“Corpi politici”, il podcast che “vuole portare la disabilità fuori dalla narrazione pietistica e dentro il dibattito pubblico”
- Postato il 27 gennaio 2026
- Diritti
- Di Il Fatto Quotidiano
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Un inedito podcast che parla di disabilità con persone con disabilità attraverso una serie di focus su alcune tematiche fondamentali per una dignitosa qualità di vita da garantire a tutti senza esclusioni e discriminazioni. È online “Corpi Politici”, il programma con contenuti audio-video dell’Associazione Luca Coscioni, ideato e condotto dalla giornalista Valentina Tomirotti, attivista con disabilità motoria, insieme al co-autore Michele Michelazzo. Si tratta di un viaggio narrativo che intreccia in particolare le esperienze delle persone con disabilità e le battaglie portate avanti dalla Coscioni. “L’idea di Corpi Politici nasce da un’esigenza di portare la disabilità fuori dalla narrazione pietistica e dentro il dibattito pubblico”, dice a ilfattoquotidiano.it Tomirotti. “Parliamo di corpi, diritti e scelte che incidono concretamente sulla qualità della vita delle persone. È un podcast che nasce dall’incontro tra giornalismo e attivismo, con l’obiettivo di raccontare la disabilità come questione politica, culturale e sociale, non come fatto individuale”. La prima stagione della trasmissione digitale – composta da quattro episodi – affronta altrettanti temi centrali per la quotidianità e i diritti delle persone con disabilità: accessibilità, ausili, vita indipendente e mobilità. Il podcast è disponibile da dicembre sulle principali piattaforme audio come Spotify e in versione video anche su YouTube.
Per i promotori risulta “fondamentale” parlare di argomenti essenziali per le persone con disabilità con “competenza e senza pietismo, perché non stiamo parlando di temi tecnici ma di diritti umani”, spiega la co-conduttrice. Accessibilità, vita indipendente e mobilità ad esempio determinano se una persona può studiare, lavorare, amare, partecipare alla vita sociale. “Finché questi diritti non saranno garantiti”, aggiunge Tomirotti, “continueremo ad avere cittadini di serie A e di serie B”. Tomirotti e Michelazzo hanno ragionato su un nome, “Corpi politici”, che rappresentasse la realtà, “perché i corpi delle persone con disabilità sono da sempre regolati, controllati e spesso esclusi dalle decisioni. Chiamarli ‘politici’ – continua Tomirotti – significa rivendicare il loro diritto a esistere, scegliere e partecipare. Il corpo diventa così luogo di conflitto, ma anche di autodeterminazione”.
Come giornalista conduttrice del podcast insieme alla Coscioni la “complessità maggiore vissuta”, spiega a ilfattoquotidiano.it Tomirotti, “è stata trovare un equilibrio tra racconto personale e rigore giornalistico, evitando semplificazioni e retorica. Alcuni temi trattati sono profondamente sensibili e richiedono responsabilità, ascolto e precisione. L’obiettivo condiviso con l’Associazione Coscioni è stato quello di informare, aprire domande e generare consapevolezza, portando il pubblico a interrogarsi sul rapporto tra corpo, diritti e libertà”. Negli anni, l’approccio della Coscioni ha contribuito a ottenere risultati significativi. Tra questi, il caso di Christian Durso, giovane con disabilità motoria grave, che grazie a un ricorso ha potuto diventare il primo studente universitario de La Sapienza a frequentare il corso di Giurisprudenza ed effettuare esami da remoto. Un altro tema assai significativo è quello dei Piani di Eliminazione delle Barriere Architettoniche (PEBA), su cui l’avvocato Alessandro Gerardi ha ottenuto importanti pronunce dei tribunali di Santa Marinella e Catania, confermando l’obbligo per i Comuni di dotarsi di piani di accessibilità completi e vincolanti. Un podcast che non è rivolto esclusivamente alle persone con disabilità ma un più vasto pubblico, uscendo dai confini degli esperti in materia e degli addetti ai lavori. “Corpi politici”, afferma Tomirotti, “non parla di ‘altri’ ma di tutti noi. Racconta un sistema che funziona solo per alcuni e lascia indietro molti. Rappresenta un invito a cambiare sguardo”, conclude l’attivista, “a riconoscere privilegi da cancellare e mancanze, e a capire che i diritti delle persone con disabilità migliorano la qualità della vita dell’intera società”.
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