese.
Anche perché, come amava sempre dire Guido Bodrato, autorevole leader della sinistra Dc, “la storia della Dc è la storia delle sue correnti”.
Ecco perché, anche quando si ricorda un leader come Paolo Cirino Pomicino, si deve avere l’onestà intellettuale di giudicare e valutare la Dc per quella che è stata e non per quello che uno vorrebbe fosse stata.
Se ne devono fare una ragione, appunto, anche gli storici detrattori e gli incalliti liquidatori della cinquantennale esperienza della Democrazia Cristiana.