Un insolito picco di casi di epatite A si è verificato tra Napoli, Catanzaro e Latina.
A Napoli l’allarme parte dai reparti: “Siamo in una fase molto acuta – riferiva mercoledì scorso l’infettivologa del Cotugno Novella Carannante – abbiamo ora 43 ricoverati, una cifra molto insolita nel mese di marzo”. Un dato in netta controtendenza rispetto agli anni precedenti: “Di solito in questo periodo ci sono una decina di contagiati in forma leggera… Oggi invece abbiamo una lunga serie di pazienti gravi”. I ricoveri sono poi saliti fino a 54 nei giorni successivi, pur con condizioni cliniche definite non critiche.
Al 18 marzo la Regione Campania segnala 133 casi e ha disposto “un incremento che richiede la massima attenzione sul fronte della sicurezza alimentare”. L’epatite A, si ricorda, “si trasmette per via oro-fecale” e può diffondersi anche prima dei sintomi, con incubazione fino a 50 giorni.
I numeri dell’Asl Napoli 1 Centro mostrano un’impennata: 65 casi da gennaio, “10 volte rispetto alla media” degli ultimi anni. Il Comune è intervenuto vietando il consumo di frutti di mare crudi, mentre i Nas hanno intensificato i controlli su ristoranti, pescherie e mercati, con campionamenti affidati all’istituto zooprofilattico.
Fondamentale la prevenzione: “Per proteggersi evitare il consumo di molluschi crudi o appena scottati”, spiegano gli esperti. Attenzione anche a frutti di bosco e agli altri alimenti non cotti. Sul fronte acqua, ABC – Acqua Bene Comune – Napoli rassicura: “Possiamo affermare con ragionevole certezza che il virus non è presente nelle acque distribuite”.
Il fenomeno si è poi esteso anche a Ischia e ad altre regioni: nel Lazio si registrano 24 casi (distribuiti nelle città di Aprilia, Fondi, Formia, Latina, Sabaudia, Sermoneta, Campodimele, Priverno, Lenola, e Terracina), mentre a Catanzaro è stata individuata “una partita di frutti di mare contaminata” in un ristorante che si trova sul litorale catanzarese..
Nonostante l’aumento, i medici frenano: “I numeri sono sopra la media ma non c’è nessuna epidemia”. E sottolineano il legame con i consumi natalizi: “Tutti i pazienti hanno raccontato di averne mangiati”.
Intanto il settore ittico protesta per il crollo delle vendite. Un centinaio di pescivendoli, provenienti da varie parti della provincia di Napoli, lunedì si sono radunati davanti al Comune di Napoli, a Palazzo San Giacomo: “Siamo rovinati, nessuno compra più niente”. Legacoop ha invitato a “evitare conclusioni affrettate” e a basarsi su “evidenze scientifiche accertate”.
Resta comunque centrale il messaggio sanitario: vaccinazione per i soggetti a rischio e rigoroso rispetto delle norme igieniche per contenere i contagi.