Dazi di Trump, la “patetica” Ue replica unita e mette nel mirino Apple, Musk & co.

  • Postato il 3 aprile 2025
  • Politica
  • Di Blitz
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L’ora X è scattata a mezzanotte, alle 6 del mattino per chi si è svegliato in Italia: i dazi di Donald Trump si abbattono anche sull’Unione europea, una tagliola con le tariffe che si impennano di un più 20% su tutte le auto e i camion leggeri importati negli Usa.

Trump annuncia il “Liberation day” americano

“Liberation day” lo chiama retoricamente Trump, una mossa altamente annunciata, minaccia tattica sempre pendente con la nuova amministrazione Usa, che oggi diventa realtà e obbliga l’Europa ad una affannosa replica.

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Dazi di Trump, la “patetica” Ue replica unita, Apple, Musk & co. nel mirino. E l’arma di fine mondo (foto Ansa-Blitzquotidiano)

Difficile se non impossibile cercare un senso economico a questa mossa, fatto sta che di sicuro innesca una spirale negativa sui prezzi (in America, soprattutto) e accende la scintilla di una guerra commerciale che diventerà monetaria. Inoltre pregiudica la crescita globale e sta già affossando i mercati dei capitali.

Per l’Europa, bollata come “patetica” e rea negli strali dell’inquilino della Casa Bianca di aver “derubato per anni” gli Usa, le sovrattasse toccheranno il 20%, contro il 10% applicato invece alla Gran Bretagna. Dunque, la risposta Ue prevede due fasi. Prima Harley-Davidson, yacht extralusso o bourbon. Con il Liberation Day scattano i “dazi reciproci”, poi Bruxelles alzerà il tiro mettendo nel mirino il cuore pulsante dell’America: la Silicon Valley.

Prima i dazi reciproci con big-tech nel mirino

La strategia Ue si fonda sulle radici profonde che i colossi americani del tech – al pari delle grandi banche e delle Big Pharma – hanno messo nel continente. L’Ue ha già costruito un solido arsenale normativo per tutelare l’equilibrio nel mercato continentale con il Digital markets act (Dma) – pensato sulla falsariga delle norme antitrust per frenare l’espansione delle major del tech americane e cinesi punendo con pesanti sanzioni chi strozza la concorrenza – come punta di diamante. Tecnicamente, le parti si avviano a uno scontro la cui una soluzione lose-lose è il suo esito più conseguente.

Apple – da tempo chiamata a rendere più aperto il suo sistema operativo iOS – e Meta rischiano di essere le prime a subire le conseguenze delle ritorsioni sui dazi incappando in multe che possono toccare il 10% del fatturato globale annuo.

L’arma di fine mondo della Ue

E in prima fila c’è Elon Musk, il best buddy di Trump, che dai dazi rischia un duro contraccolpo su Tesla e già da mesi è sotto la stretta sorveglianza dell’Ue per le sue incursioni scomposte nella politica continentale e per la disinformazione che, agli occhi di Palazzo Berlaymont, circola senza freni sulla sua piattaforma.

E, se la tensione dovesse salire ancora, sul tavolo di Bruxelles c’è il bottone rosso della sua politica commerciale: lo strumento anti-coercizione. Porterebbe a misure drastiche, dalla chiusura del mercato alle multinazionali americane al congelamento di brevetti e investimenti Usa. Per azionarlo, però, serve l’avallo di almeno 15 Paesi membri.

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Blitz

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