Comunali Genova, “falce e martello” e accuse di fascismo invadono la campagna elettorale
- Postato il 1 aprile 2025
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- Di Genova24
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Genova. Falce e martello, fiamma tricolore e accuse di fascismo tengono banco nella campagna elettorale per le comunali a Genova dopo l’accorato intervento di Simone D’Angelo, segretario metropolitano del Pd, ieri pomeriggio in apertura del comizio di Elly Schlein per Silvia Salis a Sestri Ponente.
In risposta al centrodestra, che aveva messo nel mirino una sua foto col simbolo comunista alle spalle durante un’assemblea a Sampierdarena, il consigliere regionale ne ha preso le difese: “Non siamo così ingenui da non sapere che in giro per il mondo non sempre quel simbolo ha rappresentato la libertà, ma sappiamo che in questo Paese è stato il simbolo di tanti che hanno voluto la libertà“. Mentre la fiamma tricolore, retaggio del Movimento sociale italiano che campeggia nel simbolo di Fratelli d’Italia, “è il simbolo della vigliaccheria della storia di questo Paese”.
Affermazioni “gravissime” per Matteo Rosso e Stefano Balleari, coordinatore regionale di Fratelli d’Italia e presidente del Consiglio regionale: “Nell’esaltazione del comunismo italiano e nella condanna al simbolo della fiamma c’è tutto l’odio del peggior militante estremista che sembra essere uscito dagli anni ’70“.
Nel frattempo, però, fa scalpore anche una grafica condivisa domenica da Francesco Maresca, assessore al Porto e candidato di Fdi, dopo il corteo degli antagonisti di sabato pomeriggio: “I vandali minacciano di morte? Me ne frego (scritto a caratteri cubitali, ndr), continuo a lavorare per Genova”. In un altro post, poi cancellato, si difendeva: “Io sono di centrodestra e sono contro le dittature, comunismo e fascismo, ma sono anche contro la dittatura mediatica su quali vocaboli si possono usare. Io sono per la libertà di parola, io sono per la libertà di espressione. Il bavaglio non lo metto”. Lo slogan, interpretato da alcuni come un riferimento al periodo fascista, è stato citato ieri dallo stesso D’Angelo e anche oggi in aula rossa da alcuni consiglieri dell’opposizione.
A scagliarsi contro l’esponente dem oggi sono soprattutto i leghisti, a cominciare dal segretario regionale e viceministro Edoardo Rixi: “Falce e martello sono il simbolo di un’ideologia che, nella storia, ha spesso soffocato la libertà in nome di una finta uguaglianza imposta dall’alto. Le parole di Simone D’Angelo del Pd che ha definito falce e martello simbolo di chi ha voluto la libertà risultano offensive nei confronti di tanti esuli della Dalmazia, testimoni dell’orrore delle foibe, che a Genova hanno trovato la vera libertà dopo aver vissuto sulla propria pelle le conseguenze di quel simbolo. Aldo ‘Bisagno’ Gastaldi, il partigiano d’Italia, d’altronde diceva che non combattiamo per sostituire un’occupazione con un’altra, un’oppressione con un’altra, un’ingiustizia con un’altra. Questa citazione sottolinea perfettamente la distanza tra la vera libertà e le ideologie oppressive come quella rappresentata da falce e martello”.
A Rixi si unisce Andrea Carratù, presidente uscente del Municipio Centro Est e candidato per il Consiglio comunale: “Le parole di Simone D’Angelo sono inaccettabili e rappresentano un insulto alla memoria di chi ha davvero combattuto per la libertà, senza piegarsi a ideologie che hanno oppresso interi popoli. La falce e martello non è un simbolo di libertà, ma di regimi totalitari che hanno calpestato diritti e dignità umana. D’Angelo ha dimenticato, forse volutamente, i milioni di vittime dei regimi comunisti in tutto il mondo”. Anche lui cita Gastaldi: “Gli uomini liberi sono quelli che non tradiscono la loro patria”.
“Il nervosismo di Simone D’Angelo conferma che abbiamo colpito nel segno, e ben due volte – attacca Ilaria Cavo, deputata di Noi Moderati e candidata vicesindaca del centrodestra -. Innanzitutto perché abbiamo dimostrato che Silvia Salis non è una candidata civica: evidentemente è diventato sempre più difficile farla passare come tale dopo che mi sono permessa di ricordare la foto della candidata immortalata con alle spalle falce e martello, e dopo che è stata attorniata, oltre che dai simboli, anche da tutti i vertici del Pd. Ma D’Angelo si è scomodato a citarmi in maniera aggressiva dal palco perché evidentemente il nostro ticket Piciocchi-Cavo come sindaco e vicesindaco proprio non va giù. Le donne con un ruolo, una voce, un sostegno di un’intera colazione proprio non le possono accettare. Caro D’Angelo, se io fossi un ufficiale di complemento, come mi hai definito, non ti saresti scomodato a citarmi quattro volte nel tuo intervento che altrimenti sarebbe stato vuoto e forse non avresti saputo cosa dire”.
Sulla questione falce e martello, poi, interviene l’Anpi di Genova che replica direttamente agli esponenti di Fratelli d’Italia con un lungo comunicato: “Furono oltre cinquantamila i partigiani che composero le Brigate Garibaldi promosse dal Pci clandestino, prevalentemente comunisti, ma insieme anche a socialisti, azionisti e cattolici come Aldo Gastaldi ‘Bisagno’. Innumerevoli furono i morti. Questo per ricordare che quel simbolo della falce e martello, che tanto sembra disturbare certi esponenti meloniani capaci solo di agitarsi evocando stagioni passate, come quella del terrorismo brigatista, che nulla hanno a che fare con la storia dei comunisti italiani, come conferma l’assassinio di Guido Rossa, è stato invece profondamente collegato alla storia democratica della repubblica italiana“.
Anpi ricorda invece “il ruolo svolto da certi esponenti della destra nei tentativi di golpe, con Borghese, alle stragi nere di piazza Fontana, di Peteano, di Brescia, dell’Italicus, della stazione di Bologna o dell’uccisione dell’agente Marino a Milano. Perché non ricordate quindi le riunioni fatte a Boccadasse per fare in Italia ciò che i golpisti fecero in Grecia? A pochi giorni dal 25 aprile impossibile non ricordare il comunista italiano Remo Scappini, presidente del Cln per la Liguria, nelle cui mani si arresero le forze tedesche al comando del generale Maihold. Dopo venti mesi di lotta dove certamente non solo i comunisti hanno pagato con la vita e hanno fatto la scelta di battersi contro i nazifascisti, oggi tante vie della nostra città li ricordano: Buranello, Fillak, Pieragostini, Stefanina Moro, Longhi, Spataro, Ricciotti, Livraghi, Thea Benedetti, Graziella Giuffrida e tanti e tanti altri non comunisti come Don Bobbio, Don Repetto, uccisi dai fascisti o Don Ciarafoni picchiato sempre da loro alla casa dello studente fino alla morte”.
L’associazione dei partigiani esprime quindi “massima solidarietà” a chi ricorda che il simbolo della falce e martello in Italia e altrove “è stato il simbolo di tanti che hanno voluto la libertà”, mentre “nel partito maggiore del campo avverso c’è un simbolo, una fiamma, che rappresenta la continuità ideologica col passato regime e la reazione isterica di due importanti esponenti locali di Fratelli d’Italia fa ben capire che quella fiamma, quella che arde sulla tomba di Mussolini a Predappio, per chi non lo ricordasse, è alla base di tutto il pensiero dell’estrema destra in Italia, anche se attualmente al governo. D’altronde visto il loro modo di pensare e di agire, mai li abbiamo sentiti dichiarare in modo aperto e sincero il loro antifascismo. Chi ha incarichi pubblici giura sulla Costituzione della Repubblica, che, come l’onorevole Aldo Moro ricordava, non potrà mai essere afascista, ma deve restare e resterà sempre antifascista, altrimenti non se ne capiscono le radici e lo spirito”.
Ulteriori mal di pancia in tema di antifascismo riguardano direttamente la candidata Silvia Salis che ieri, durante il suo intervento a chiusura del comizio con Schlein, ha citato un colloquio avuto poco prima con Giordano Bruschi, il partigiano Giotto: “Lui dice una cosa molto semplice e dirompente: Palazzo Tursi non vuole fascisti, non vuole persone che rinnegano il 25 aprile, che vanno da un’altra parte quando si celebra la Liberazione e hanno l’ardire di vantarsene”. L’avversario Pietro Piciocchi non ci sta: “Sono bastate due punture e tutta l’ennesima ipocrisia è crollata. E torna subito l’accusa di fascismo. Non permettiamo a nessuno di fare assurde accuse di questo genere, figlie della solita e stanca politica di sinistra e, dunque, della Salis”.
“Le dichiarazioni di Silvia Salis sono vergognose e indegne di chi aspira ad amministrare una grande città come Genova. Definire fascisti gli avversari politici non è solo un insulto inaccettabile, ma un evidente segnale di nervosismo e pochezza politica. Quando la sinistra non ha argomenti, grida al fascismo sperando di nascondere il nulla della propria proposta”, commenta Carlo Bagnasco, segretario regionale di Forza Italia. E ancora, il vicesegretario della Lega Liguria Alessio Piana col commissario genovese Renato Falcidia: “È il solito ritornello delle sinistre. Non avendo argomenti seri per contestare il candidato a sindaco per il centrodestra Pietro Piciocchi, la candidata a sindaco per il centrosinistra, che non ha ancora gettato la finta maschera di ‘civica’ ed è soltanto uno specchietto per le allodole, se ne esce col ‘partigiano Giotto’ e col terrore dei ‘fascisti’ alla guida della Città di Genova, di Regione Liguria e del Governo nazionale. Cosa abbia a che fare l’avvocato Piciocchi con il fascismo però non lo spiega”.