Crans-Montana, i funerali di Emanuele Galeppini. L’arcivescovo Tasca: “Chiediamo giustizia e verità”
- Postato il 8 gennaio 2026
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- Di Genova24
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Genova. La sete di giustizia e verità, le risposte alle troppe domande su cosa è successo prima, dopo e durante il rogo a Le Constel, la rabbia per la gestione delle comunicazioni. Questa mattina, tutto passa in secondo piano rispetto al lutto, al dolore. Nella chiesa di Sant’Antonio a Boccadasse i funerali di Emanuele Galeppini.
Avrebbe compiuto 17 anni tra un paio di settimane, invece è morto come tanti, troppi, altri ragazzi e ragazze nella strage di Crans-Montana.
Ad attendere la bara, coperta di rose e lilium bianchi, i genitori Edoardo e Beatrice, il fratellino, altri parenti e amici di famiglia, le autorità (tra cui il presidente della Regione Liguria Marco Bucci e la sindaca di Genova Silvia Salis). Sul piazzale anche alcuni cittadini genovesi, che hanno voluto portare il loro cordoglio. Le esequie sono celebrate dall’arcivescovo di Genova, Marco Tasca.
All’interno della chiesa un cuscino inviato dagli amici del Circolo Golf e Tennis Rapallo, dove Emanuele, promessa del golf, è cresciuto sportivamente. Tra i fiori inviati anche quelli gialli e rossi dello Sci club di Crans-Montana a cui il 16enne era iscritto. Sulla bara, all’uscita della chiesa, anche una maglietta con le firme degli amici.
Inizialmente i familiari avevano pensato a una cerimonia il più possibile riservata, lontana dal clamore, e chiesto che il luogo e l’ora delle esequie fossero tenuti segreti. Poi ieri sera la decisione di consentire all’azienda comunale Asef, che ha gestito i servizi funebri in questi giorni, di rendere pubbliche quelle informazioni, forse anche alla luce delle emozioni trasmesse dai funerali delle altre giovani vittime italiane di Crans-Montana.
Tasca per la sua omelia ha scelto un passaggio del Vangelo di Giovanni, la resurrezione di Lazzaro. “Oggi siamo qui, frastornati, increduli, storditi – ha detto all’inizio della sua omelia -. Il primo pensiero è per Emanuele: penso all’interruzione dei sogni della sua vita, di ciò che amava di più, dei suoi progetti. Penso ai suoi genitori, Edoardo e Beatrice; penso al fratello, ai parenti, agli amici. E poi a tutti noi che siamo partecipi di questo stordimento, a questo essere frastornati e increduli. Perché questa morte colpisce tutti e ci spinge a riflettere e a ricercare un senso nella perdita”.
“Quando si soffre, si soffre molto, delle volte si si sente così soli che si ha forse la sensazione che Dio ci abbia lasciati soli. Ma è una certezza che Dio è con voi anche nei momenti in cui ci sentiamo più soli. Ce la dà anche il nome Emanuele, che significa Dio è con noi. Emanuele è con noi e Dio è con noi. Con fiducia – ha proseguito Tasca – chiediamo che la giustizia faccia il suo corso, che la verità emerga e che venga gettata luce su eventi così tanto dolorosi”.
Nei prossimi giorni la famiglia di Emanuele rientrerà negli Emirati Arabi Uniti, dove il padre lavora nel campo dell’industria nautica, ma a distanza seguiranno gli sviluppi del lavoro dell’avvocato Alessandro Vaccaro, incaricato di fare luce sulle tante incognite legate alla tragedia: dove si trovava Emanuele quando è morto? Come è morto? Perchè le autorità svizzere hanno impiegato così tanto a identificarlo, utilizzando anche un test del Dna, nonostante il suo corpo fosse intatto e in tasca avesse un portafogli con documenti e telefono cellulare? Perché non è stata svolta un’autopsia? Finora, ha chiarito il legale, dagli inquirenti della procura elvetica, non è arrivata alcuna risposta.
Sul fronte delle possibili indagini aggiuntive, si complica il percorso per l’apertura di un fascicolo da parte della Procura di Roma, per legge la sola che ha facoltà di investigare su cittadini italiani vittime di reati in un’altra nazione ma l’avvocato genovese potrebbe trovare la collaborazione di un legale – Sebastien Foti, di Sion – che segue altre famiglie, svizzere, coinvolte, per far svolgere alcuni accertamenti.