“Compro 200 tonnellate di pacchi di Amazon e li rivendo a 4 euro al chilo senza sapere cosa ci sia dentro, così fatturo 9,5 milioni all’anno. Non li spacchetto mai, ecco poi che fine fanno”: parla Roberto Zaltieri
- Postato il 25 marzo 2026
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- Di Il Fatto Quotidiano
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Che fine fanno i pacchi dei nostri resi degli acquisti online? A Castel Goffredo, in provincia di Mantova, c’è un’azienda che ha strutturato un intero modello di business attorno a queste giacenze. Roberto Zaltieri, 62 anni, è il titolare della Stock Italwear’s, un’impresa che nel 2025 ha registrato un fatturato di 9,5 milioni di euro acquistando e rivendendo merci esclusivamente a peso. In un’intervista rilasciata al Corriere della Sera, Zaltieri ha illustrato nel dettaglio i meccanismi logistici ed economici che regolano il mercato dell’invenduto, svelando le cifre dietro a un settore in forte espansione.
L’azienda ritira di tutto, “tranne il food: elettrodomestici, elettronica di consumo, casalinghi, scarpe, mobili, abbigliamento, cosmetici”, stipando gli articoli in 15.000 metri quadrati di magazzino e altri 12.000 in due centri logistici esterni. I fornitori includono catene fisiche e marchi, ma il volume principale è generato dai giganti dell’e-commerce. Con Amazon, in particolare, Zaltieri ha un contratto che lo obbliga a ritirare 200 tonnellate di confezioni sigillate in dodici mesi, composte da “eccedenze di magazzino, merce invenduta, resi, articoli obsoleti, mancati recapiti, consegne rifiutate”. La logica economica dell’operazione, come spiegato dall’imprenditore al Corriere, si basa interamente sul peso e sui grandi numeri: “Li ritiro a Bruxelles. Un Tir a settimana, con 33 bancali”, precisa Zaltieri, calcolando che “fanno 9.000 chili per volta”. Sul fronte delle spese, i pacchi chiusi vengono pagati “circa 3 euro al chilo, più Iva”, a cui bisogna aggiungere “2.000 euro di trasporto”. Conti alla mano, riassume il grossista, “ogni spedizione mi costa sui 30.000 euro”.
Una volta nei magazzini mantovani, la merce viene ceduta a “grossisti, outlet e ambulanti che non sanno che cosa stanno comprando” per un prezzo fisso di 4 euro al chilo, garantendo all’azienda un ricarico netto del 33 per cento. Oltre ai contratti continuativi, Zaltieri partecipa attivamente anche alle aste online di Amazon, un sistema in cui “vince il miglior offerente”. Questo canale parallelo gli permette di aggiudicarsi “altri 8 Tir al mese” carichi di prodotti provenienti da Italia, Spagna, Germania, Francia, Slovacchia e Croazia.
La caratteristica fondante dell’attività è che la merce non viene mai disimballata prima della vendita. Che si tratti di oggetti piccoli o ingombranti come lavatrici e frigoriferi, l’imprenditore è categorico: “Non li spacchetto mai. Vado solo a peso. Non voglio saperlo per principio. Se aprissi il pacco, diventerebbe un altro mestiere: il Gratta e vinci”. L’effetto sorpresa è scaricato interamente sugli acquirenti intermedi: “Il 90 per cento di quelli che comprano da me cercano la sorpresa. Non sai mai se ti andrà bene o ti andrà male”. I clienti finali (che comprano dagli ambulanti o nei mercati) arrivano a pagare i singoli pacchi chiusi “per cifre dai 5 ai 20 euro l’uno”. Tra i migliori clienti all’ingrosso di Zaltieri figura anche “il Baffo”, alias Roberto Da Crema, noto volto delle televendite.
Nonostante i 9,5 milioni di fatturato, l’imprenditore evidenzia diverse criticità legate al contesto macroeconomico. Un recente tentativo di espansione verso la vendita diretta al consumatore (B2C), con l’apertura di sette outlet fisici, si è concluso con cinque chiusure. Un ridimensionamento che Zaltieri imputa a fattori specifici: “La guerra in Ucraina, caro mio. Il 40 per cento del nostro fatturato viene dall’estero. Aggiunga la troppa concorrenza, l’online che ruba fette di mercato, i giovani”. Il motivo? “Non sono come noi. Non vogliono possedere nulla: né auto né abiti”, preferendo il noleggio o l’acquisto di capi vintage e di seconda mano. Una consapevolezza che lo porta a un’ammissione finale sul futuro della sua stessa azienda: “Guardi, nella mia vita ho affrontato infiniti cambiamenti, perché avevo la visione del futuro. Adesso capisco che dovrei cambiare di nuovo, ma non so come farlo”.
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