Dai Giganti della Sila a Città dei Bruzi: la Provincia di Cosenza protagonista su Rai1 con Linea Verde Italia

  • Postato il 31 gennaio 2026
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Dai Giganti della Sila a Città dei Bruzi: la Provincia di Cosenza protagonista su Rai1 con Linea Verde Italia

Dai Giganti della Sila a Città dei Bruzi, dall’Università della Calabria alle prelibatezze enogastronomiche del territorio: la Provincia di Cosenza protagonista su Rai1 con Linea Verde Italia. Monica Caradonna e Tinto portano i telespettatori alla scoperta delle meraviglie del territorio calabrese.


COSENZA – L’inquadratura si apre lenta, solenne. La luce del mattino sale dalle colline, scivola sulle mura, indugia sulle feritoie, accende di oro antico la roccia. Il Castello Svevo di Cosenza emerge dal paesaggio come una presenza viva, un corpo che ha attraversato secoli senza mai arretrare. Da quassù la città non è un agglomerato di case: è una storia stratificata, un racconto che si dispiega, un respiro lungo. È da qui che Linea Verde Italia sceglie di cominciare il suo viaggio nella Provincia di Cosenza. Perché qui tutto converge: la memoria, la visione, il senso profondo di una terra che non si lascia ridurre a superficie. Sabato 31 gennaio, dalle 12.25 alle 13.20 su Rai1, Monica Caradonna e Nicola Prudente, in arte Tinto, accompagnano il pubblico dentro una Calabria che non chiede di essere guardata, ma attraversata.

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Il Castello, la danza, la scelta radicale di restare

Sulle terrazze del castello il tempo sembra sospeso. Poi accade qualcosa che rompe l’equilibrio apparente: la danza. I corpi dei ballerini della compagnia Create Dance entrano nello spazio monumentale e lo trasformano. I movimenti dialogano con la pietra, la sfidano, la accarezzano. Non è un’esibizione, è un gesto simbolico.

Create Dance nasce da una decisione condivisa: giovani professionisti che scelgono di restare in Calabria, di investire qui competenze, visione, futuro. Il castello, che per secoli ha difeso e osservato, ora assiste a una nuova forma di resistenza: la creatività radicata. Francesco lo dice senza enfasi, quasi come fosse un dato naturale, ma dietro quelle parole c’è una scelta ben ponderata: tornare nella propria terra non per mancanza di alternative, ma per convinzione. «La volontà era rientrare qui», racconta, «e creare le condizioni perché i giovani del territorio potessero avere un’opportunità reale di formazione e di lavoro». Investire in Calabria, costruire percorsi, dare strumenti: non chiedere di restare, ma rendere il restare possibile. In un territorio spesso raccontato come luogo di partenza obbligata, la decisione di fermarsi diventa un atto culturale prima ancora che professionale.

È in questo contesto che prende corpo “Tentazioni d’Opera”, la performance portata in scena per Linea Verde Italia all’interno del Castello di Cosenza. I danzatori attraversano le sale, si muovono lungo corridoi e scalinate, entrano e scompaiono tra le stanze di pietra. Il corpo diventa strumento di lettura del luogo, il movimento raccoglie l’eco della storia e la restituisce in forma contemporanea. Non c’è separazione tra passato e presente: la danza abita il castello, lo interroga, lo riattiva. “Tentazioni d’Opera” non è spettacolo nel senso tradizionale, ma una presenza che rompe il silenzio e lo trasforma. La pietra osserva, il corpo risponde. E in quel dialogo prende forma un messaggio chiaro: anche nei luoghi più antichi può nascere un linguaggio nuovo, capace di parlare ai giovani, al territorio, al futuro.

Cosenza, la città che ha insegnato all’Europa a pensare

Dal castello lo sguardo scende lungo il centro storico. Vicoli che stringono, palazzi che raccontano, scale che conducono non solo altrove, ma indietro nel tempo. La passeggiata arriva in Piazza XV Marzo, dominata dalla statua di Bernardino Telesio, filosofo cosentino del Cinquecento, uno dei grandi innovatori del pensiero rinascimentale. Daniel Cundari (poeta, scrittore e performer plurilingue di Rogliano, apprezzato anche all’estero) racconta «Bernardino Telesio rappresenta l’anima stessa della sua città natale: Cosenza che nel Cinquecento è il fulcro politico e culturale del Ducato di Calabria, sotto il dominio spagnolo degli Aragonesi. Definita l’Atene della Calabria, era crocevia di culture, per l’accoglienza che riservava ai suoi intellettuali». Le sue parole non spiegano: evocano. Trasformano la memoria in materia viva, rendono il passato una voce che continua a interrogare il presente.

Telesio rompe con la filosofia scolastica, mette la natura al centro dell’indagine, la riconosce come realtà autonoma, regolata da leggi proprie. La sua opera, “De rerum natura iuxta propria principia” (1565), influenzerà Giordano Bruno, Cartesio, Francis Bacon, Tommaso Campanella. Cosenza non è solo il luogo della sua nascita: è il laboratorio delle sue idee. L’Accademia Cosentina, definita Accademia Telesiana, diventa spazio di confronto, di libertà intellettuale, di modernità. Ancora oggi, camminando tra le pietre del centro storico, quella lezione sembra non essersi mai spenta.

La Torta Telesio

Tra i vicoli del cuore antico, in piazza Parrasio, tra palazzi nobiliari e memorie popolari, emerge il Gran Caffè Renzelli, fondato nel 1803. Due secoli di storia, sette generazioni, un luogo che ha attraversato il Risorgimento e la modernità. Qui, Francesco Renzelli presenta la Torta Telesio, pensata per celebrare il cinquecentenario della morte del filosofo cosentino. Un dolce che nasce dall’incontro di lupini gialli amalgamati alle mandorle, amarene intere che esplodono di dolcezza intensa e albicocche dal profumo solare. Ogni morso è un viaggio tra la tradizione e l’innovazione, un gesto che unisce storia, territorio e creatività culinaria. Qui la pasticceria diventa memoria viva: ogni fetta racconta una città, un filosofo, una famiglia che custodisce il tempo.

Viale Parco: quando il passato diventa infrastruttura del futuro

La narrazione cambia ritmo quando la città si apre a un segno urbano forte, riconoscibile: Viale Parco. Dove un tempo correvano i binari della linea ferroviaria Paola–Cosenza, oggi si snoda un asse ciclo-pedonale che unisce Cosenza e Rende. È un gesto urbanistico che parla chiaro: recuperare, riconvertire, includere. Un corridoio verde che attraversa quartieri, parchi, spazi sportivi, favorendo mobilità sostenibile e accessibilità per tutte le età. Qui l’infrastruttura non separa: connette. Ridisegna il modo di vivere la città.

Il centro storico che rinasce dal basso

Nel quartiere di San Francesco d’Assisi, la rigenerazione urbana non arriva dall’alto. Nasce dalle persone. Spazi dimenticati tornano a vivere grazie a cittadini attivi che trasformano l’abbandono in possibilità: yoga nei Giardini di Shiva, laboratori artigianali, biblioteche di comunità, nuove stamperie, teatro. È una città che si ricostruisce lentamente, ricucendo ferite profonde, restituendo dignità a strade rimaste troppo a lungo in silenzio.

MAB: l’arte cammina accanto alle persone

Su Corso Mazzini, l’arte accorcia le distanze. Il Museo all’Aperto Bilotti scorre lungo i 990 metri di Corso Mazzini come un filo continuo di bellezza che entra nella vita quotidiana senza chiedere permesso. Qui l’arte non è separata dal passo dei cittadini, non è chiusa, non è silenziosa. Vive. Respira. Cammina accanto alle persone. Il MAB di Cosenza è un museo senza porte e senza orari, una galleria permanente a cielo aperto che ospita oltre trenta sculture di maestri dell’arte moderna e contemporanea – artisti nazionali e internazionali da Giorgio De Chirico a Mimmo Rotella, da Emilio Greco ad Arturo Martini – trasformando il cuore della città in uno spazio culturale diffuso, accessibile, condiviso. Dal 2005 ha rivoluzionato il concetto stesso di museo, liberandolo dalle pareti e restituendolo allo spazio urbano, dove l’arte torna a dialogare con la vita reale.

Tra le opere iconiche, “Ettore e Andromaca” di Giorgio De Chirico emerge come un racconto sospeso tra amore e destino, mentre “San Giorgio e il Drago” di Salvador Dalí incarna il conflitto eterno tra bene e male. Sculture che non dominano lo spazio, ma lo abitano, instaurando un confronto diretto con chi passa, con chi si ferma, con chi guarda distrattamente e poi, all’improvviso, rallenta. Il MAB non chiede competenze, non impone percorsi obbligati. Invita. Accoglie. Sorprende. Le avanguardie del Novecento si mescolano al rumore della città, ai dialoghi, alle vetrine, alle stagioni. L’arte diventa esperienza quotidiana, presenza costante, parte integrante del tessuto urbano e dell’identità cosentina.

Ogni opera è un capitolo di una narrazione più ampia, un dialogo continuo tra passato, presente e futuro. Ed è proprio in questa fusione che il MAB trova la sua forza: non celebra l’arte come oggetto distante, ma come relazione viva. Così Cosenza si afferma come polo culturale aperto, contemporaneo, internazionale, dimostrando che la bellezza, quando è condivisa, può cambiare il modo di abitare una città. Il Museo all’Aperto Bilotti è questo: non una collezione, ma una visione. Un invito permanente a incontrare la cultura. A raccontare questo dialogo tra spazio urbano e opere pubbliche è Paola Morano, che accompagna lo spettatore dentro una città che ha scelto di vivere l’arte come parte integrante della propria identità.

La Sila: il tempo che rallenta, la natura che insegna

Dalla città lo sguardo si espande. La strada sale. L’aria cambia. La Sila appare come una presenza immensa, silenziosa, necessaria. Tra Monte Scuro, Celico e Camigliatello, Linea Verde Italia scopre produzioni enogastronomiche identitarie. Tinto assapora le specialità del territorio. Il conduttore di Linea Verde Italia degusta la Patata della Sila, farinosa e dolce, ideale per zuppe e preparazioni rustiche, accompagnata dai funghi porcini dal profumo terroso e irresistibile. Il caciocavallo silano, dal sapore deciso e leggermente piccante, scioglie la tradizione in bocca, mentre il capicollo, aromatico e stagionato, sprigiona note affumicate e speziate. Non mancano i peperoncini, concentrato di sole e sapore, perfetti per arricchire ogni piatto.

Ogni assaggio è un viaggio: la terra parla, il bosco profuma, il tempo della tradizione si mescola alla modernità della cucina, trasformando ogni morso in un’esperienza indimenticabile. Con Tinto, il gusto diventa protagonista del racconto, e la Calabria si rivela anche attraverso i suoi sapori più autentici, caldi e sinceri.

Le meraviglie della Sila

Nel cuore fitto del bosco si ergono i Giganti della Sila, pini larici millenari, i più antichi d’Europa, custodi silenziosi della leggendaria Silva Brutia. Non sono semplici alberi: sono colonne del tempo, memoria verticale di un ecosistema che ha attraversato secoli, tempeste e silenzi. L’aria qui è pura, le passeggiate tra i sentieri un invito a respirare la storia della Calabria. Percorsi di terapia forestale realizzati con il CNR rendono l’esperienza non solo emozionale, ma anche salutare, mentre la qualità dell’aria si colloca tra le migliori d’Europa. Qui il tempo non scorre: si dilata. «I pini larici sono simboli identitari della Calabria», racconta Simona Lo Bianco, responsabile della gestione operativa del sito FAI. «Tutelare questa riserva significa proteggere un patrimonio naturale, ma anche culturale e storico».

Per far conoscere davvero la voce dei Giganti, un sound designer ha trasformato i suoni del bosco in un’esperienza immersiva: il fruscio delle foglie, il vento tra i rami, il richiamo degli uccelli, combinati con la risonanza dei tronchi secolari, creano un mix sensoriale unico. Un invito a ascoltare, rispettare e sentire la bellezza naturalistica come non mai, trasformando una passeggiata nella Sila in un viaggio che parla direttamente ai sensi e alla coscienza ambientale.

L’Università della Calabria: la scienza che ascolta il territorio

A pochi chilometri, un altro futuro prende forma. All’Università della Calabria, la ricerca diventa strumento concreto al servizio della collettività. Il rettore Gianluigi Greco, il più giovane d’Italia, accoglie la troupe nel campus, mentre il professor Raffaele Agostino presenta STAR, infrastruttura di ricerca unica del Belpaese. «È nata dall’idea di mettere in connessione discipline diverse – fisica, chimica, biologia – per trovare soluzioni comuni», spiega Agostino. «Al centro c’è una sorgente di raggi X innovativa che permette di studiare oggetti, terreni, piante, rocce e tessuti con una risoluzione altissima, senza distruggerli». Una sfida che guarda alla sanità calabrese, alla diagnostica precoce, alla tutela dei beni culturali.

Il racconto dietro il racconto

La narrazione prende forma grazie al lavoro dei capoautori Alessandra Curia, originaria di Cosenza, e Domenico Nucera, in collaborazione con il Comune di Cosenza. Un racconto costruito sul campo, fatto di ascolto, immagini, relazioni.

«Nel nostro viaggio non poteva mancare il binomio natura-gastronomia», sottolinea l’autrice Rai Angela Costantino, originaria di Crotone, valorizzando il territorio anche attraverso ricette a zero sprechi. Perché sostenibilità e identità non sono concetti astratti: camminano insieme.

Monica Caradonna e Tinto: lo sguardo che sorprende

Con Linea Verde Italia, Monica Caradonna e Tinto accendono una luce diversa sulla Calabria.
«Amiamo la Calabria», confessa Monica. «Qui la città ti accoglie: pulita, ordinata, viva, piena di storia ed energia». Per lei il viaggio è scoperta continua: dall’università guidata dal rettore più giovane d’Italia ai laboratori che stanno cambiando il modo di fare ricerca.

Tinto osserva paesaggi e persone con il suo sguardo ironico e sincero: «La Calabria è una terra autentica. Giriamo tante regioni, ma poche hanno questo sapore di genuinità». E conclude, con il suo inconfondibile sorriso: «La Calabria è il piccante della vita… e serve sempre!».

Il gran finale: la musica come sintesi

Il viaggio si chiude al Teatro Alfonso Rendano. Le luci si abbassano. L’Orchestra Sinfonica Brutia, diretta dal maestro Francesco Perri, riempie lo spazio. La musica diventa sintesi di tutto: la pietra del castello, il pensiero filosofico, il bosco, la ricerca, la danza.

Qui la cultura non è decorazione. È motore. La Calabria non è una meta. È un’esperienza che resta addosso. E la Provincia di Cosenza, raccontata da Linea Verde Italia, non si limita a mostrarsi: travolge, interroga, resta.

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