Conte e il Napoli, perché la storia può finire a giugno
- Postato il 31 marzo 2025
- Di Panorama
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Antonio Conte ha un contratto che lo lega al Napoli fino al 30 giugno 2027 e si sta giocando lo scudetto in una volata appassionante contro l’Inter di Simone Inzaghi. Una combinazione di certezze sufficienti a spegnere sul nascere qualsiasi dibattito sul futuro del tecnico che ha riportato i partenopei ad essere protagonisti in Serie A. Dunque, Conte resta al Napoli? Sì, senza dubbio. Forse. Chissà. E a dirlo non sono le veline fatte passare un po’ ovunque dalle vedove di Conte, quelle società che un anno fa avrebbero potuto alzare il telefono e chiamare il salentino e, invece, non hanno avuto il coraggio e l’intuizione mostrati da Aurelio De Laurentiis.
A farlo capire, seminando dubbi e mezze frasi, sono gli stessi protagonisti con un non detto che preoccupa il popolo napoletano. Quello che è accaduto prima e dopo il match del Maradona contro il Milan riassume alla perfezione lo stato di precarietà emotiva in cui vivono quelli attorno alla strana coppia Conte-ADL. Resti? hanno chiesto al tecnico. E lui: “Dobbiamo essere consci che stiamo facendo qualcosa di straordinario e miracoloso. Abbiamo partecipato solo a una competizione perché in Coppa Italia abbiamo fatto due turni. Dobbiamo essere feroci, restano otto partite e poi penseremo al futuro”. Un “poi” indefinito e che fa a pugni con la necessità per qualsiasi club di programmare il futuro già a inizio primavera.
Un paio di ore prima la stessa domanda era stata posta a Giovanni Manna, fino a prova contraria (anche lui è nei rumors di altre società) direttore sportivo del Napoli. Resta Antonio? “Con molta tranquillità il mister ha ancora due anni di contratto, abbiamo iniziato un percorso e siamo focalizzati su oggi. Ogni discorso oggi superfluo. L’anno scorso ha scelto di sposare questo progetto, speriamo di poter continuare senza alcun problema”. “Speriamo” e “senza alcun problema”, la cosa più lontana da un’affermazione assertiva che in tanti avrebbero voluto ascoltare e che non è arrivata. Né prima, né dopo.
Antonio Conte e il Napoli, insomma, il loro futuro insieme lo devono ancora costruire e la certezza è che il contratto giocherà un ruolo importante ma non decisivo. Nella sua carriera l’ex ct della nazionale – insieme a tante altre cose – ha dato prova concreta del fatto che se vuole salutare, se ne va. Ma anche che è disponibile a restare, anima e corpo, se capisce che il progetto è serio e nessuno lo vuole prendere in giro.
A Napoli sta benissimo e non perde occasione per sottolinearlo; sai è integrato come forse mai nella sua storia calcistica, con eccezione della Juventus che considera casa. Prova riconoscenza e sente anche di dover restituire qualcosa ai napoletani, che lo hanno accolto consegnandogli le chiavi del loro amore sportivo. Non è detto, però, che questo sentimento sia sufficiente perché poi entrano in gioco i ragionamenti sportivi. Ad esempio, Conte per prima sa che questa è stata una stagione anomala in cui ha potuto godere del vantaggio di doversi concentrare su una sola competizione mentre da agosto, fortunatamente, anche lui entrerà nel girone infernale dei calendari compressi. E sa che per restare competitivi serviranno investimenti intelligenti e importanti: sarà disposto De Laurentiis a seguirlo come la scorsa estate?
Conte sa che si alzerà l’asticella, comunque vada a finire la volata scudetto con l’Inter. Ha memorizzato che a gennaio il club gli ha venduto Kvaratskhelia sostituendolo con Okafor, quasi ci fosse un disallineamento tra i progetti societari e i suoi, votati sempre e comunque alla vittoria. E’ consapevole che tanti “pentiti” farebbero carte false per strapparlo al Napoli e non è detto che la tentazione non sia forte. La risposta alla domanda, insomma, forse oggi non c’è e allora è meglio restare nel dubbio piuttosto che uscire allo scoperto. In fondo questo scudetto rappresenta un’opportunità storica per tutti i protagonisti del triangolo e vale la pena aspettare piuttosto che rischiare di bruciare tutto.