Conte e Salvini: quei nemici carissimi con gli stessi slogan
- Postato il 1 aprile 2025
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Il Quotidiano del Sud
Conte e Salvini: quei nemici carissimi con gli stessi slogan
Lega e Cinquestelle tornano a convergere sul “no alle armi”; Conte e Salvini il pacifismo riunisce i “gemelli diversi”.
Gemelli diversi. Convergenze parallele. Separati dalla nascita. Chiamateli come volete. Parliamo di Giuseppe Conte e Matteo Salvini. La settimana politica li vede di nuovo plasticamente insieme: il leader 5 Stelle ha convocato per sabato la grande piazza “pacifista” (Roma, 5 aprile); il segretario della Lega chiama a congresso (Firenze 5-6 aprile) il partito dopo anni e la parola d’ordine è «no alle armi, no al Rearm Europe e no all’Europa e ai governi bellicisti». Coincidenze di slogan e temi che ci portano indietro al governo giallo-verde e a quella stagione del populismo politico che ha cavalcato ogni tema utile alla causa del consenso: guerra, pace, pensioni, reddito di cittadinanza eccetera. Il presunto “pacifismo” di Conte e Salvini “sfrutta” un vero sentiment pacifista italiano, sincero, trasversale, figlio della tradizione cattolica e comunista, fotografato da ogni sondaggio in modo schiacciante.
Il sondaggio di Ghisleri
L’ultima analisi di Alessandra Ghisleri per Euromedia research pubblicata domenica su La Stampa ci dice che 9 italiani su dieci sono contrari all’invio di truppe italiane in Ucraina anche se solo uno su dieci è a favore di Putin. Entrambi i leader Lega e 5 Stelle sanno quindi di andare a pescare e a guadagnare consenso (entrambi registrano un leggere aumento del gradimento) in un sincero travaglio individuale e in una più che legittima voglia di occuparsi dei tanti problemi interni, sociali, economici, lavorativi a cui invece entrambi offrono risposte impossibili, irrealizzabili.
In una parola, populiste. Leader responsabili dovrebbero invece assumersi l’onere, in questa fase della nostra storia, di spiegare e spiegare e di nuovo spiegare a cosa siamo di fronte e cosa c’è in gioco: non la voglia di guerra ma la necessità di difendere i principi della democrazia, il rispetto delle regole e non la legge del più forte.
Conte e Salvini, il legame con il “putinismo”
Per svelare il trucco di entrambi basta fare un leggero sforzo di memoria che guarda caso intreccia il pacifismo con il putinismo e il trumpismo. Si parla spesso del “contratto” politico tra la Lega di Salvini e il partito Russia Unita di Putin ma ci scordiamo come per ben due volte (2016 e 2017) anche i 5 Stelle sono stati presenti e in prima fila ai congressi di quel partito. Le immagini di archivio ci testimoniano la presenza a Mosca di Alessandro Di Battista e Manlio Di Stefano, sottosegretario agli Esteri, fotografati con due big del partito dello Zar come Robert Shlegel e Sergey Zheleznyak.
Conte e l’aiuto dalla Russia durante il Covid
Conte all’epoca era ancora e solo un professore-avvocato, si potrebbe obiettare. Vero, quello era il partito di Grillo e Di Maio, Conte diventa premier nel 2018 ma non perde tempo per dimostrare dove batte il suo cuore: durante la prima chiusura dovuta al Covid, il premier 5 Stelle non dubita di affidarsi “all’aiuto strategico” offerto da Mosca (già sotto sanzioni per la Crimea e negazionista rispetto all’epidemia) e invita in Italia delle colonne militari di medici-generali a cui fu lasciata la libertà di scorrazzare in strutture protette e sensibili di un paese disperato e allo sbando.
Salvini e il sostegno a Putin e Trump
Per fortuna ci fu chi sollevò dubbi sacrosanti circa la presenza di militari, colonne di mezzi e medici russi. Questa storia è una delle tante oggetto dell’indagine parlamentare sulla gestione del Covid. Per quello che riguarda Salvini, bastino le t-shirt indossate sulla piazza Rossa con il faccione di Putin, affermazioni del tipo «meglio mezzo Putin di un Mattarella», la battaglia contro la sanzioni commerciali fin dai tempi della Crimea.
Per Conte e Salvini il putinismo ha sempre fatto scopa con il trumpismo. Il leader leghista è un supporter convinto di The Donald da sempre, fin dal 2016, e in questo gli va riconosciuta una certa coerenza. Per quanto se ne parli meno, si può dire la stessa cosa per Conte. Ricordiamo l’affettuoso bigliettino recapitato dopo essere diventato premier nel primo governo giallo-verde, “dear Giuseppi”. Ma soprattutto va ricordato l’autunno 2019 quando l’allora capo della Cia Gina Haspel e l’allora segretario di Stato Mike Pompeo vennero a Roma e furono fatti interloquire direttamente con i capi delle nostre agenzie di intelligence.
Conte e Salvini, contraddizioni sul tema delle armi
Un azzardo e una disinvoltura che non hanno mai avuto la necessaria spiegazione. Ma se vogliamo avere un campo visivo “stretto” e non “largo” – da allora a oggi è cambiato il mondo, dicono tutti – basti qui ricordare che rispetto alle armi e al loro sincero pacifismo, Giuseppe Conte è colui che, da premier, ha elevato la spesa militare Nato fino al 2% del pil (traguardo non ancora raggiunto e che a giugno sarà invece obbligatorio). Matteo Salvini invece predica la legittima difesa sempre, così come il possesso di armi private, dalla semiautomatica al mezzo mitra, con cui ama farsi fotografare. La scelta “pacifistaF” sembra quindi, per entrambi, una scelta tattica più che di coscienza nonostante lo sfoggio di Vangeli e segni della croce.
Strategie politiche e ricerca di consenso
Per Giuseppe Conte si tratta di andare a caccia di voti nelle coscienze già in sofferenza nell’elettorato Pd e del centro che si ritrova nel centrosinistra. Di provare a tentare una nuova e inattesa scalata nel cosiddetto “campo largo”. Significativo, da questo punto di vista, che Landini e la Cgil non abbiano seguito le sirene della piazza di sabato. Sarebbe stato uno smacco quasi offensivo per la segreteria Schlein. Per Salvini si tratta di provare a recuperare un po’ di quel consenso che quattro anni fa era suo e che Giorgia Meloni gli ha soffiato sotto il naso mentre lui era al governo prima con Conte e poi con Draghi. E’ un’impresa difficile, per entrambi. Perché il pacifismo, quello vero, è una cosa seria e non una bandiera multicolore da issare quando serve.
Il Quotidiano del Sud.
Conte e Salvini: quei nemici carissimi con gli stessi slogan