Da Follow the money a Follow the data, la nuova sfida ai narcos della ‘ndrangheta
- Postato il 20 aprile 2026
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Il Quotidiano del Sud
Da Follow the money a Follow the data, la nuova sfida ai narcos della ‘ndrangheta
I maxi sequestri di droga influenzano il mercato mondiale delle criptovalute, la nuova sfida ai narcos da follow the money a follow the data
Da “Follow the money” a “Follow the data”. La «proiezione» del pensiero di Giovanni Falcone nel terzo millennio dovrà essere alla base della strategia per il contrasto alle nuove rotte del narcotraffico, che ormai vanno di pari passo col mercato dei dati delle criptovalute. Per Giovanni Tartaglia Polcini, magistrato e consigliere giuridico presso il ministero degli Affari esteri e della cooperazione internazionale, è «la sfida più urgente». Nel corso di un’audizione davanti alla Commissione parlamentare antimafia, che prosegue gli approfondimenti sul crimine transnazionale con particolare riferimento al narcotraffico, Tartaglia Polcini ha citato uno studio dell’Università di Padova che ha dimostrato che ogni volta che si sequestrano ingenti quantità di cocaina il mercato mondiale dei blockchain subisce una flessione misurabile. Sembra essere trascorsa un’era da quando al broker calabrese Nicola Assisi, la cui latitanza finì in Brasile, sequestrarono tanti milioni di dollari che la polizia dovette pesare, anziché contare, le banconote. Eppure era soltanto il luglio 2019. Oggi i proventi del narcotraffico non si pesano perché diventano dato. Un dato capace di provocare terremoti nelle piattaforme finanziarie clandestine in cui finisce il grosso degli investimenti delle mafie, e della ‘ndrangheta in particolare.
LA NUOVA SFIDA: FOLLOW THE DATA
«Questo studio – ha detto il magistrato, rivendicando orgoglio nazionale – consegna un dato di conoscenza scientifico inoppugnabile. Una quantità enorme di danaro proveniente dal narcotraffico viene investita in Blockchain. Non sono solito dare grandezze numeriche perché bisogna essere prudenti, però vi dico quello che dicono gli altri. Le fonti più accreditate in alcuni casi parlano del 70 per cento dei proventi del narcotraffico investito in Blockchain. È evidente che dobbiamo guardare ai Blockchain. Dobbiamo iniziare a rafforzare risorse tecniche ed impegno anche a questa nuova area, passando da quello che viene definito storicamente come follow the money al nuovo concetto di follow the data». Non è un caso che il prossimo incontro di tutti procuratori nazionali sulla cooperazione giudiziaria sarà interamente dedicato al “Follow the data”. La «nuova sfida».
BLOCKCHAIN: IL LIBRO MASTRO DELL’INVISIBILITÀ
Per comprendere come la ‘ndrangheta stia colonizzando il futuro, bisogna guardare alla blockchain non come a una moneta, ma come a una tecnologia di mimetizzazione. La blockchain è, semplificando, un registro digitale distribuito. Un libro mastro contabile che non risiede nel server di una singola banca, ma è copiato simultaneamente su migliaia di computer in tutto il mondo. Ogni transazione è un “blocco” concatenato al precedente tramite crittografia; una volta scritto, è immutabile e non necessita di intermediari centrali.
Per le cosche della ’ndrangheta, questo significa poter spostare capitali immensi da una parte all’altra del pianeta in pochi secondi, bypassando i controlli valutari e le segnalazioni per operazioni sospette (SOS). Se un tempo il limite era il peso fisico delle banconote — emblematico il caso citato da Tartaglia Polcini del narcos calabrese Nicola Assisi e di suo figlio, arrestati in Brasile con una tale quantità di contante da dover essere pesata anziché contata — oggi il denaro diventa dato. Seguire quel dato (follow the data, appunto) significa infilarsi nei gangli di un sistema che, pur essendo pubblico, garantisce uno pseudonimato quasi impenetrabile senza una cooperazione tecnica internazionale di altissimo livello.
OSMOSI ‘NDRANGHETA-PCC
Ma la tecnologia è nulla senza la struttura organizzativa. L’audizione di Tartaglia Polcini ha squarciato il velo su un fenomeno che i magistrati calabresi denunciano da tempo. L’osmosi di esperienza tra la ‘ndrangheta e il PCC (Primeiro Comando da Capital). Il PCC non è un semplice cartello, è un “big criminal network” nato nelle prigioni di San Paolo, che oggi agisce come una vera e propria multinazionale del crimine, essendo presente in 22 Paesi.
L’elemento di novità è la ricostruzione storica fornita in Commissione. Il sospetto, quasi certezza, che il PCC abbia mutuato la propria struttura solida e gerarchica proprio dalle mafie italiane. Esiste un’evidenza storica di una compresenza per anni, nelle stesse celle brasiliane, di detenuti esperti nell’organizzazione di gruppi criminali, in particolare campani, insieme a esponenti del PCC. Questa condivisione di spazi ha generato un travaso di know-how. La ‘ndrangheta, invece, ha fornito il modello di mafia strutturata. Quando Tartaglia parla dell’evoluzione del PCC dice che non bisogna meravigliarsi perché «il canone della ‘ndrangheta è presente a livello globale».
IL CASO MORABITO E IL SUPPORTO DEL PCC
Il legame tra i clan calabresi e i brasiliani ha trovato la sua conferma plastica nella vicenda di Rocco Morabito,detto “’U Tamunga”, considerato per anni il re del narcotraffico milanese e aspromontano. La sua fuga rocambolesca dal carcere di Montevideo, nel 2019, non è stata un colpo di fortuna. Tartaglia Polcini ha ribadito come Morabito sia stato supportato attivamente dal Primeiro Comando da Capital.
Questo dimostra che la ‘ndrangheta non è più un semplice “cliente” dei produttori sudamericani, ma un’entità integrata nel tessuto sociale e criminale del continente. I calabresi non vanno più in Sud America solo per comprare cocaina; ci vanno per tessere relazioni di “diplomazia criminale” e per gestire la logistica insieme ai locali.
LA MIMETIZZAZIONE
Il cuore operativo di questa saldatura è la Triple Frontera, il punto di confine tra Argentina, Brasile e Paraguay. È qui che la mimetizzazione diventa stato di fatto. Tartaglia Polcini ha mostrato, tramite mappe di geolocalizzazione dei sequestri, come questa zona sia diventata l’hub mondiale del narcotraffico verso l’Europa.
Qui le ‘ndrine agiscono con la tecnica del liquido che penetra il solido, la celebre metafora di Giovanni Falcone richiamata dal magistrato. Non c’è solo la corruzione di basso livello (petty corruption), ma una vera e propria State Capture. Il tentativo di infiltrare i vertici della pubblica amministrazione per mettere a disposizione intere infrastrutture statali. L’esempio, citato da Tartaglia Polcini, del candidato presidente in Guatemala, arrestato mentre negoziava con i cartelli messicani la gestione di porti e aeroporti in cambio di finanziamenti, è il monito di ciò che le mafie puntano a fare su scala globale.
MODELLO 41-BIS
Di fronte a una minaccia che il magistrato definisce “diacronica” — ovvero che si manifesta in certi Paesi con decenni di ritardo o anticipo rispetto ad altri — l’Italia gioca la carta della capacity building. L’Italia è diventata, suo malgrado, il laboratorio di una legislazione che oggi tutto il mondo ci invidia.
L’esportazione del modello dell’articolo 416-bis e del 41-bis (il carcere duro) è l’unica arma per rompere l’osmosi criminale. In Ecuador, l’applicazione dei principi della separazione dei detenuti pericolosi ha portato a un crollo verticale della violenza carceraria. Questo perché, come spiegato in audizione, nelle carceri sudamericane non basate sul modello italiano, i leader dei gruppi come il PCC continuano a comandare, reclutare e ordinare estorsioni persino verso l’estero.
LA SFIDA DEL TERZO MILLENNIO
La sfida del terzo millennio si gioca dunque su due binari paralleli. Da un lato la tecnologia, con la necessità di dotare le DDA di strumenti per decriptare i flussi della blockchain e monitorare i mercati dei dati. Dall’altro la diplomazia, intesa come condivisione di modelli normativi.
«Se Giovanni Falcone è il padre della diplomazia giuridica, Paolo Borsellino è il padre della disseminazione valoriale», ha concluso Tartaglia Polcini. Il contrasto al narcotraffico diventa così una partita a scacchi globale dove un maxi sequestro nel porto di Gioia Tauro fa tremare i grafici di una criptovaluta in un server dall’altra parte del mondo. Probabilmente è successo anche in occasione del rinvenimento recente di 400 chili di polvere bianca nello scalo calabrese citato dalla presidente Chiara Colosimo durante l’audizione. Seguire il dato per colpire il cuore finanziario, separare i capi per spezzare il comando: sembra essere questa la proiezione del pensiero di Falcone nel 2026.
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