Conto corrente blindato, ma non troppo: ecco i movimenti che ti mettono nei guai con il Fisco
- Postato il 27 agosto 2025
- Economia
- Di Blitz
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Sono questi i movimenti sul conto corrente personale che mettono in allerta il Fisco: attenzione a non finire nei guai.
Il conto corrente non è più quel luogo sicuro e riservato dove gestire il proprio denaro senza timore di controlli: l’Agenzia delle Entrate dispone infatti di strumenti avanzati per monitorare ogni movimento bancario, con particolare attenzione a operazioni che potrebbero destare sospetti fiscali o violare le normative antiriciclaggio.
Cosa controlla il Fisco sui conti correnti?
L’idea che il proprio conto corrente sia un rifugio al riparo da occhi indiscreti è ormai superata. Le banche, gli uffici postali e gli intermediari finanziari sono obbligati a trasmettere regolarmente una vasta mole di dati all’Anagrafe dei Rapporti Finanziari, un archivio digitale gestito dall’Agenzia delle Entrate. Qui confluiscono informazioni dettagliate su versamenti, prelievi, bonifici e altri movimenti. Questi dati vengono poi incrociati con le dichiarazioni dei redditi presentate dal contribuente per individuare eventuali discrepanze o anomalie. Movimenti sospetti possono così innescare controlli approfonditi o accertamenti fiscali mirati.
Il Fisco opera su due fronti: riceve comunicazioni periodiche da parte degli istituti finanziari e può attivare la Segnalazione delle Operazioni Sospette (SOS), uno strumento previsto dalla normativa antiriciclaggio che consente di bloccare o approfondire subito determinate operazioni. Le operazioni che espongono maggiormente al rischio di segnalazione sono:
- Prelievi o versamenti in contanti superiori a 10.000 euro nel corso di un mese solare, sia in un’unica soluzione sia cumulando più movimenti;
- Movimenti frequenti e ricorrenti senza una giustificazione plausibile, anche se singolarmente inferiori alla soglia di 10.000 euro;
- Operazioni incoerenti con il profilo economico del titolare, ovvero con un volume di denaro molto superiore rispetto al reddito dichiarato.

Ogni movimento che desta sospetti all’operatore bancario può essere oggetto di segnalazione, aprendo la strada a verifiche più approfondite. Oltre ai limiti quantitativi, il Fisco presta attenzione anche a specifiche tipologie di operazioni che potrebbero nascondere evasione o riciclaggio, tra cui:
- Bonifici ricorrenti senza giustificazioni documentate;
- Versamenti in contanti senza comprovata origine lecita (come atti di vendita, donazioni o vincite);
- Bonifici da o per l’estero superiori a 5.000 euro, che sono soggetti a comunicazioni immediate all’Agenzia delle Entrate per il contrasto all’evasione internazionale;
- Bonifici in entrata non giustificati, potenzialmente considerati redditi occultati.
È considerata sospetta anche l’assenza totale di prelievi: ad esempio, se lo stipendio viene accreditato regolarmente ma non vengono mai effettuati prelievi, il Fisco potrebbe chiedere chiarimenti sull’uso delle somme, poiché un risparmio eccessivo e non coerente con i guadagni dichiarati può alimentare dubbi. Diversamente, i trasferimenti di denaro tra parenti sono esentati da giustificazioni, in quanto riconosciuti come supporto economico familiare.
La gestione del conto corrente non deve essere fonte di ansia per chi opera nella legalità. La chiave per evitare guai è conservare sempre la documentazione che attesti la provenienza e la natura di ogni movimento di denaro. Nel caso di versamenti in contanti, è fondamentale avere una “pezza giustificativa” valida: può trattarsi di un atto di vendita, una ricevuta di donazione, una scrittura privata in caso di prestito tra privati o una ricevuta di vincita. Anticipare eventuali richieste del Fisco con prove adeguate permette di affrontare i controlli con maggiore serenità.
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