Crans-Montana, gli avvocati dei Galeppini: “Riduttivo parlare di omicidio colposo, si consideri il dolo”
- Postato il 12 gennaio 2026
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- Di Genova24
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Genova. In attesa della decisione – attesa per oggi- del tribunale del Cantone Vallese sulla conferma o meno del carcere per Jacques Moretti e dei domiciliari per la moglie Jessica Maric, gestori del locale Le Constellation, nel pomeriggio l’ambasciatore italiano Gian Lorenzo Cornado incontrerà a Sion la procuratrice Béatrice Pilloud, titolare dell’inchiesta. Un faccia a faccia durante il quale il rappresentante italiano chiederà all’autorità giudiziaria e cantonale il massimo impegno per chiarire le responsabilità della strage di Capodanno e l’andamento dell’inchiesta.
Anche l’avvocato genovese Alessandro Vaccaro, che con il collega Nicola Scodnik assiste i genitori di Emanuele Galeppini, 16enne talento del golf tra le 40 vittime di Crans-Montana, ha chiesto di poter incontrare la procuratrice generale di Sion. “Chiederemo che le indagini non si concentrino solo sui coniugi Moretti ma su tutta la catena di responsabilità, e chiederemo una contestazione dei reati più stringente – dice – a nostro avviso non siamo di fronte a un omicidio colposo ma a un dolo, seppure nella misura del dolo eventuale”.
Per gli avvocati genovesi i gestori de Le Constellation, accusati di omicidio per negligenza, lesioni e incendio, sapevano di andare incontro a un rischio. “Sapevano che la porta di sicurezza si apriva al contrario, che il soffitto era infiammabile, e che la loro clientela era composta da minorenni non in grado di riconoscere un pericolo”. In questi giorni, tra gli elementi vagliati dagli avvocati, un video che risale al 2019, girato da una cliente de Le Constellation, è in cui si vedono persone festeggiare con le ormai famigerate bottiglie con candelina. Nel video, un cameriere, avverte: “Faites gaffe à la mousse”, ovvero “fate attenzione alla schiuma dei pannelli fonoassorbenti”. Prova che da anni il rischio era noto a tutti, e dunque anche ai titolari.
La famiglia Galeppini, dopo i funerali del ragazzo, giovedì scorso, è rientrata a Dubai, dove risiede da anni, soprattutto per consentire al figlio minore di riprendere la scuola. Ma il team legale continua il lavoro, anche in contatto costante con un collega in Svizzera, Matteo Pedrazzini, attraverso il quale sono state presentate le pratiche per la costituzione di parte civile al processo in Svizzera e hanno depositato una richiesta di accesso agli atti.
“L’ordinamento elvetico ce lo consente già in questa fase – spiega ancora Vaccaro – tuttavia è la procura elvetica a decidere quali documenti concenderci e non ci illudiamo che siano completi”. La domanda è stata presentata la scorsa settimana ma tra giornate di lutto nazionale e fine settimana la burocrazia è andata avanti a rilento. I documenti potrebbero arrivare nei prossimi giorni.
In quelle carte si cercano, anche, le risposte a domande che continuano a tormentare i familiari di Galeppini. Dove è morto Emanuele e dove è stato trovato? Perché non è stato identificato subito e anzi è servito un test del Dna nonostante il suo corpo fosse integro e in tasca avesse portafoglio e telefono cellulare?. Per altri interrogativi – quale sia stata la causa del decesso, visto che il 16enne non era ustionato – potrà fornire un quadro più completo l’autopsia disposta dalla procura di Genova, su delega di quella romana (ricordiamo che la procura elvetica non ha ritenuto di far effettuare autopsia sui corpi delle vittime, e che la procura di Roma ha facoltà di aprire fascicoli su italiani che siano stati vittime di reati all’estero).
L’esame vero e proprio si terrà il 20 gennaio. Sarà preceduto, lunedì 19 gennaio da una tac che già potrà evidenziare se il 16enne sia deceduto per schiacciamento o soffocamento, nei concitati istanti in cui tutti gli avventori de Le Constel si sono accalcati sulla scala che portava al piano superiore del locale e poi all’uscita. I risultati dell’autopsia fatta effettuare dalla procura di Genova, ovviamente, saranno a disposizione anche dei consulenti di parte.
“Crediamo che sia importante fare pressione sulle indagini elvetiche – prosegue Scodnik – è comprensibile che nell’emergenza siano saltate alcune procedure, tanto più se si pensa che la strage è accaduta in un piccolo centro, ma è importante che in questa fase non vengano fatti errori, la famiglia di Emanuele, come le altre, ha il diritto di conoscere la verità”. Vaccaro conclude: “Fino a oggi si è parlato molto degli indagati ma ancora troppo poco dei diritti delle persone offese”.