Crans-Montana, le carte dell’inchiesta: resta un mistero la morte di Galeppini. Un suo amico: “Ho visto il fuoco e sono scappato”
- Postato il 14 gennaio 2026
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- Di Genova24
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Genova. “Mi trovavo al piano interrato del Constellation e a un certo punto, alle 01:27, ho fatto due video con il mio telefono. Durante il secondo si vede il fuoco propagarsi al soffitto. Io mi trovavo a circa due metri. Ho capito che la situazione era seria e ho preso il mio amico per uscire. Siamo stati i primi a lasciare il locale camminando velocemente”: questo il racconto di un quindicenne milanese, unico in salvo assieme a un amico, della ‘compagnia degli italiani’ che erano al Constellation di Crans Montana la notte di Capodanno. Alla polizia che lo ha sentito poche ore dopo la tragedia, il ragazzo fa l’elenco dei 15 nomi che si ricorda del suo gruppo di amici, di cui cinque risulteranno poi morti e 10 feriti. Tra loro c’è quello di Emanuele Galeppini, che in quel momento risulta tra i dispersi.
“L’atmosfera era bella fino al momento dell’incendio” ha ricordato il ragazzo. “Andandocene ho visto che c’era gente che filmava e altri che andavano a prendere i propri vestiti per uscire. Il fuoco si è diffuso molto, molto rapidamente al soffitto”. Il giovane, rimasto incolume insieme all’amico, ha spiegato che nel bar erano arrivati “verso le 22.30. Alla fine eravamo circa 20-25 persone. In realtà, ci siamo ritrovati lì sul posto, ma all’inizio eravamo in 6. Eravamo distribuiti in tutto il locale”.
Nelle carte dell’inchiesta ricevute dai legali che assistono i parenti delle vittime e dei feriti, su Emanuele Galeppini non ci sono altre notizie. Solo quando verrà depositato un dossier singolo per ciascuno dei giovani morti o feriti, sarà possibile per gli avvocati della famiglia del 16enne promessa del golf, Nicola Scodnik e Alessandro Vaccaro, capire se ci sono risposte alle tante domande che i famigliari si sono fatti in queste due settimane. Fra queste: dove si trovava esattamente Emanuele quando il suo corpo è stato trovato dai soccorritori? E’ evidente che quello che emerge dalla strage è che solo chi ha avuto la prontezza di uscire immediatamente, senza recuperare neppure la giacca, si è salvato senza rimanere ustionato o asfissiato.
Sulle cause della morte, per accertare in modo compiuto i fatti, saranno le autopsie a fornire risposte. Quella del giovane genovese sarà eseguita il 20 gennaio con incarico conferito il 19 a un team di consulenti tecnici nominati dalla Procura di Roma, Si tratta di Fabio De Giorgio, Antonio Oliva e Sara Odoardi del Dipartimento di Sicurezza e Bioetica Sezione di Medicina Legale dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma.
Intanto dal primo interrogatorio di Jessica Moretti, indagata dalla procura di Sion per omicidio colposo plurimo, lesioni colpose aggravate e incendio, emerge come il Constellation la sera di Capodanno non fosse pieno come i proprietari speravano. Poteva ospitare 300 persone di cui 100 nel sotterraneo, “C’era pochissima gente” ha raccontato – Iniziavano ad arrivare gruppi di ragazzi, ma in totale ne aveva contato non più di un centinaio. “Dobbiamo farne entrare di più per creare l’atmosfera giusta” dice Jessica alla sua dipendente più fidata, Cyrane Panine, la 24enne che nel video della tragedia appare con un casco da astronauta in testa. E’ proprio lei che ha involontariamente innescato l’incendio sul soffitto non ignifugo ed è morta quella notte perché il locale era privo – almeno per i canoni italiani – delle più basilari regole di sicurezza e non era stato più controllato dal 2020.
Dall’interrogatorio della Moretti, emerge inoltre che prenotare un tavolo nel locale costava poco più di 1000 euro (100 franchi svizzeri), poi 300 euro a bottiglia di champagne. Chi faceva il furbo e la bottiglia se l’andava a comprare a un decimo al supermercato, veniva sbattuto fuori. Jessica Moretti ha dichiarato che ha mandato via un adolescente di un gruppo italiani piuttosto agitati perché lo aveva sorpreso con “una bottiglia di amaretto vuota che non proveniva dal nostro bar”.