“Considerata la repentinità del fatto, che rendeva impraticabile la prevenzione, l’episodicità”: quando l’ammonizione è una supercazzola

“Aprile è il mese più crudele, genera lillà dalla terre sterile, confonde memoria e desiderio, risveglia radice torpide con pioggia primaverile”. Già, proprio dalla pioggia primaverile di Thomas S. Elliot ripartiamo per questa rubrica sempre più dotta, dopo Montale e i Monthy Python. O almeno ci si prova, perché l’allegoria nelle Domeniche Bestiali purtroppo travalica i suoi confini e finisce per prendere tutt’altre direzioni. Si prova a cogliere lo slancio poetico e si finisce in Supercazzola, si offre nettare e si viene presi a calci in faccia, si inneggia alla pioggia primaverile e si irrigano campi, per non parlare di chi tenta di concimare gli aridi e freddi gradoni.

LA SUPERCAZZOLA
Enigmatica l’ammonizione per la società del Bonavigo 1961, Prima Categoria Veneto: “La società ospitante è responsabile, ai sensi dell’art.6 comma 4 CGS, dell’ordine e sicurezza per i fatti che
accadono, prima, dopo e durante la manifestazione, all’interno dell’impianto e delle aree esterne immediatamente adiacenti. Considerata la repentinità del fatto, che rendeva impraticabile la prevenzione, l’episodicità e la tempestiva chiamata della Forza Pubblica consentono di mantenere la sanzione nell’ambito dell’ammonizione”. N’che senso?

LA PIOGGIA NEL PINETO
Eh sì, andiamo pure a D’Annunzio per raccontare la squalifica beccata da Maurice Merlin, dirigente della U.S. Cassolese, società lombarda, perché: “Al rientro in campo per l’inizio del secondo tempo, con comportamento riprovevole e contrario alla pubblica decenza, urinava sul campo per destinazione”. La domanda che sorge spontanea a questo punto è: se rientrava in campo per il secondo tempo, si presume sia stato prima negli spogliatoi… perché non è andato in bagno lì?

AGUA DE PIÑA
L’agua è quella che probabilmente voleva offrire all’arbitro un componente dello staff tecnico del Magdalena Cedec in Coppa del Perù. La pigna, nell’accezione monteriana del termine, è quella che si è ritrovato in faccia. Già, perché la persona in questione si è diretta correndo verso l’arbitro, brandendo una bottiglia di plastica, probabilmente inconsapevole che il direttore di gara fosse un esperto di arti marziali. E infatti si vede in video la gamba dell’arbitro che si alza precisa a stampare un calcio in volto all’aggressore, che finisce a terra e si rialza un po’ stordito.

PLANTAR UN PINO
L’espressione di sopra è gergale, si riferisce metaforicamente al concimare organico. Sarà stata questa l’intenzione del tifoso che ha lasciato un ricordino sugli spalti del Maradona durante NapoliMilan, come ripreso da diverse foto e video. Effetto di qualche giocata non propriamente sopraffina in campo? Di qualche tifoso milanista di fronte ai prima trenta minuti della squadra? Dei patemi fatti vivere dal Napoli ai propri supporters negli ultimi istanti di gara? Chissà, e chissà che da lì non nasca, sul filo di lana per i prossimi Europei, il nuovo Maradona: in fondo dai diamanti non nasce niente…

L'articolo “Considerata la repentinità del fatto, che rendeva impraticabile la prevenzione, l’episodicità”: quando l’ammonizione è una supercazzola proviene da Il Fatto Quotidiano.

Autore
Il Fatto Quotidiano

Potrebbero anche piacerti