Conte per il No al referendum giustizia: “È la fine del principio che la legge è uguale per tutti”
- Postato il 11 gennaio 2026
- Giustizia
- Di Il Fatto Quotidiano
- 2 Visualizzazioni
“Dovremo far capire che i cittadini diventeranno tutti di serie B rispetto invece ai ‘privilegiati’ della giustizia, che sono politici, colletti bianchi e imprenditori amici. Per noi vale il principio ‘la legge è uguale per tutti’“. Sono le parole pronunciate dal leader del M5s Giuseppe Conte, intervenendo all’iniziativa del comitato per il No al referendum sulla giustizia. Un attacco frontale alla riforma Nordio, che Conte definisce un passaggio decisivo di un disegno politico più ampio, capace di mettere in discussione l’equilibrio costituzionale tra i poteri dello Stato.
Conte chiarisce subito di parlare non a titolo personale, ma come rappresentante del M5s, una forza politica che “sin dall’inizio si batte anche in Parlamento” contro quella che considera una riforma pericolosa. Nel mirino c’è “una politica di destra che è vecchia”, accusata di voler “restituire il primato alla politica”, scardinando il sistema costituzionale e il principio dei contrappesi. “Se hai un’investitura popolare, non puoi fare quello che ti aggrada – afferma, rivolgendosi a Giorgia Meloni e rivendicando il rispetto dei fondamenti dello Stato di diritto – Anche io che sono stato presidente del Consiglio devo rispettare la legge. La legge è uguale per tutti”.
L’ex premier collega il tema della giustizia a un quadro internazionale che definisce allarmante. A suo giudizio, il governo guidato da Giorgia Meloni contribuisce a “distruggere il principio di legalità internazionale”. Conte cita il caso Almasri, definito “emblematico” per il modo in cui l’Italia affronta il diritto internazionale, accusando l’esecutivo di aver sottratto un criminale di guerra a un mandato di arresto con “giustificazioni risibili e contraddittorie”. Sul genocidio a Gaza, il leader M5s denuncia un atteggiamento di silenzio e ambiguità che frantuma ulteriormente le regole comuni. E richiama anche il blitz della Delta Force americana in Venezuela, giudicato legittimo dal governo italiano: un esempio di “rovesciamento del diritto internazionale”, che finisce per coincidere con la legge del più forte.
In questo contesto Conte inserisce la riforma Nordio sulla separazione delle carriere, coerente con una volontà definita pretestuosa: i passaggi di carriera, ricorda l’ex premier, sono circa lo 0,3% del totale. “Non serve ai cittadini per migliorare il servizio giustizia”, sostiene, elencando ciò che davvero manca per i cittadini: investimenti, personale, dotazioni informatiche, processi più rapidi.
L’obiettivo reale, secondo Conte, emerge dalle parole della stessa presidente del Consiglio, quando afferma che governo e giudici devono lavorare “nella stessa direzione”. Un’affermazione che, per il leader M5s, equivale a negare il ruolo di contropotere della magistratura, chiamata invece a tutelare i diritti fondamentali. “Così volete il potere sottomesso al potere”, accusa, ricordando un post di Meloni dell’ottobre scorso in cui la riforma viene presentata come risposta alle presunte ingerenze della magistratura nella politica.
Conte allarga poi l’analisi ad altre scelte dell’esecutivo: il Decreto Sicurezza, che inasprisce le pene e colpisce proteste e dissenso; la cancellazione del reato di abuso d’ufficio; il ridimensionamento del traffico di influenze; il depotenziamento delle intercettazioni. Tutti strumenti che, a suo dire, “danno fastidio ai politici e ai colletti bianchi”. Anche la custodia cautelare diventa un bersaglio: una misura che “rompe il giocattolo” perché impedisce di guadagnare tempo tra gradi di giudizio e prescrizione.
Infine, l’allarme sul nuovo assetto del Csm e sull’allontanamento dei pubblici ministeri, che rischiano di finire in un limbo risolto poi dal potere politico, destinato ad avere un’egemonia nelle nomine. Il quadro che Conte dipinge è quello del “ritorno della casta dei politici” e degli “intoccabili”, decisi ad avere le mani libere e a non rispondere a nessun contropotere, dalla magistratura alla Corte dei Conti, fino alle autorità indipendenti.
La conclusione è un appello alla mobilitazione per il No al referendum e contro l’intero impianto della riforma. L’alternativa, avverte Conte, è una giustizia a doppio binario, in cui i cittadini comuni pagano e i potenti si salvano. Un esito che, per il M5s, resta inaccettabile perché in contrasto con un principio che considera non negoziabile: “la legge è uguale per tutti”.
L'articolo Conte per il No al referendum giustizia: “È la fine del principio che la legge è uguale per tutti” proviene da Il Fatto Quotidiano.