Cosche, per il gesto delle corna si rischiò la guerra
- Postato il 1 aprile 2025
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Il Quotidiano del Sud
Cosche, per il gesto delle corna si rischiò la guerra
Primi risvolti nell’ambito dell’operazione contro la ‘ndrangheta, tra Italia e Germania, che ha coinvolto cosche di Cirò e Cariati
CIRÒ MARINA – Per il gesto delle “corna” si rischiò una guerra di mafia tra la ‘ndrina di Cariati e il sovraordinato “locale” di ‘ndrangheta di Cirò. Fu necessario scomodare la “commissione” di Cirò per risolvere i contrasti che, a causa di una scorribanda di giovani cirotani, rischiavano di scompaginare equilibri basati sulla gerarchia ma anche sul rispetto di “competenze” territoriali.
Non sono mancati attriti, però, anche in Germania, dove erano presenti le ramificazioni dei clan, nel periodo focalizzato dall’inchiesta condotta dalla polizia di Stato e coordinata dal procuratore distrettuale antimafia facente funzioni e dai sostituti Domenico Guarascio, Elio Romano e Paolo Sirleo che ha portato all’emissione di 29 provvedimenti restrittivi. Operazione Boreas, l’hanno chiamata. Nel Baden-Württemberg gli affari, specie nel campo della ristorazione e delle intestazioni fittizie, e in Calabria gli scontri.
LE COSCHE E L’OFFESA
Tutto ha origine nel febbraio 2022, stando a quanto emerso dalle intercettazioni. Dai racconti degli indagati verrebbe fuori che Alfonso Mangone si trovava in un’officina di Cariati insieme a un’altra persona. A un certo punto da un autocarro che passava da quelle parti qualcuno avrebbe fatto il gesto delle corna all’indirizzo di Mangone. Questi, con altre persone, si sarebbe messo all’inseguimento su un’auto. Giunti all’altezza di Torretta di Crucoli, gli occupanti dell’auto, forse lo stesso Mangone, avrebbero sparato un colpo di fucile in direzione dell’autocarro. «Il camion non si è fermato e gli hanno tirato una botta», è un brano intercettato. Gli occupanti dell’autocarro avrebbero poi subito un pestaggio. «Poi con il vecchio li hanno picchiati». I giovani inseguiti e malmenati si sarebbero rivolti a Cataldo Cornicello, ritenuto un “emergente” del “locale” di Cirò, che redarguì pesantemente Mangone contattandolo in videochiamata e affermando che non avrebbe dovuto utilizzare armi da fuoco. Per il chiarimento, a causa dell’assenza a Cariati di Giorgio Greco, allora al vertice della ‘ndrina, fu necessario convocare una sorta di “commissione” di maggiorenti, di cui avrebbe fatto parte Francesco Amantea, pezzo grosso della cosca cirotana.
Il LUSSO
In una delle conversazioni intercettate, Mangone avrebbe commentato l’episodio affermando che qualcuno “senza arte né parte”, ovvero “scioddati”, si sarebbe permesso il “lusso” di recarsi a Cariati per comportarsi in maniera irrispettosa. «Non li ho trovati sennò la testa mia era quella». «Glieli massacravi». A colloquio con Greco, Mangone si sarebbe lamentato del fatto che nel corso del summit Amantea avesse preso le parti di chi aveva “sbagliato”. Inoltre, Cornicello, difendendo i suoi protetti, avrebbe mancato di rispetto allo stesso Greco.
IL PACIFICATORE
Un atteggiamento ambivalente, quello di Mangone, che si vanta di aver riunito tutti per mettere pace. Ma non digerisce l’offesa. «Viene la gente di fuori. Chiamano e umiliano i cristiani. Tutta Cariati ha parlato di questo fatto». Mangone si lamentava del fatto che Cornicello avrebbe poi raccontato i fatti in maniera diversa rendendo ancora più intricata la vicenda. Greco biasimava, del resto, lo stesso Cornicello che non avrebbe dovuto parlare di fucilate in una videochiamata. Una mancanza di riservatezza che avrebbe potuto creare problemi con la giustizia.
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Cosche, per il gesto delle corna si rischiò la guerra