Cosche di Cirò e Cariati, il terrore imposto in Germania
- Postato il 1 aprile 2025
- Notizie
- Di Quotidiano del Sud
- 2 Visualizzazioni

Il Quotidiano del Sud
Cosche di Cirò e Cariati, il terrore imposto in Germania
L’operazione contro la ‘ndrangheta tra Italia e Germania ha accertato le ramificazioni all’estero delle cosche di Cariati e Cirò Marina
CIRÒ MARINA – Propaggini in Germania. Sono quelle recise con l’operazione “Boreas” dalla Squadra Mobile e dalla Dda di Catanzaro e dalla polizia di Stoccarda, che avrebbero accertato le ramificazioni estere delle cosche di Cariati e Cirò Marina. Grazie alle indagini eseguite da una Squadra Investigativa Comune nell’ambito della cooperazione internazionale supportata dal progetto I Can, gli inquirenti ritengono di avere scoperto tutta una serie di attività illecite nel campo dell’importazione di prodotti alimentari. Ma anche truffe, sofisticazioni, reati tributari e di riciclaggio. Le indagini avrebbero anche accertato l’imposizione di prodotti alimentari provenienti dall’Italia a ristoratori e commercianti operanti in territorio tedesco.
LE COSCHE E Il GRUPPO DI FELLBACH
La consorteria cariatese, capeggiata da Giorgio Greco, considerato il vertice della ‘ndrina di Cariati, avrebbe avuto come referente tedesco Raffaele Talarico. Del gruppo di Fellbach avrebbero fatto parte anche Fiorenzo Santoro, Gaetano Roberto Bruzzese, Rocco Francesco Creolese, Cataldo Scilanga, fuoriuscito dalla compagine cirotana. Ma attorno a loro orbitavano anche altri indagati. Della consorteria cirotana in Germania avrebbero fatto parte, invece, Salvatore Spagnolo, figlio di Giuseppe detto “il Bandito”, uno dei plenipotenziari del clan, quale esponente di vertice.
L’INPUT
L’input investigativo lo offrono i legami tra Raffaele Talarico, già emerso nell’operazione “Vortice 2” con cui la Dda di Bologna sgominò una rete di narcotrafficanti contigui al “locale” di ‘ndrangheta di Cirò, e il presunto capo della ‘ndrina di Cariati, Giorgio Greco. Ed è subito emersa la monopolizzazione del mercato di prodotti ortofrutticoli, alimentari e del pescato nella città di Fellbach e nel Baden Wurttemberg. Prodotti provenienti dall’area cirotana. I crediti sarebbero stati imposti con metodi violenti agli esercenti.
BASE OPERATIVA DELLE COSCHE
L’attività di carico e scarico avveniva dalle prime ore del mattino in un capannone a Fellbach, principale luogo di riunione e punto di riferimento del gruppo. Greco, a colloquio con un coindagato, parlava dell’”adunata di giù” che è “pure qua”. Gli inquirenti hanno monitorato i viaggi del clan in Germania. Ma anche i difficili rapporti in territorio tedesco tra la cosca cariatese e quella cirotana.
LEGGI ANCHE: ‘Ndrangheta, per il gesto delle corna si rischiò la guerra tra le cosche di Cirò e Cariati
SCONTRI ANCHE IN GERMANIA
Da un’intercettazione sarebbero emersi dissidi per il comportamento, ritenuto irriguardoso, di Salvatore Spagnolo, figlio di “Peppe ‘u Banditu”, uno dei plenipotenziari della super cosca cirotana. Questi avrebbe utilizzato gratuitamente un alloggio dei cariatesi che sarebbero stati costretti a spendere 500 euro a settimana. Greco avrebbe perfino ipotizzato di far arrestare Spagnolo per eliminare il problema. Spagnolo, inoltre, avrebbe invaso le zone di competenza dei cariatesi. «Devi dare conto a me, altrimenti prendi le bagattelle e vai a Cirò», avrebbe detto Greco durante una conversazione registrata dagli inquirenti.
IL VIDEO DEL PESTAGGIO
Dallo scambio di messaggi tra Salvatore Spagnolo e il coindagato Salvatore Celentano, emergerebbe che il primo intendeva incassare un credito di 12mila euro vantato nei confronti di una persona. Spagnolo avrebbe picchiato con un utensile metallico la vittima di estorsione e con le mani sporche di sangue avrebbe inviato un video del pestaggio. «L’ho ammazzato. Se ne è andato a casa a pezzi. Guarda che bello il sangue». Il ricorso a metodi violenti per dirimere le controversie avrebbe contribuito a diffondere un clima di assoggettamento anche tra titolari di esercizi publici, spesso di origini calabresi.
Il TERRORE TRA I RISTORATORI
I cariatesi non erano da meno. Nelle intercettazioni si vantavano di aver “rotto la testa con un crick” ai gestori di origine greca di un bar. Ma anche di aver incendiato un tennis club e una trattoria, di aver danneggiato una pinseria. O di aver squarciato le gomme delle auto parcheggiate davanti a una pizzeria. Parte dei proventi estorsivi sarebbe stata poi recapitata in Italia o consegnata direttamente a Greco che, personalmente, si sarebbe occupato del trasporto. Illecita concorrenza con violenza e minaccia è il reato contestato al gruppo cariatese dedito a importare prodotti caseari, olio, vino e insaccati e preparati per il confezionamento delle pizze. Per far quadrare i conti la cricca evitava il pagamento dell’Iva. Il denaro sarebbe stato poi reimpiegato in maniera illecita anche in attività imprenditoriali con la complicità di professionisti.
RISTORANTI DA “MANGIARE”
«Io questi ristoranti non me li devo mangiare da solo. Se me li mangio io, ve li mangiate pure voi», diceva uno degli indagati. Al suo interlocutore diceva che in passato a Stoccarda aveva venduto ingenti quantità di prodotti alimentari. «Ho venduto i vini, 30 euro si vendono a Stoccarda. Duecento litri di olio. Quattro palette a settimana». Ma diceva di aver subito un veto perché a Stoccarda era andato per conto suo e non della “famiglia”.
INVESTIMENTI IMMOBILIARI
Il radicamento dell’organizzazione mafiosa in Germania era tale che il clan riciclava i proventi in rilevanti investimenti immobiliari. Il boss cariatese Greco aveva acquistato terreni nella zona a sud di Fellbach poi adibiti a vigneti. Durante una conversazione intercettata si vanerebbe di possedere le vigne mentre si inerpica su una piccola altura. Non aveva però anche realizzato un canale per il deflusso delle acque ma lo avrebbe fatto presto. “Un affarone”, commentava l’interlocutore. “Sopra abbiamo il ristorante”, la risposta.
DOMINIO A WIESBADEN
Dell’influenza criminale a Wiesbaden si sarebbe vantato Salvatore Spagnolo. Lui aveva il potere di “mettere a posto” chi, sul territorio, non si comportava secondo i dettami dell’associazione mafiosa. «Lo acchiappiamo che so dove sta. I denti gli devo tirare». Nel mirino era finito qualcuno che spacciava senza “autorizzazione” del clan cirotano.
Il Quotidiano del Sud.
Cosche di Cirò e Cariati, il terrore imposto in Germania