Credit Suisse e gli 890 conti nazisti “sconosciuti”, la commissione del Senato Usa: “Era denaro sottratto agli ebrei”
- Postato il 4 febbraio 2026
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- Di Il Fatto Quotidiano
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Negli anni ’90 le due principali banche svizzere avevano pagato oltre un miliardo di dollari di risarcimenti alle vittime dell’Olocausto per chiudere la vertenza sui fondi in giacenza di superstiti o di discendenti delle vittime. Ma un’inchiesta condotta da una commissione del Senato degli Stati Uniti ha rivelato che Credit Suisse avrebbe nascosto informazioni rilevanti durante le precedenti indagini su conti appartenuti a nazisti o a collaboratori del Terzo Reich. Decine di migliaia di documenti recentemente scoperti forniscono nuove prove di titolari di conti fino ad oggi sconosciuti o solo parzialmente identificati, inclusi elementi centrali dell’apparato economico agli ordini di Adolf Hitler. Sono quasi 900.
Tra i documenti più significativi figura una cosiddetta “lista nera americana”, un archivio di clienti contrassegnati come finanziatori o commercianti con i nazisti. La commissione ha sottolineato che Credit Suisse non aveva rivelato l’esistenza di questi conti durante le verifiche degli anni ’90, quelle che portarono all’accordo miliardario con i sopravvissuti. Al centro del caso c’è Neil Barofsky, ex procuratore americano nominato mediatore presso Credit Suisse nel 2021. Barofsky era stato rimosso nel 2022 dopo che la banca, secondo quanto ricostruito dalla commissione, avrebbe fatto pressione affinché limitasse la sua indagine. Reintegrato nel 2023 dopo l’acquisizione di Credit Suisse da parte di UBS, Barofsky e il suo team hanno identificato archivi che hanno permesso di ricostruire altri conti legati ai nazisti, tra cui un conto intestato a ufficiali di alto rango delle SS e un intermediario svizzero usato per movimentare beni saccheggiati.
Secondo quanto riportato i dal Wall Street Journal, Barofsky ha dichiarato che Credit Suisse “non ha sempre condiviso le informazioni in suo possesso”, ma ha anche sottolineato che il suo team ha lavorato a stretto contatto con la banca per assicurarsi che tutti i documenti rilevanti venissero inclusi nell’indagine. UBS, dal canto suo, ha espresso profondo rammarico per questo capitolo oscuro della storia bancaria svizzera e si è detta impegnata a fornire piena collaborazione per chiarire le responsabilità e ricostruire la rete dei conti legati al nazismo.
I numeri emersi parlano chiaro: 890 conti finora sconosciuti sono stati identificati presso Credit Suisse, collegati a strutture centrali dello Stato nazista, all’apparato economico delle SS e ad aziende impegnate nella produzione di armamenti. Non si tratta quindi di singoli funzionari minori, ma di nodi finanziari strategici che hanno accompagnato direttamente l’economia del Terzo Reich. Alcuni documenti indicano persino connessioni con le ratlines, i canali utilizzati dai gerarchi nazisti per fuggire in Sud America dopo la guerra, intrecciando logistica, documenti e finanza in un sistema mai del tutto esplorato.
Queste nuove rivelazioni sollevano interrogativi sulla completezza dell’accordo miliardario del 1998, che all’epoca fu presentato come una chiusura definitiva delle rivendicazioni. I documenti recentemente emersi mostrano infatti che una parte dei conti non era mai stata comunicata alle commissioni d’inchiesta, lasciando aperta la possibilità di ulteriori responsabilità e insabbiamenti. Le audizioni in Senato hanno messo in luce anche i nodi istituzionali della vicenda. Il repubblicano Chuck Grassley ha guidato la discussione sui conti sconosciuti, evidenziando come il denaro sottratto alle famiglie ebree sia stato riorientato verso soggetti legati al regime nazista. Non si tratta dunque di un passato lontano e marginale, ma di una rete finanziaria attiva e strutturata, che ha funzionato negli anni della guerra e nel dopoguerra immediato.
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