Cure anti-cancro: un antidoto alle fake news

  • Postato il 3 marzo 2026
  • Di Focus.it
  • 1 Visualizzazioni
Possiamo sfruttare il contagio sociale che corre sui social, per mettere un freno alle fake news sulla salute? Sì, e con profitto: un sistema di "etichette" che indica quante persone hanno ritenuto un notizia falsa e potenzialmente dannosa ha incoraggiato gli utenti a intervenire (per esempio, segnalando quel post alla piattaforma) e scoraggiato dalla condivisione passiva delle bufale. Unito alle policy già in uso su vari social contro la diffusione di fake news, questo possibile sistema di verifica potrebbe arginare ulteriormente le bufale sulle cure anti-cancro.. Condivido, può essere utile.... La disinformazione oncologica può rappresentare un rischio per la vita di chi ha una diagnosi di cancro, e una fonte di false speranze per i pazienti e i loro familiari. Questo tipo di fake news si diffondono grazie a un paradosso: chi le condivide lo fa, molto spesso, spinto dalla volontà di aiutare persone che lottano contro il cancro con un'informazione che pensa possa essere importante. Questa constatazione è valsa come spunto per il nuovo studio dell'Università della North Carolina, pubblicato su PLOS One: servono strategie differenti che spingano le persone a intervenire per arginare i post dannosi, anziché condividere passivamente una possibile bufala.. Fake news online: i 5 step prima di intervenire. Gli autori dello studio hanno attinto a paradigmi della psicologia sociale per spiegare che cosa ci separa dalla semplice lettura di un post contenente fake news sulle cure oncologiche alla decisione di segnalarlo, con gli strumenti già messi a disposizione dalle piattaforme social. È necessario: notare la disinformazione (porci attenzione); percepire la gravità di quella fake news per gli individui vulnerabili (empatia); ritenere che le proprie azioni possono essere rilevanti (responsabilità); sapere cosa è necessario fare per intervenire; intervenire. Fornire informazioni su quante altre persone hanno ritenuto una notizia falsa prima di noi, o sulla soglia massima di "etichette negative" da aggiungere a un post prima che i gestori intervengano per rimuoverlo, permette di farsi un'idea dell'efficacia del proprio contributo nel rendere i social "luoghi" più affidabili.. L'esperimento: etichette contro le bufale. Gli scienziati statunitensi hanno reclutato 1.051 partecipanti maggiorenni con una piattaforma per le ricerche online. Ai volontari è stato raccontato che stavano rivedendo i post della versione beta di una nuova, inesistente piattaforma social (chiamata Invibe); dopo aver indagato, con alcune domande, quanto "vicini" fossero i casi di cancro in famiglia (o se i pazienti stessi avessero mai avuto una diagnosi di cancro), gli autori dello studio hanno assegnato i volontari in modo casuale o a vedere finti post che fossero già stati etichettati come possibili fake news o a vedere gli stessi post, non contrassegnati. A un gruppo di partecipanti è apparso questo messaggio a inizio esperimento: "Stiamo testando una nuova policy per ridurre le informazioni false o potenzialmente dannose lavorando con utenti come te. Se 10 (o, in altri casi, 50) persone etichettano un post, lo rimuoveremo dal newsfeed finché non avremo verificato l'informazione. Aiutaci a rendere Invibe una buona esperienza per tutti". Al secondo gruppo sono apparsi semplicemente i post contenenti le fake news, senza nessun avviso. In entrambi i casi sono stati indagati il desiderio di intervenire per bloccare un post; la voglia di condividerlo; le reazioni che quei post avevano suscitato.. Uno dei post confezionati ad arte affermava che "la graviola (una pianta tropicale) è una cura naturale contro il cancro più efficace della chemio, che le grandi aziende farmaceutiche lo sanno ma ci tengono all'oscuro, e i medici fanno altrettanto prescrivendoci veleni". Un altro raccontava la bufala di una donna che aveva curato un cancro al seno in metastasi nutrendosi di vegetali come aglio e porro, dopo che la radioterapia era stata inefficace. Le due fake news sono state preparate basandosi su post reali condivisi su Instagram e seguendo alcuni "criteri" di massima ricorrenti nella disinformazione online: il riferimento a cure naturali, la narrazione di casi personali, la sfiducia nelle istituzioni e nelle case farmaceutiche.. I risultati: l'unione fa la forza (e fa passare la voglia di condividere). Le etichette sulle fake news hanno incoraggiato i partecipanti a segnalare i post con le bufale anti-cancro, hanno scoraggiato le condivisioni e i like e hanno fornito una maggiore motivazione a contrastare la disinformazione, soprattutto per la preoccupazione che una notizia potesse essere falsa o potenzialmente dannosa. Gli scienziati sono riusciti a incanalare la spinta all'altruismo che finisce deviata in chi condivide bufale in qualcosa di costruttivo, un argine collettivo alla disinformazione. Secondo gli autori dello studio, la forma di nudging (persuasione gentile) testata nello studio potrebbe costituire un approccio promettente per contrastare la disinformazione oncologica.. Come si segnalano (già oggi) le fake news sui social. Esistono già alcuni modi per segnalare i post che "puzzano" di fake news sui vari social. Su Instagram basta cliccare sui tre puntini in alto a destra, poi su Report/Segnala, quindi su False information/Informazioni false, prima di inviare la segnalazione. L'intervento è anonimo, e Instagram collabora con fact-checkers indipendenti per verificare i post segnalati. Su Facebook si clicca su Opzioni accanto al post che si desidera contrassegnare come falso; quindi su Segnala post, quindi Truffa, frode o informazioni false; si clicca poi su Condivisione di informazioni false, si seleziona il tipo di informazioni false, si clicca su Fine. Su WhatsApp è prevista una funzionalità "lente di ingrandimento" accanto ai messaggi inoltrati molte volte che rischiano di veicolare disinformazione. La lente permette di cercare il contenuto del messaggio sul web per un fact-checking veloce, così da poterne verificare la veridicità..
Autore
Focus.it

Potrebbero anche piacerti