Dazi, il mondo dello shipping resta ottimista: “Ripercussioni sull’export ma anche effetti positivi”

  • Postato il 3 aprile 2025
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nave container mareggiata

Genova. “Preoccupati per i dazi? No, lo shipping si adatta a tutto: abbiamo vissuto la sovracapacità strutturale degli anni 2008-2018, la pandemia, il Green Deal 2021, con gli italiani strapenalizzati, la guerra in Ucraina, gli Houti, il Golfo di Aden, Suez, passano 13-14 mesi, arriva Trump, diciamo che non ci manca il tempo e la capacità di reazione”. A margine del convegno di Assoagenti Stefano Messina, presidente di Assarmatori, commenta la stretta sui dazi Usa, annunciata ieri dal presidente Donald Trump.

“Io penso che non siano provvedimenti che tutto sommato saranno definitivi – spiega – il concetto del Trump negoziatore nella mia testa ce l’ho ancora. Peraltro, a livello di shipping in senso stretto, quindi trasporto marittimo più che catena logistica, penso che possa, paradossalmente, avere effetti positivi perché comunque ci sarà un po’ di rivoluzione nei servizi, di disrupting, sul breve medio termine come reazione”. Ma c’è un aspetto da monitorare: “Se la sanzione per costruire nei cantieri cinesi dovesse essere definitiva e non negoziata, nel corso dei prossimi mesi potrebbe stravolgere le cose”.

I nuovi dazi, comunque, avranno ripercussioni sulla nostra economia. “Noi abbiamo negli Stati Uniti il principale paese di export fuori dal dall’Unione Europea – ricorda Gian Enzo Duci, vicepresidente di Conftrasporti e docente universitario – per noi per l’export con gli Usa è più importante rispetto alla Cina. A Genova e in Liguria, in effetti, potrebbero esserci ripercussioni sulla nautica, perché gli Stati Uniti sono uno dei principali mercati e, complessivamente, per tutta la gamma nostra dell’industria: siamo forti nell’export sul tessile, sulla chimica, sulla meccanica e sono tutti prodotti che subiranno un un dazio addizionale”.

Generico aprile 2025

Ma gli agenti e i broker marittimi genovesi oggi si interrogano anche sulla fuga dei cervelli all’estero, al centro del convegno che si svolge in Fondazione Carige. “Noi ci vantiamo di essere al centro del mondo dello shipping – spiega il presidente di Assagenti, Gianluca Croce – ci sforziamo per formare i giovani e, sicuramente, è una beffa il fatto che poi vadano all’estero. E se da un lato è una soddisfazione, perché conferma che la nostra genovesità è apprezzata, dall’altro perdiamo risorse importanti. Io ritengo che un’esperienza all’estero sia sempre importante ma l’obiettivo è rendere il nostro cluster attrattivo affinché questi cervelli dopo essere scappati e aver fatto un un bel refresh, tornino indietro e mettono a disposizione le loro risorse e le loro idee”.

Una preoccupazione che, per il presidente di Regione Liguria Marco Bucci, deve comunque essere ridimensionata: “I numeri del Comune di Genova che dicono esattamente l’opposto – spiega – nel 2020 a Genova c’erano 102.900 persone tra 15 e 35 anni. Nel 2024, nello stesso range di età, erano 108.276, quindi stanno crescendo. E questo è su tutte le fasce. Quelli che dicono che i giovani se ne vanno da Genova sbagliano. I numeri dicono esattamente il contrario. E invece è importante dire che Genova si è aperta. Negli ultimi 7-8 anni ha aperto le frontiere, cioè la gente deve andare fuori, perché è una è opportuno andare a conoscere il mondo, ma poi si ritorna arricchiti. E questi numeri dicono che quando ci sono persone nostre che vanno fuori, ci sono anche persone che dalle altre parti vengono da noi. Quindi abbiamo un sistema che è sinergico l’uno con l’altro. Questo è il vero progresso, è il sistema che vince”.

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Genova24

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