La rivalità tra Washington e Teheran affonda le sue radici nel 1979, anno della Rivoluzione iraniana. Fino a quel momento, l'Iran era guidato dallo Scià Mohammad Reza Pahlavi, stretto alleato degli Stati Uniti. La sua deposizione il 16 gennaio 1979 e il ritorno dall'esilio dell'ayatollah Ruhollah Khomeini trasformarono il Paese in una Repubblica Islamica.
Il punto di non ritorno nei rapporti con gli Usa fu raggiunto il 4 novembre 1979, quando un gruppo di studenti islamici assaltò l'ambasciata statunitense a Teheran, sequestrando il personale. Vediamo come sono andate le cose attraverso l'articolo "La crisi degli ostaggi" di Massimo Liberti, tratto dagli archivi di Focus Storia.. La crisi degli ostaggi. Il nome che si ricorda è quello di "Operazione artiglio d'aquila". L'immagine che ne resta è quella di un elicottero carbonizzato nel deserto iraniano. La vicenda è il fallito blitz militare per la liberazione degli ostaggi nell'ambasciata americana di Teheran. Un fallimento dovuto a una collisione aerea che costò la vita a otto soldati, la notte tra il 24 e il 25 aprile 1980.
La "crisi degli ostaggi" cominciata in un giorno di pioggia del novembre 1979, quando un gruppo di studenti islamici aveva preso d'assalto l'ambasciata statunitense sequestrandone il personale, toccò quella notte il suo momento peggiore.. Rivoluzione. Tutto era cominciato qualche mese prima, con la cosiddetta "rivoluzione iraniana". Il 16 gennaio 1979 lo scià Mohammad Reza Pahlavi, sovrano nazionalista, era stato rovesciato; il 31 l'ayatollah sciita in esilio Ruhollah Khomeini era rientrato in patria da trionfatore e il 30 marzo 1979 era nata la Repubblica islamica dell'Iran.
In ottobre lo scià, che si era rifugiato in Egitto, partì per gli Stati Uniti con l'intento di curare il tumore di cui era ammalato da tempo. Il nuovo governo iraniano temeva però che questo viaggio fosse il preludio di un accordo tra Pahlavi e gli Usa per un intervento militare in Iran. Khomeini chiese quindi l'estradizione dell'ex re. Di fronte al rifiuto statunitense, l'ayatollah organizzò una violenta campagna antiamericana, che individuava negli Usa il "Grande Satana" nemico dell'islam.. L'Assalto. Sulla scia delle dichiarazioni di Khomeini, il 4 novembre del 1979 un gruppo di studenti musulmani (tra i quali, secondo alcuni testimoni, ci sarebbe stato anche l'ex-presidente Ahmadinejad, probabilmente ucciso nel raid americano contro Teheran del 28 febbraio 2026) assaltarono l'ambasciata statunitense a Teheran e presero in ostaggio 66 persone. Gli studenti liberarono quasi subito alcuni afro-americani, donne e malati. Rimanevano 52 ostaggi, dichiarati dai sequestratori "ospiti dell'ayatollah". Il trattamento loro riservato fu però tutt'altro che ospitale: bendati, in isolamento e impossibilitati a parlare tra di loro, gli ostaggi erano sottoposti a pesanti pressioni psicologiche e sfamati prevalentemente a noccioline.
In cambio della loro liberazione si chiedevano le scuse statunitensi per l'appoggio dato allo scià e la consegna dell'ex sovrano alle autorità iraniane, affinché venisse sottoposto a processo (e giustiziato).. Reazione. Gli Stati Uniti, guidati da Jimmy Carter, risposero interrompendo le importazioni di petrolio dall'Iran e "congelando" 8 miliardi di dollari derivanti da attività iraniane negli Usa. Ma in primavera la situazione era ancora immutata. Si decise allora di tentare la via del blitz militare, che però si risolse in un fallimento completo.. Ingerenza usa. Tre mesi più tardi, il 27 luglio 1980, moriva al Cairo (dove era nel frattempo tornato) Reza Pahlavi. Ma neanche questo servì a restituire la libertà agli ostaggi: caduta la richiesta di estradizione, restava quella delle scuse per la presunta ingerenza americana negli affari interni dell'Iran.. Accordo. Carter pagò l'incapacità di risolvere la crisi con la sconfitta alle elezioni presidenziali del novembre 1980, vinte da Ronald Reagan. Prima di concludere il mandato, Carter continuò però la negoziazione. Il risultato fu un accordo firmato ad Algeri tra Usa e Iran. Gli Stati Uniti promettevano di non interferire in futuro negli affari interni della Repubblica islamica e la restituzione dei miliardi confiscati.. Scheletri nell'armadio. Nella stessa occasione si presero però anche accordi segreti (scoperti poi nel 1985) per una fornitura di armi americane all'Iran, che dal settembre 1980 era in guerra con l'Iraq. Con il ricavato, l'amministrazione Reagan finanziò in nero i "contras" del Nicaragua, oppositori del governo in carica (di stampo marxista).. La fine dell'incubo. La crisi, in ogni caso, si era chiusa. L'annuncio venne dato il 20 gennaio 1981, in coincidenza con l'insediamento del nuovo presidente Ronald Reagan. Tra i due eventi trascorsero pochi minuti, lasciando a molti il dubbio che la liberazione fosse stata appositamente ritardata. Per gli ostaggi era comunque la fine di un incubo durato 444 giorni..