Consigli per un kit salva-vita fai da te

  • Postato il 2 aprile 2025
  • Di Il Foglio
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Consigli per un kit salva-vita fai da te

Ha destato un certo scetticismo il video (virale sui social) nel quale Hadja Lahbib, commissaria europea alla preparazione e gestione delle crisi, ha introdotto (con una certa ironia fuori luogo) il kit europeo di sopravvivenza per 72 ore in caso di emergenze come guerre, calamità naturali, pandemie, o un altro video di  Hadja Lahbib. Sì, perché quel filmato ha generato un attacco di panico in tutto il continente – tranne forse qui in Italia, dove fra crisi economica, salari bassi e inflazione sono anni che sopravviviamo per arrivare a fine mese. Il vero lato buffo è che questo kit sarà pronto nel 2026, e le linee guida nel 2027, cioè quando ormai sarà troppo tardi. Ma in attesa di quello ufficiale, magari uno nel frattempo può farsi il proprio, seguendo le indiscrezioni trapelate.

Cosa non deve mancare in questo zainetto salva-vita? Riassumendo: sei litri d’acqua, cibo in scatola, una torcia, dei fiammiferi, garze e cerotti da primo soccorso, paracetamolo, un coltellino svizzero, un caricabatterie, una radiolina e denaro contante. Immediate le critiche del ministro dell’Agricoltura e della Sovranità alimentare Francesco Lollobrigida, che ha contestato all’Europa i sei litri d’acqua (“l’acqua fa male”), da sostituire semmai con sei litri di vino (niente di sofisticato, va benissimo una damigiana di quello della casa); il ministro Lollobrigida è critico anche per il cibo in scatola, e invita a sostituirlo con le ostriche: “non sono un bene di lusso, e comunque sono cibo inscatolato al naturale”.

Io invece mi soffermerei un attimo sul coltellino svizzero: ma dunque era questo che intendeva l’Europa quando parlava di riarmo? E il Pd che pensava alle bombe! Il problema però è che la Svizzera non fa parte dell’Unione Europea; e in questo clima di dazi, ora che ci servono aumenteranno il prezzo dei coltellini svizzeri del duecentocinquanta percento, come minimo. Mi permetto inoltre di far notare che a questo kit manca qualcosa, anzi diverse cosette necessarie a sopravvivere: iniziando dalla cioccolata. Già che ordiniamo i coltellini dalla Svizzera, facciamoci mandare anche une stecca di cioccolato a testa: non può mancare nello zaino se si fa una gita in montagna, figuriamoci in caso di sopravvivenza per tre giorni. Avrei qualcosa da ridire anche sul lato farmacologico del kit: solo paracetamolo e cerotti mi pare un po’ troppo poco come primo soccorso, mai viaggiare (né chiudersi in un bunker) senza anche un po’ di cortisone (qualche pasticchetta di Bentelan e un tubetto di Gentalyn Beta sono più che sufficienti), fermenti lattici (in caso di emergenza, la prima cosa a cedere è proprio l’intestino) e, visto che se stiamo usando il kit è perché là fuori ci sarà la Terza guerra mondiale o giù di lì, direi che anche un antidepressivo e due ansiolitici possono fare comodo per affrontare la situazione. E direi anche di mettere nello zaino una protezione solare, la più alta in commercio, per proteggersi dalle radiazioni. Poi: ok la radiolina, ma io metterei anche un libro, magari uno di quelli lunghi, un classico che vi siete sempre ripromessi di leggere – ecco, questa potrebbe essere l’occasione giusta. E poi vabbè, ovviamente mutande e calzini puliti. E non dimenticate lo spazzolino da denti. E due bandiere: una dell’Europa, in caso di vittoria; una bianca, alle brutte.

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Autore
Il Foglio

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