Crans-Montana, niente misura cautelare per Jessica Moretti. La decisione del Tribunale di Sion

  • Postato il 13 gennaio 2026
  • Giustizia
  • Di Il Fatto Quotidiano
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Jessica Moretti, comproprietaria insieme al marito Jacques del bar Le Constellation di Crans-Montana, non sarà sottoposta agli arresti domiciliari nell’ambito dell’inchiesta sul devastante incendio di Capodanno che ha causato la morte di 40 persone. Lo ha deciso il Tribunale di garanzia di Sion, accogliendo una proposta avanzata dal pubblico ministero. Quindi nessun aggravamento della posizione della donna, come si ipotizzava dopo le dichiarazioni di un testimone agli inquirenti sulla “fuga” con la cassa della donna. Un’azione avvenuta mentre i ragazzi si ammassavano sulla piccola scala di ingresso e uscita e mentre l’uscita di sicurezza risultava bloccata da un tavolino, come emerso dalla telecamere di sicurezza nel locale.

Secondo quanto comunicato dall’autorità giudiziaria, alla donna sono state comunque imposte misure restrittive. Moretti dovrà depositare i documenti di identità, presentarsi quotidianamente alla polizia e non potrà lasciare il territorio svizzero. È stato inoltre disposto il versamento di una cauzione, il cui importo sarà stabilito nei prossimi giorni. Anche il marito Jacques Moretti, per cui era stata invece convalidato l’arresto per tre mesi, potrebbe tornare libero su cauzione.

La decisione arriva mentre l’inchiesta prosegue su più fronti per chiarire le responsabilità penali legate all’incendio divampato nella notte di Capodanno all’interno del locale, durante una serata affollata. Gli inquirenti stanno ricostruendo la dinamica del rogo, concentrandosi in particolare sull’uso di fontane pirotecniche all’interno del bar e sulle condizioni di sicurezza della struttura. Nel mirino anche le negligenze nei controlli da parte del Comune e anche altre istituzioni.

Jessica Moretti, già ascoltata più volte dagli investigatori, è indagata insieme ad altri soggetti nell’ambito di un procedimento che coinvolge anche la gestione del locale e i controlli effettuati prima della tragedia. La scelta di non disporre i domiciliari, ma di applicare misure alternative, indica per ora che il tribunale ha ritenuto sufficienti le restrizioni decise per evitare il pericolo di fuga o di inquinamento delle prove. L’inchiesta resta aperta e potrebbe allargarsi ulteriormente, mentre le famiglie delle vittime attendono risposte su una delle tragedie più gravi avvenute negli ultimi anni in Svizzera.

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Il Fatto Quotidiano

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