Crotone, processo Glicine: Sculco nega appoggio dei clan al “partito della pagnotta”

  • Postato il 26 marzo 2026
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Crotone, processo Glicine: Sculco nega appoggio dei clan al “partito della pagnotta”

L’ex consigliere regionale di Crotone Enzo Sculco nega le accuse e tira in ballo lo scoop del Quotidiano sul “partito della pagnotta”.


CROTONE – Lo scoop del Quotidiano sul “partito della pagnotta” rispunta in aula. L’articolo uscito il primo marzo del 2017 è stato tirato in ballo, durante un’udienza fiume del maxi processo Glicine-Acheronte, dall’ex consigliere regionale Enzo Sculco, sottoposto a un lungo interrogatorio. Sculco è la figura chiave del filone politico dell’inchiesta della Dda di Catanzaro essendo ritenuto il dominus di un comitato d’affari che avrebbe compiuto una serie impressionante di reati contro la PA. Rispondendo alle domande del suo difensore, l’avvocato Mario Nigro, il ras della politica crotonese, davanti al Tribunale penale, ha proposto la sua versione anche sul “partito della pagnotta”, negando l’appoggio elettorale da parte del clan Marrazzo, egemone nella Valle del Neto, alla figlia Flora Sculco alle elezioni regionali del 2014. E negando il voto di scambio politico-mafioso anche da parte del “locale” di ‘ndrangheta di Cirò.

«VOTIAMO PAGNOTTA»

Tra le improprietà riferite da Sculco durante il suo esame anche quello sulla data di pubblicazione dell’articolo, a suo dire uscito «nel 2014». Secondo Sculco, il Quotidiano «ricavava il coinvolgimento di mia figlia Flora» da alcuni elementi dell’indagine che nel novembre 2016 portò all’operazione Six Towns, condotta dalla Dda di Catanzaro contro le cosche della Valle del Neto. In realtà, Il nostro giornale pubblicava stralci di intercettazioni ormai discoverate che, secondo gli inquirenti, erano indicative del presunto sostegno del clan Marrazzo a Flora Sculco, eletta consigliera regionale nel 2014 con circa 9000 voti. «Votiamo la pagnotta, votiamo chi ci promette cose concrete», diceva uno dei presunti affiliati, Giovanni Battista Lombardo, immortalato dalla Squadra Mobile di Crotone mentre entrava, insieme a Santo Castagnino, di Mesoraca, considerato uomo della cosca Grande Aracri di Cutro, nella sede del movimento politico di Enzo Sculco, allora leader del movimento territoriale dei Demokratici, poi ribattezzato Calabria in Rete.

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L’AMMISSIONE DELL’EX SEGRETARIO DI OLIVERIO

 L’articolo era stato anche commentato da padre e figlia, come emerge dalle carte dell’inchiesta Glicine-Acheronte. Qualche giorno dopo la pubblicazione della notizia, Sculco diceva alla figlia di aver saputo che Sabatino Marrazzo, esponente di vertice dell’omonimo clan, detto il “massone” per la sua appartenenza ad una loggia, aveva partecipato ad una riunione nella sede del Pd in occasione della campagna elettorale di Giancarlo Devona. Devona, ex segretario particolare dell’ex governatore Mario Oliverio, è tra gli imputati del processo, insieme allo stesso Oliverio. «Devona per sua stessa ammissione fu votato da Marrazzo», ha detto in aula Sculco.

«HANNO VOTATO ME»

Devona, ex assessore comunale ai Lavori pubblici, ottenne 2899 voti in tutta la provincia di Crotone. Non ce la fece ad essere eletto ma venne inserito nell’elenco dei collaboratori del presidente Oliverio e successivamente ne divenne il segretario. L’ammissione, stando alla ricostruzione della Dda di Catanzaro, viene dallo stesso Devona, che, ignaro di essere intercettato, ne parla con un altro politico, Domenico Mellace, in passato anche lui assessore comunale (estraneo all’inchiesta). «Hanno votato a me», precisava Devona, fornendo un riscontro alla versione di Sculco senior. Rispondendo alle domande del suo legale, Sculco ha ricordato la circostanza leggendo un appunto su alcuni brani captati dagli inquirenti. «Lo ammette Devona. “Non so se succede qualcosa a Sculco ma hanno votato me”».

«PARRILLA PERSONA RISPETTABILE»

Sculco ha negato anche l’appoggio elettorale da parte del “locale” di ‘ndrangheta di Cirò. In aula ha ricordato di aver sempre considerato l’ex sindaco di Cirò Marina ed ex presidente della Provincia di Crotone Nicodemo Parrilla come «una persona del tutto rispettabile, come si è poi rivelato». Lo ha detto rispondendo al pm Corrado Cubellotti, che farà tutte le altre sue domande alla prossima udienza poiché l’esame da lui condotto si incentrerà sulle intercettazioni. Non essendo state ancora trascritte dal perito, le conversazioni dovranno essere ascoltate in aula, secondo l’orientamento del collegio giudicante presieduto da Edoardo D’Ambrosio. Il riferimento di Sculco era all’assoluzione di Parrilla dall’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa nel processo Stige, scaturito dalla maxi inchiesta contro il “locale” di Cirò.

CIRÒ MARINA PIAZZA ELETTORALE

L’imputato ha anche ricordato che furono pochi i voti ottenuti a Cirò Superiore, nonostante le sue parentele. E ha spiegato che le preferenze riscosse a Cirò Marina dalla figlia erano il frutto di una rete di relazioni intessute per vari motivi. «Cirò Marina è sempre stata una colonia degli Sculco. La mia famiglia si trasferì da Strongoli a Torre Melissa, che è contigua a Cirò Marina, dove ho fatto le scuole medie. I fratelli di mio padre si sono spostati a Cirò Marina, mia moglie è di Cirò Marina, curavo la Sali Italiani, sono stato impegnato nel sindacato». Insomma, Cirò Marina era una «piazza elettorale» per gli Sculco.

IMPEGNO ANTIMAFIA

L’autodifesa di Sculco si è così protratta a lungo (e proseguirà alla prossima udienza, durante la quale dovrà anche condurre il suo esame anche il pm, stavolta sulla base degli audio). «Ho fatto manifestazioni contro la ‘ndrangheta che registrarono partecipazioni oceaniche. Ero consigliere regionale quando sotto la mia auto Bmw venne collocata una bomba».  Sculco ha rivendicato i suoi successi elettorali nonostante il coinvolgimento nella tangentopoli alla Provincia di Crotone. «Fui eletto consigliere regionale con un record di preferenze nel territorio, oltre 9mila voti, nonostante fossi stato arrestato».

LA “CONFERENZA A RETI UNIFICATE”

L’esordio della testimonianza è stato quasi uno sfogo. «Soltanto in aula ho avuto la possibilità di esercitare il diritto alla difesa, da quando il 23 giugno 2023 venne a casa mia una squadra in borghese delle forze dell’ordine. Da casa ci spostiamo negli uffici della sede del mio movimento politico in via Firenze. Presero carte, pc. Pensai subito si trattasse di un equivoco. Mi accusavano di una serie infinita di reati, ma è una tecnica. Poi la conferenza stampa a reti unificate. Sono agli arresti domiciliari da quasi tre anni».

PACTUM SCELERIS

Il presidente D’Ambrosio ha però invitato Sculco, che ha fatto più volte dichiarazioni spontanee nel corso del processo, e il suo difensore a limitarsi al merito delle accuse. Il merito consiste nel fatto che dall’aprile 2017 gli inquirenti censiscono tutta una serie di «incontri programmatici» a cui prendono parte, oltre a Sculco, Devona e Oliverio, anche l’ex assessore regionale Nicola Adamo e l’ex consigliere regionale Sebi Romeo. In uno di quegli incontri, Sculco annuncia l’intenzione di sostenere la figlia Flora alle elezioni regionali. Non sfuggivano alle mire del presunto comitato d’affari il Comune, dove Sculco si comportava da «manovratore occulto» dell’ex sindaco Ugo Pugliese, né la Provincia, l’Asp, l’Aterp. Da qui tutta una serie di presunte ingerenze nelle attività della pubblica amministrazione tra cui il programma Antica Kroton, mediante l’anticipazione alle ditte amiche del contenuto dei progetti da presentare.

L’AUTODIFESA

La versione di Sculco sul presunto pactum sceleris? «Fondai il movimento dei Demokratici collegato alla lista regionale Calabria in rete che scelse come candidato governatore Mario Oliverio. Mia figlia Flora si candidò alle regionali con la lista Democratici e Progressisti, prese 7mila voti, fu l’unica donna eletta in consiglio regionale». Agli incontri partecipava, oltre a Devona, l’ex deputato Nicola Adamo, «mio amico da tempo». «Parliamo di tre incontri in ristoranti, luoghi pubblici, come evidenziano anche gli inquirenti. Abbiamo parlato di bonifica, di Antica Kroton, di sviluppo. Il mio unico interesse era incidere sullo sviluppo del territorio».

IL SISTEMA DELLE NOMINE

L’individuazione di dirigenti graditi? «Antonio Germinara lo conosco come persona competente e dedita al lavoro. L’ex sindaco Ugo Pugliese era stato appena eletto. Ricevette lui una lettera dell’Anac perché mancava il segretario dell’ente e mi chiese un parere. L’Anac sconsigliava l’assunzione di Elisabetta Dominijanni, tant’è che oggi è stata licenziata in tronco. Io espressi solo un parere. Per carenza di personale, soprattutto di dirigenti, in seguito a vari pensionamenti, l’ente era costretto ad assumere senza concorso e con alcuni limiti ricorrendo agli articoli 110 e 110 bis del Testo unico degli enti locali. Suggerii al sindaco di fare i concorsi». Inoltre, anche se Arturo Crugliano Pantisano, l’ex segretario provinciale del Pd, «veniva da me – ha aggiunto Sculco – insistendo fino all’infinito per fare il direttore generale della Provincia, lo osteggiai perché non era possibile tecnicamente».

LE SOMME URGENZE

Il presunto sistema delle somme urgenze per favorire ditte amiche? «Dal 2016 ero intercettato a casa e nella mia sede ed ero pedinato. Mi viene contestata una sola somma urgenza segnalata da me. Ma è normale che i Comuni facciano ricorso alle somme urgenze. I tecnici, per lavori sotto soglia, hanno un elenco di ditte a disposizione». La sua “malattia”, sostiene Sculco, è quella di favorire la creazione di posti di lavoro. «Ernesto Iannone, mio referente al Comune di Mesoraca, mi presenta un imprenditore emigrato specializzato nel ripristino delle strade in seguito a incidenti. Dissi di sì, se avesse realizzato il centro a Crotone. Chiesi a Germinara se si poteva fare».

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