Cosenza Calcio, lo sdegno dei tifosi e le giustificazioni del club

Il Quotidiano del Sud
Cosenza Calcio, lo sdegno dei tifosi e le giustificazioni del club

Caso Cosenza Calcio. Sostenitori rossoblù e associazioni in subbuglio: «Cosenza merita rispetto, la politica intervenga. Scenderemo in piazza». Il club: «Non siamo distanti dalla città, manteniamo vivo il dialogo nel rispetto dei ruoli. Ogni giorno operiamo scelte complesse»


COSENZA – Qualcosa si muove, o almeno lo spera la tifoseria che ha a cuore i colori rossoblù (perché poi c’è anche la “tifoseria” di comodo, quella claque pronta a giustificare spesso e volentieri anche le criticità e le contraddizioni più evidenti). La parte organizzata del tifo del Cosenza Calcio è ormai assente dallo stadio fin dall’inizio della stagione: una forma di protesta forte e incisiva. E non ha alcuna intenzione di tornare sui propri passi.

COSENZA CALCIO, LE TIFOSERIE

Poi ci sono i tifosi che non sono organizzati, ma che non la pensano molto diversamente rispetto ai primi, anzi. Che siano singoli o appartenenti ad associazioni o a gruppi di coordinamento, tutti fanno parte di quella stragrande maggioranza di persone che hanno deciso di “privarsi” della loro più grande passione per dare un segnale netto e tranciante: il club cambi al più presto proprietà, perché per come vanno le cose adesso, non c’è alcuna speranza per un futuro che possa regalare quella “normalità” che un’intera città sta chiedendo ormai da anni.

Cosenza nel Cuore: «Loop scellerato, inibita un’intera popolazione. Dov’è la politica?»

Le dimissioni del direttore generale Salvatore Gualtieri, e quelle successive dello storico magazziniere Umberto Vommaro (perché di dimissioni “drastiche” si tratta, checché se ne dica nel disperato tentativo di arrampicarsi sugli specchi), e senza dimenticare le innumerevoli dimissioni degli ultimi due anni (spesso “mascherate” da altro) sono state la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Per come sono arrivate e per tutto ciò che le ha determinate, ovvero l’impossibilità di lavorare in maniera serena e costruttiva.

«UN LOOP SCELLERATO E INTERMINABILE»

Era già intervenuta sull’argomento l’Associazione “Cosenza nel Cuore”, che ha parlato di “loop scellerato interminabile”, facendo chiaramente riferimento al fatto che si trattasse di situazioni ormai vissute e rivissute nel corso degli anni, un’emorragia davvero interminabile di professionalità vere “bruciate” dalla proprietà del Cosenza Calcio nonostante «sforzi e impegno» profusi (spesso quasi dovendosene giustificare) nel tentativo di salvaguardare gli ormai mortificati sentimenti dell’appartenenza e dell’identità. Tutte vittime «di una gestione amministrativa che nulla ha a che vedere con il buon governo di una società calcistica professionistica». E si chiede, l’Associazione: «dove è la vera politica? Dove sono i difensori della cittadinanza cosentina? Possibile che forze negative (esterne, tra l’altro, al territorio provinciale) possano tenere in ostaggio una intera popolazione, e inibirne la possibilità di ricreazione e sfogo ludico senza che nessun politico vero intervenga?».

Il Centro Coordinamento Club: «Ormai è una questione di igiene sociale, scenderemo in piazza. Non permetteremo che la nostra passione e il nome di Cosenza vengano ulteriormente calpestati»

Sulla stessa lunghezza d’onda il comunicato successivamente diramato dal Centro Coordinamento Club Cosenza nel quale si parla di «deriva che non ha più nulla di sportivo, ma che riguarda ormai il decoro, l’etica e la dignità della nostra città e dell’intera provincia. Ormai possiamo definirla una questione di “Igiene Sociale”. Non siamo più nell’ambito dei risultati tecnici. Il Cosenza Calcio non è una proprietà privata intoccabile, ma un bene immateriale della comunità. Quando la gestione di questo bene arriva a infangare il nome di Cosenza davanti all’opinione pubblica nazionale, le istituzioni non possono più restare a guardare».

«PERCHÈ LE AUTORITÀ CITTADINE NON INTERVENGONO?»

«Ci chiediamo: cosa deve accadere ancora perché le autorità cittadine intervengano? Cosa ne è stato delle promesse fatte durante la riunione dello scorso 29 settembre al cinema San Nicola? Invitiamo formalmente il sindaco di Cosenza e le istituzioni locali a farsi carico di questa situazione. È necessario un intervento di responsabilità per tutelare l’immagine della città e dei suoi cittadini, oggi ostaggio di una gestione che ha allontanato migliaia di tifosi dalle gradinate del Marulla». Poi l’annuncio. «Il Centro Coordinamento chiama dunque a raccolta tutti i tifosi rossoblù, i cittadini e chiunque senta ferito il proprio senso di appartenenza. È tempo di scendere in piazza. Annunciamo sin da ora una manifestazione per le vie del centro cittadino (data e ora saranno concordate con tutti i gruppi organizzati, nella speranza che l’obiettivo comune possa finalmente unirci) per gridare il nostro sdegno. Non permetteremo che la nostra passione e il nome di Cosenza vengano ulteriormente calpestati».

La reazione del Cosenza Calcio: «Il club lavora con serietà, equilibrio e responsabilità, con l’obiettivo di onorare la maglia. Le decisioni sui dipendenti non intaccano il rapporto umano»

La società del Cosenza Calcio chiaramente non ha preso bene le pressioni derivanti da queste prese di posizione. E non ha perso tempo, diffondendo una risposta decisa. Il tutto in un comunicato che, comunque, appare soprattutto come il frutto di un’esigenza impellente e ben precisa, ovvero quella di continuare a fornire ad un destinatario indefinito l’immagine di una società pura, formale, didascalica. Incapace di sbagliare. Ci si chiede, tra parentesi, se debba dar conto (e a chi) delle sue azioni, visto che i tifosi e la città hanno già gli strumenti per capire quanto ci sia di profondamente sincero, o meno, nei modi di agire del club e nelle parole di questo stesso comunicato.

«LA SOCIETÀ OPERA SCELTE GESTIONALI OGNI GIORNO»

Eccone il testo: “Il Cosenza Calcio ritiene necessario ribadire, con chiarezza ma senza spirito polemico, che la Società è chiamata ogni giorno a operare scelte gestionali, organizzative ed economiche complesse, nel rispetto delle normative vigenti e con l’obiettivo di garantire continuità, stabilità e sostenibilità nel calcio professionistico che oggi, come non mai, attraversa un periodo storico di preoccupante crisi. Le decisioni assunte nel tempo, comprese quelle relative ai rapporti professionali con dirigenti, collaboratori e dipendenti, rientrano in dinamiche aziendali fisiologiche, naturali e del tutto normali, che non intaccano il rispetto umano e professionale verso chi ha contribuito al percorso del Club».

«MANTENERE VIVO IL DIALOGO»

«Il Cosenza Calcio respinge ogni rappresentazione che descriva la Società come distante dalla città e sull’intera provincia o disinteressata al proprio ruolo sociale. Al contrario, la volontà resta quella di mantenere vivo il dialogo, pur nel rispetto dei ruoli, delle responsabilità e dell’autonomia gestionale e nell’interesse supremo dei tifosi, del territorio e del mondo sportivo, che non è mai secondario. La critica costruttiva è parte integrante della vita sportiva e viene accolta come stimolo a migliorare; ciò che la Società auspica è che il confronto possa avvenire sempre in un clima di rispetto reciproco, nell’interesse comune dei colori rossoblù e dell’immagine di Cosenza e della sua provincia, nella piena onestà intellettuale e morale e senza tentativi di ingerenze.

COSENZA CALCIO: «IL CLUB CONTINUERÀ A LAVORARE CON SENSO DI RESPONSABILITÀ»

Il Club continuerà a lavorare con serietà, equilibrio e senso di responsabilità, con l’obiettivo di onorare la maglia, la storia e la passione di una piazza che merita attenzione e rispetto, così come si sta dimostrando in questa stagione, con un Cosenza calcio unito ed impegnato a raggiungere un importante risultato sportivo, all’insegna della competitività e del sano agonismo».
Riflettendo su queste parole, una domanda finale, però, bisogna porsela per coscienza: se quanto riportato dalla società è vero, perché allora città e tifoseria, in un momento storico che ormai perdura da anni, si ritrovano sempre su una lunghezza d’onda opposta rispetto a quella del club? Possibile che città e tifosi siano gli unici irriconoscenti di tutta questa storia? Coloro i quali, cioè, negli anni non hanno mai capito nulla dell’attuale società?

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