Crans-Montana, l'orrore contro gli amici di Sofia: "Anche i ricchi bruciano"
- Postato il 11 gennaio 2026
- Esteri
- Di Libero Quotidiano
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Crans-Montana, l'orrore contro gli amici di Sofia: "Anche i ricchi bruciano"
Sui social sono comparsi commenti agghiaccianti contro i compagni di Sofia Prosperi, la quindicenne morta a Crans-Montana la notte di Capodanno nel maledetto rogo del Le Constellation. Messaggi violenti, cinici, terrificanti rivolti a ragazzi che stanno ancora cercando di elaborare un lutto drammatico. Come ha raccontato il Corriere della Sera, l’odio ha iniziato a circolare sui profili di studenti dell’International School of Como di Fino Mornasco, la scuola frequentata da Sofia e da Lorenzo Riva, l’altro ragazzo rimasto gravemente ferito e ancora ricoverato al Niguarda di Milano.
Le frasi sono di una crudeltà disarmante. "Non è perché andate in posti da 1.000 euro non dovete bruciare", "Bruciate pure", "Fate notizia perché avete i soldi". Parole lasciate da sconosciuti, spesso dietro profili anonimi, che trasformano il dolore in un pretesto per colpire. L’idea che circola è semplice e spietata: se eri lì, se potevi permetterti una vacanza in montagna, allora in qualche modo sei colpevole di ciò che è accaduto.
Quando le psicoterapeute dell’associazione per l’Emdr sono entrate nella scuola per offrire supporto, il tema dei commenti è emerso subito. Simona Anselmetti , citata sempre dal Corsera, ha provato a spiegare ai ragazzi: "È importante capire che non ce l’hanno con voi". E ancora "Nessuno sbaglia, di fronte a traumi come questi. Una delle reazioni per allontanare la paura è differenziarsi dalla vittima. Non è una scelta, viene prima del pensiero".
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Elisabetta Costantino ha aggiunto: "Nel salvarci ci costruiamo un alibi e cerchiamo un colpevole". Stefania Sacchezin ha allargato il discorso: "Quando una comunità viene colpita, chi resta è in uno stato di vulnerabilità estrema. Il dolore non ha classe sociale. Etichettare le vittime è una forma di deumanizzazione: serve a convincersi che a loro è successo perché sono diversi da me. Ma il dolore per una perdita è un universale umano. Negarlo è ciò che ci disumanizza", conclude l'esperta.
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Dietro quei commenti, spiegano gli esperti, c’è anche il senso di colpa del sopravvissuto, che viene amplificato dai giudizi. Per questo oggi la priorità è proteggere lo spazio del lutto, come ricorda la psicologia: "Nei momenti di crisi, sono i gesti pro-sociali a tenere insieme una società. Aiuto. Ascolto. Condivisione del dolore. L’odio fa l’opposto. Avvelena l’aria quando servirebbe respiro".
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