Corruzione, confiscati 6 milioni a imprenditore reggino
- Postato il 9 aprile 2026
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- Di Quotidiano del Sud
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La Guardia di Finanza di Reggio Calabria ha sequestrato beni del valore di oltre 6 milioni di euro a un imprenditore locale, coinvolto in un'inchiesta su corruzione e infiltrazioni mafiose. Le indagini hanno documentato un sistema organizzato di tangenti e favoritismi per l'aggiudicazione di appalti pubblici, con presunti collegamenti alla criminalità organizzata calabrese. Il provvedimento rappresenta un importante intervento della magistratura per contrastare l'economia illecita e le pratiche corruttive nel territorio.
Il Quotidiano del Sud
Corruzione, confiscati 6 milioni a imprenditore reggino
Confiscati beni per 6 milioni a un imprenditore reggino: avrebbe gestito un cartello per ottenere appalti tramite corruzione e ‘ndrangheta.
REGGIO CALABRIA – Il Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Reggio Calabria ha dato esecuzione a un decreto di confisca di beni per un valore superiore ai 6 milioni di euro, colpendo il patrimonio di un noto imprenditore locale operante nel settore dei servizi. Il provvedimento, emesso dalla sezione Misure di Prevenzione del Tribunale su richiesta della Dda di Reggio Calabria, guidata dal procuratore Giuseppe Borrelli, rappresenta l’epilogo patrimoniale dell‘inchiesta “Iter Nos” del 2021. Le indagini condotte dal Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria hanno svelato un vero e proprio “cartello d’imprese” finalizzato a eliminare la concorrenza.
L’imprenditore colpito è accusato di aver ricoperto un ruolo di primo piano in questa struttura, organizzata per garantire un monopolio assoluto sugli appalti relativi a pulizie e sanificazioni. Per alimentare questo sistema, sarebbe stata costituita una sorta di “cassa comune” che, sarebbe stata alimentata dai contributi degli imprenditori associati. I fondi avrebbero avuto due destinazioni specifiche: per i pagamenti ai funzionari pubblici compiacenti per pilotare l’aggiudicazione delle gare. Ed altri sarebbero serviti per elargire pagamenti alle cosche di ‘ndrangheta di Africo e Melito Porto Salvo alle quali bisognava rivolgersi per poter lavorare sul territorio.
MAZZETTE “PERENNI” ANCHE AI PENSIONATI
Un dettaglio emerso dalle inchieste evidenzia l’ostinazione del sistema. Infatti, alcune dazioni di denaro sarebbero continuate anche dopo il pensionamento dei funzionari pubblici corrotti. Presumibilmente nella speranza che “questi potessero mediare con i nuovi funzionari” in favore degli imprenditori associati, anche mediante un rodato meccanismo di proroghe.
CONFISCATI CONTO CORRENTE, QUOTE DI SOCIETÀ E ALTRO ALL’IMPRENDITORE REGGINO ACCUSATO DI CORRUZIONE
L’attività investigativa ha permesso di mappare e blindare le ricchezze accumulate illecitamente. La confisca ha riguardato: La confisca ha riguardato un immobile, un conto corrente, l’intero compendio aziendale di una società cooperativa e le quote di una società a responsabilità limitata. Aziende, queste, operanti nel settore della “pulizia generale non specializzata di edifici”.
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