Dalle banlieue francesi alla proposta di legge che piace a Vannacci. Breve storia della remigrazione
- Postato il 2 febbraio 2026
- Di Il Foglio
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Dalle banlieue francesi alla proposta di legge che piace a Vannacci. Breve storia della remigrazione
Introdurre l'istituto della remigrazione, espellere non solo gli immigrati irregolari, ma anche "qualsiasi straniero autore di delitti sul territorio nazionale" e formalizzare un "patto di remigrazione volontaria". Sono solo alcuni dei dieci punti della proposta di legge di iniziativa popolare "Remigrazione e riconquista" che in meno di 24 ore ha raggiunto le cinquantamila firme necessarie per presentare il testo in Parlamento. La proposta è partita dal Comitato nazionale Remigrazione e Riconquista che è nato dall'iniziativa congiunta di CasaPound Italia, Rete dei Patrioti, VFS e Brescia ai Bresciani. Questa galassia neofascista proprio il giorno prima aveva provato a presentare il testo, sponsorizzato dal deputato leghista Domenico Furgiuele, in una sala della Camera dei deputati. Il tentativo è però fallito perché le opposizioni hanno occupato la sala cantando Bella Ciao e Fischia il Vento, costringendo in questo modo il presidente della Camera Lorenzo Fontana ad annullare tutte le conferenze stampa della giornata. Il regista di tutte queste operazioni è il generale Roberto Vannacci, fresco di nuovo marchio registrato, "Futuro nazionale", e in procinto di lasciare, o farsi cacciare, dalla Lega (di cui è vicesegretario). Il punto di contatto tra il mondo dell'ultradestra italiana e Vannacci sembrerebbe essere quindi la remigrazione. Ma cos'è esattamente? Il termine è diventato la nuova parola d'ordine delle sigle neofasciste di mezza Europa. Letteralmente significa "migrazione indietro", ma si tratta di un eufemismo dietro cui si cela, secondo la definizione dell'Accademia della Crusca, "l'espulsione forzata, deportazione di massa di persone con una storia di migrazione". In Italia il sostantivo "remigrazione" ha avuto così tante ricerche su Google nel corso del 2025 che la Treccani Online l'ha inserita tra i neologismi di quell'anno. Ma, in realtà, la parola, utilizzata per la prima volta con questo significato agli inizi degli anni '90 in Francia, era solamente sfuggita dai radar per poi ricomparire una trentina di anni dopo.
Come detto, quindi, la nuova accezione della remigrazione si inizia a usare negli ambienti di estrema destra in Francia negli anni '90, specialmente nelle banlieue dove vivevano insieme i discendenti degli immigrati dal continente africano e le classi popolari autoctone, con scontri continui che poi hanno portato nel 2005 a una delle più importanti rivolte del paese. Il malcontento è stato poi incanalato nel partito di estrema destra Front National che, durante la campagna elettorale per le elezioni regionali francesi del 1992, ha presentato uno slogan che si richiamava al concetto di remigrazione: “Quand nous arriverons, ils partiront!” (quando arriveremo noi, loro se ne andranno). Dopo di che, per qualche decennio, della remigrazione si perde ogni traccia, o almeno così sembrerebbe. Dopo il crollo dell'Unione sovietica, grazie alle relazione che Aleksandr Dugin è riuscito a intrecciare con lo scrittore e filosofo Alain de Benoist, fondatore del movimento culturale Nouvelle Droite, inizia a crearsi un rapporto tra il tradizionalismo europeo e il neo-imperialismo russo. Entrambe le ideologie si basano sulla crezione di una nuova destra multipolare che difenda le identità culturali delle singole nazioni minacciate dall'arrivo dei migranti: il compito di un patriota è infatti quello di difendere la "purezza" della nazione e l'unico modo per farlo consiste nel separare le culture.
La remigrazione rimane quindi latente almeno fino al 2014 quando il termine compare sia in Francia, dove Laurent Ozon, al tempo collaboratore della leader del Front national - oggi Rassemblement national - Marine Le Pen ha lanciato una proposta di un Mouvement pour la remigration, sia in Germania quando il Bloc Identitaire, movimento di estrema destra - divenuto poi Les Identitaires - ha organizzato un convegno per la remigrazione, in cui si definiva un piano dettagliato contro l’immigrazione di massa e la creazione di un alto commissariato ad hoc. Qualche anno dopo il movimento giovanile di Les Identitaires, Generazione Identitaria, si è impegnato nel progetto Defend Europe che consisteva nel comprare o affittare alcune navi per ostacolare i soccorsi dei migranti in mare. Il movimento, sciolto nel 2021 per ordine del ministro dell'Interno Darmanin, nel 2017 ha navigato nelle acque del Mediterraneo per "svelare il lato oscuro delle Ong". Quelli che fino a questo momento erano considerati casi isolati hanno trovato un portavoce nel 2023 nell'attivista di estrema destra austriaco Martin Sellner. Il collettivo Correctiv ha fatto sapere che il 25 novembre di quell'anno a Potsdam, l'attivista ha tenuto un incontro segreto con alcuni membri dell'AfD, in cui ha annunciato le sue teorie contro l'immigrazione, tra cui il suo piano di deportazione di due milioni di persone dalla Germania. Le tesi poi sono state pubblicate poche settimane dopo in una raccolta che è diventata un vademecum e una guida per gli estremisti di tutta Europa: Remigration. Ein Vorschlag ("Remigrazione. Una proposta"). In Italia il libro è stato pubblicato lo scorso anno dalla casa editrice Passaggio al bosco che nel suo catalogo pubblica, tra gli altri, anche testi di ex nazisti, capi delle SS, e che ha fatto nascere molte polemiche all'ultima edizione di Più Libri più liberi.
La tesi principale di Sellner, visto da molti come l'ideologo della remigrazione, parte dal presupposto che il multiculturalismo abbia fallito e che sia solamente uno strumento per aumentare i conflitti in un paese. A questo concetto l'attivista austriaco, a cui è stato negato l'ingresso negli Stati Uniti e nel Regno Unito, oppone quello dell'assimilazione: Sellner divide gli abitanti di origine straniera in due parti, assimilati e non assimilati. L'assimilazione si ha quando lo straniero si sente e si comporta come se fosse un autocnono, e la società lo ripaga trattandolo, appunto, come tale. L'assimilazione, nella visione di Sellner, diviene fondamentale per prevenire quella che gli estremisti agitano come uno spauracchio: la sostituzione etnica. Il grande successo che ha avuto il libro nella galassia dell'ultradestra ha portato molti estremisti a seguire il modello remigrazionista ideato da Sellner e a riproporlo nei singoli paesi. Così ha fatto l'AfD tedesca a fine gennaio 2024 presentando un "programma di reimmigrazione" in sette punti senza fare distinzione tra stranieri che risiedono illegalmente nel paese oppure immigrati che sono diventati cittadini. Nel programma si chiedeva infatti, tra gli altri punti, di "dare priorità al rimpatrio di cittadini stranieri considerati una minaccia per la sicurezza pubblica, estremisti e criminali gravi" oppure far perdere il permesso di soggiorno a "chiunque porti in Germania i conflitti della propria patria commettendo crimini". Allo stesso modo nel programma elettorale del Partito della Libertà d’Austria, forza politica di estrema destra, c'era un passaggio in cui si diceva di "rimpatriare le persone che sono venute da noi, hanno commesso reati, si sono rifiutate di integrarsi o diffondono idee islamiste radicali. È quindi necessaria anche una legge che vieti l'Islam politico!". Ma i casi sono tanti.
A maggio 2025 le ultradestre europee si sono date appuntamento a Gallarate, in provincia di Varese, per la prima edizione del Remigration Summit 2025 organizzato da Andrea Ballarati, fondatore di Azione, Cultura e Tradizione. Tra gli ospiti c'era anche il generale Vannacci. E qui ritorniamo al legame tra l'eurodeputato della Lega e il Comitato nazionale Remigrazione e Riconquista. La proposta del Comitato, tra i dieci punti, prevede un inasprimento delle misure d'accoglienza, limitando l'attività delle Ong ed espellendo gli stranieri irregolari nel nostro paese. In parte questi punti facevano parte anche del programma di governo dell'esecutivo di Giorgia Meloni che sul tema dell'immigrazione, insieme al vicepremier Salvini. Entrambi per anni hanno utilizzato la retorica dei "porti chiusi", salvo poi scoprire, arrivat al governo, che quello slogan non faceva i conti con la realtà. Il modello Meloni, sposato oggi anche dalla Ue, è quello di gestione dei flussi: far entrare chi serve al sistema produttivo o ha diritto all'asilo e respingere velocemente chi non fa parte di queste due categorie. Esplusioni accellerate, è la parola d'ordine. Versione quanto mai annacquata della remigrazione sognata dagli estremisti di destra europei. E infatti le misure più simboliche del Comitato nazionale riguardano l'espulsione obbligatoria di qualsiasi straniero autore di delitti sul territorio nazionale, l'introduzione dell’istituto della remigrazione "quale strumento di governo del fenomeno migratorio" nonché l'istituzione di "un accordo tra lo stato e il singolo che consenta allo straniero regolarmente soggiornante in Italia di ricevere un contributo economico per il rientro nel paese d’origine a fronte della rinuncia definitive e irrevocabile a ogni diritto di soggiorno e cittadinanza in Italia". Queste però sono sempre state delle misure care agli ambienti dell'ultradestra, dove non ci sono solamente formazioni militanti. Dietro questa galassia c'è tutta un'opinione pubblica che va dalle case editrici, come appunto Passaggio al bosco, fino alle pagine social in stile Welcome to favelas che da anni pubblica foto e video sul degrado e sulla violenza in Italia, paragondola alle baraccopoli brasiliane, ma che negli ultimi anni ha cominciato ad associare con sempre maggior forza la presenza degli immigrati e il degrado.
Tutte queste realtà non hanno più un riferimento politico: un tempo andavano dietro a Fratelli d'Italia e alla Lega perché proponevano nei loro programmi la chiusura delle frontiere, anche con un blocco navale, per evitare di far entrare i migranti nel nostro paese. Una volta al governo, specialmente nel Conte I, Salvini in qualità di ministro dell'Interno ha provato a limitare l'arrivo degli stranieri, e per questo è stato coinvolto in due processi: quello sul caso Open Arms, in cui è stato assolto dalla Cassazione, e quello sulla Diciotti, dove il Parlamento non ha dato l'autorizzazione a procedere. Quando poi il centrodestra ha vinto le elezioni, sia Lega che Fratelli d'Italia sul tema dell'immigrazione si sono moderati. La politica dei "porti chiusi" si è rivelata una strategia impraticabile e la narrazione, come dicevamo, è passata dal bloccare ogni tipo di arrivo alla gestione, anche severa ma comunque pragmatica, dei flussi. Questo cambio di prospettiva sulle politiche migratorie ha fatto sì che il mondo dell'estrema destra italiana cercasse altrove qualcuno che potesse rappresentarli in Parlamento e che potesse portare alla "riconquista" del paese ed evitare che si materializzasse la tanto temuta sostituzione etnica. Magari qualcuno che ha da poco registrato un marchio.
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